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Sanità, arriva il soccorso del governo sul payback. Ma ora è rischio ingorgo in Parlamento

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Venerdì al Consiglio dei ministri il decreto economia. Sconto alle imprese che producono dispositivi medici. L’alert di Ciriani: tempi stretti per la conversione dei decreti prima della pausa estiva
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ROMA - Il governo è pronto a lanciare un salvagente alle aziende dei dispositivi medici alle prese con il payback. L’idea è alleggerire l’esborso che devono sostenere per lo sforamento dei tetti di spesa da parte delle Regioni. Il conto, quindi, si farà meno salato.

Dall’obiettivo alle risorse. A ieri sera sul tavolo dell’esecutivo c’erano 650 milioni. Lo sconto effettivo sarebbe pari a 470 milioni: lo Stato contribuirebbe con 350 milioni mentre le Regioni dovrebbero rinunciare a 120 milioni. Il resto (180 milioni) resterebbe in capo ai produttori.

Il condizionale è d’obbligo: il perimetro definitivo è legato all’esito delle interlocuzioni in corso in queste ore con la Corte dei conti sugli effetti di alcune sentenze che interverrebbero sul periodo 2015-2018. Se il fabbisogno dovesse aumentare, allora le risorse potrebbero essere spostate sul 2019-2024: in questo modo - spiegano fonti di maggioranza - si eviterebbe di vanificare l’impegno.

ROMA - Il governo è pronto a lanciare un salvagente alle aziende dei dispositivi medici alle prese con il payback. L’idea è alleggerire l’esborso che devono sostenere per lo sforamento dei tetti di spesa da parte delle Regioni. Il conto, quindi, si farà meno salato.

Dall’obiettivo alle risorse. A ieri sera sul tavolo dell’esecutivo c’erano 650 milioni. Lo sconto effettivo sarebbe pari a 470 milioni: lo Stato contribuirebbe con 350 milioni mentre le Regioni dovrebbero rinunciare a 120 milioni. Il resto (180 milioni) resterebbe in capo ai produttori.

Il condizionale è d’obbligo: il perimetro definitivo è legato all’esito delle interlocuzioni in corso in queste ore con la Corte dei conti sugli effetti di alcune sentenze che interverrebbero sul periodo 2015-2018. Se il fabbisogno dovesse aumentare, allora le risorse potrebbero essere spostate sul 2019-2024: in questo modo - spiegano fonti di maggioranza - si eviterebbe di vanificare l’impegno.

I dettagli saranno perfezionati a breve. Il governo, infatti, punta a inserire la norma sul payback nel decreto “Economia” atteso alla riunione del Consiglio dei ministri di venerdì pomeriggio. Lo sconto non sarà l’unica novità. Secondo quanto riferiscono fonti di governo a Repubblica, la misura prevederà anche un innalzamento del tetto della spesa pari allo 0,2% nel 2025. Per finanziare questo margine si utilizzerebbero circa 250 milioni della dote complessiva da 650 milioni.

L’esecutivo punta a replicare lo schema: l’idea è procedere con un aumento del tetto dello 0,2% annuo. A regime l’effetto payback verrebbe sterilizzato: al momento non ci sono le condizioni per procedere con l’abolizione del meccanismo introdotto nel 2015 per impedire che gli sforamenti delle Regioni gravassero interamente sulle casse dello Stato.

A confermare l’accelerazione è la deputata Ylenja Lucaselli, capogruppo per Fratelli d’Italia in commissione Bilancio: "Il governo, e fra tutti il ministro Giorgetti - dice - sa bene quanto la norma sul payback del 2015, voluta da Renzi, fosse ingiusta: siamo pronti a dare una risposta alle istanze degli imprenditori italiani coinvolgendo Regioni, imprese e governo e allo stesso tempo lavoriamo per modificare una normativa che sicuramente va cambiata”.

L’attesa è forte anche tra gli operatori del settore. "A causa del payback, migliaia di pazienti italiani potrebbero subire conseguenze dirette dalla mancanza di dispositivi medici, partendo dai ventilatori polmonari agli stent coronarici, dalle protesi ortopediche fino ai dispositivi per la dialisi”, sottolinea Sveva Belviso, presidente di Fifo-Confcommercio. Secondo l’associazione, le aziende a rischio fallimento sono più di 1.500. Circa 190mila gli addetti ai lavori che rischiano di perdere il posto.

La corsa contro il tempo del governo genera un effetto collaterale. Vale per il decreto “Economia” e per gli altri due provvedimenti (il decreto Sport e uno del ministero dell’Università) che sono stati inseriti in una prima bozza dell’ordine del giorno del Cdm.

Il rischio è avere poco tempo per convertire i provvedimenti in legge: circa 40 giorni rispetto ai 50 che in media servono per completare l’iter in Parlamento. Per evitare di far scadere i decreti a causa della pausa estiva, le Camere saranno chiamate agli straordinari nella prima settimana di agosto, l’ultima utile prima dello stop.

A porre la questione è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. La deadline per la presentazione dei decreti in Cdm era stata fissata a inizio giugno, ma l’appello non è stato raccolto dai colleghi.

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