Sugar tax, rinvio di sei mesi. Ma Forza Italia rilancia: “Va abolita”
di Giuseppe ColomboROMA - La sugar tax apre un caso nel governo. ll rinvio della tassa sulle bevande zuccherate è pronto: la norma che posticipa l’entrata in vigore di sei mesi compare nell decreto Economia atteso oggi pomeriggio sul tavolo del Consiglio dei ministri. Ma a Forza Italia non basta. Gli azzurri rilanciano. Vogliono la cancellazione dell’imposta.
A far scattare le scintille dentro la maggioranza è la bozza del provvedimento. Articolo 7: “Rinvio dell’imposta sul consumo delle bevande edulcorate”: l’introduzione della tassa slitta dal primo luglio di quest’anno al primo gennaio 2026. I forzisti escono allo scoperto quando capiscono che non c’è più niente da fare per un posticipo di “almeno un anno”, come Antonio Tajani aveva sollecitato negli scorsi giorni.
Quando al Cdm mancano poche ore è il responsabile nazionale del partito, Raffaele Nevi, a tornare alla carica: "Se non ci sono le coperture per rinviare la sugar tax di un anno ne prendiamo atto, ma è chiaro - dice a Repubblica - che ci de…
ROMA - La sugar tax apre un caso nel governo. ll rinvio della tassa sulle bevande zuccherate è pronto: la norma che posticipa l’entrata in vigore di sei mesi compare nell decreto Economia atteso oggi pomeriggio sul tavolo del Consiglio dei ministri. Ma a Forza Italia non basta. Gli azzurri rilanciano. Vogliono la cancellazione dell’imposta.
A far scattare le scintille dentro la maggioranza è la bozza del provvedimento. Articolo 7: “Rinvio dell’imposta sul consumo delle bevande edulcorate”: l’introduzione della tassa slitta dal primo luglio di quest’anno al primo gennaio 2026. I forzisti escono allo scoperto quando capiscono che non c’è più niente da fare per un posticipo di “almeno un anno”, come Antonio Tajani aveva sollecitato negli scorsi giorni.
Quando al Cdm mancano poche ore è il responsabile nazionale del partito, Raffaele Nevi, a tornare alla carica: "Se non ci sono le coperture per rinviare la sugar tax di un anno ne prendiamo atto, ma è chiaro - dice a Repubblica - che ci deve essere l’impegno ad abolire questa tassa ingiusta, una vera e propria spada di Damocle per le imprese del settore”. Da qui l’avviso agli alleati: “La sugar tax non deve entrare in vigore nel 2026”. L’obiettivo è abrogare la tassa in autunno, con la legge di bilancio.
Nel frattempo, lo Stato deve aprire il portafoglio per finanziare il rinvio: 142 milioni quest’anno, a cui si aggiungono 12,7 milioni nel 2027 e 1 milione l’anno successivo. E sono proprio le ragioni di cassa a frenare la proposta di FI: la scadenza al primo luglio 2026 costerebbe circa 300 milioni.
Un esborso che fonti di governo definiscono "insostenibile” anche a fronte di altre spese previste dal decreto. A iniziare da quelle per il payback sui dispositivi medici. Gli importi definitivi saranno inseriti a ridosso della riunione in programma a Palazzo Chigi alle 16, ma è certo che saranno impiegate risorse pubbliche per aiutare le imprese del settore a coprire i costi che devono sostenere per ripagare lo sforamento del tetto di spesa da parte delle Regioni.
A ieri sera, il costo a carico dello Stato era quantificato in 360 milioni per il periodo 2015-2018. Non ci sarà, invece, l’innalzamento del tetto (l’ipotesi più accreditata fino a due giorni fa era un margine aggiuntivo dello 0,2%): la misura dovrebbe essere inserita nella manovra.
Nel menù del decreto Economia c’è anche l’Iva agevolata per la compravendita delle opere d’arte. La misura è stata voluta fortemente dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, per andare incontro alle richieste avanzate da tempo da galleristi, collezionisti e mercanti d’arte che chiedono di allineare il regime fiscale italiano a quello di Paesi come la Francia e la Germania, dove l’aliquota è pari rispettivamente al 5,5% e al 7%. Il superamento del cosiddetto regime del margine ridurrà l’aliquota dal 22% al 5% (dal 10% al 5% se a vendere o a comprare è l’artista o i suoi eredi).