ROMA – In un Paese in cui le badanti superano le colf, non stupisce l’allarme sullo «spopolamento drammatico» lanciato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La fotografia emersa dalla sua audizione alla Commissione parlamentare sulla transizione demografica è nitida: l’Italia invecchia, si svuota, si frammenta.
Il Sud arretra, le aree interne si spengono, i giovani emigrano. E i numeri, definiti «spietati», raccontano una trasformazione che incide già su conti pubblici, crescita, sanità, pensioni. «Tutti conoscono il problema, ma la politica lo ha accantonato», accusa Giorgetti.
Il sorpasso delle badanti sulle colf
Segno eloquente, per la prima volta nel 2024 le badanti superano le colf. Lo dice l’Inps: 50,5% contro 49,5% su 817.403 lavoratori regolari, i…
ROMA – In un Paese in cui le badanti superano le colf, non stupisce l’allarme sullo «spopolamento drammatico» lanciato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La fotografia emersa dalla sua audizione alla Commissione parlamentare sulla transizione demografica è nitida: l’Italia invecchia, si svuota, si frammenta.
Il Sud arretra, le aree interne si spengono, i giovani emigrano. E i numeri, definiti «spietati», raccontano una trasformazione che incide già su conti pubblici, crescita, sanità, pensioni. «Tutti conoscono il problema, ma la politica lo ha accantonato», accusa Giorgetti.
Il sorpasso delle badanti sulle colf
Segno eloquente, per la prima volta nel 2024 le badanti superano le colf. Lo dice l’Inps: 50,5% contro 49,5% su 817.403 lavoratori regolari, in calo del 3% rispetto al 2023. Dal 2021 si sono persi, o finiti in nero, 158mila occupati. E quelli attuali invecchiano pure loro: il 44,3% ha più di 55 anni, uno su quattro supera i 60. Le donne sono l’89%, gli stranieri il 69%. «Tra le colf mancano tante iscrizioni: esistono zone grigie», osserva Maria Luisa Gnecchi, consigliera Inps. «Abbiamo persone vicine alla pensione con contributi da 200, 300 euro. Dobbiamo intervenire».
Sempre più over 65
Giorgetti rincara la dose. Snocciola numeri. I contribuenti over 65 sono ormai la metà di tutti quelli sotto i 65. Vent’anni fa erano il 41%. Gli under 45 sono scesi dal 41% al 31%. L’invecchiamento si riflette anche sul reddito: gli anziani oggi dichiarano il 35% del totale, contro il 24% del 2004. I più giovani sono scesi dal 37% al 23%. Intanto la popolazione studentesca cala: -5,2% in cinque anni. Riequilibrano gli stranieri.
Il Sud si svuota e i giovani se ne vanno
Il Mezzogiorno rischia di perdere 3,4 milioni di abitanti entro il 2050 e quasi 8 milioni entro il 2080. Nel 2024 la fecondità al Sud è scesa a 1,20 figli per donna. Il tasso annuo di spopolamento è del 4,8 per mille. A pesare è anche la mobilità interna: tra il 2022 e il 2023 il Sud ha perso 129mila residenti. Ma anche altrove le aree interne soffrono più delle città. E cresce il rischio di polarizzazione: i giovani si formano in Italia, ma lavorano altrove o trasferiscono la residenza in Paesi più attrattivi. «Non possiamo più accettare questo far west, serve una regia europea», avverte Giorgetti.
L’assegno unico per i figli funziona
Nel frattempo cresce la spesa pubblica per l’assegno unico, principale misura per sostenere la natalità. Nei primi quattro mesi del 2025 ha raggiunto 6 milioni di famiglie per oltre 9,6 milioni di figli, con una spesa di 6,5 miliardi. L’importo medio per figlio è di 167 euro: si scende a 57 per chi non presenta l’Isee, si sale a 224 per i redditi più bassi. Nell’intero 2024 sono stati spesi 19,8 miliardi.
Il family index
Anche le imprese iniziano a reagire. «La denatalità non è solo un tema sociale, è un rischio economico», avverte Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità. «Se un’azienda vuole attrarre giovani talenti, deve investire nel benessere familiare». Da qui nasce il Family Index, il primo indicatore che misura quanto un’azienda è davvero a misura di famiglia. Senza figli, l’Italia non regge.