ROMA - Addio alla decontribuzione per le madri lavoratrici con due figli. Si cambia. L’aiuto del governo Meloni diventa un bonus: 40 euro netti al mese. I soldi arriveranno in un’unica soluzione a dicembre. In tutto, quindi, 480 euro. Per riceverli bisognerà fare domanda all’Inps. Una novità dato che l’esonero contributivo implicava una comunicazione al datore di lavoro.
Non cambia la platea
Con una norma inserita nel decreto Economia, che ieri ha ricevuto il via libera del Consiglio dei ministri, l’esecutivo mette mano all’impianto adottato con l’ultima manovra. La disposizione rinvia la decontribuzione al 2026 e per quest’anno la rimpiazza, quindi, con la novità del bonus. Non cambia, invece, la platea: il sostegno economico andrà a dipendenti, autonome e professioniste. Fuori colf…
ROMA - Addio alla decontribuzione per le madri lavoratrici con due figli. Si cambia. L’aiuto del governo Meloni diventa un bonus: 40 euro netti al mese. I soldi arriveranno in un’unica soluzione a dicembre. In tutto, quindi, 480 euro. Per riceverli bisognerà fare domanda all’Inps. Una novità dato che l’esonero contributivo implicava una comunicazione al datore di lavoro.
Non cambia la platea
Con una norma inserita nel decreto Economia, che ieri ha ricevuto il via libera del Consiglio dei ministri, l’esecutivo mette mano all’impianto adottato con l’ultima manovra. La disposizione rinvia la decontribuzione al 2026 e per quest’anno la rimpiazza, quindi, con la novità del bonus. Non cambia, invece, la platea: il sostegno economico andrà a dipendenti, autonome e professioniste. Fuori colf e badanti.
Resta invariato anche il requisito Isee: l’asticella non potrà superare i 40 mila euro. Immutato anche il requisito anagrafico dei figli: il sostegno verrà concesso alle donne lavoratrici fino al compimento del decimo anno del secondo figlio.
Aggiunti 180 milioni
Le novità non finiscono qui. "Abbiamo incrementato le risorse a disposizione, alla legge di bilancio che stanziava 300 milioni ne abbiamo aggiunti 180 e arriviamo così a 480 milioni”, annuncia la ministra del Lavoro, Marina Calderone, durante la conferenza stampa al termine del Cdm.
Le risorse aggiuntive ampliano la platea delle beneficiarie con tre o più figli e fino al mese di compimento del diciottesimo anno del figlio più piccolo. A ricevere il sostegno per la prima volta saranno le lavoratrici con contratto a tempo determinato, le autonome e le professioniste (anche iscritte alle Casse di previdenza).
Anche loro riceveranno il bonus da 480 euro a dicembre. Per chi ha un contratto a tempo indeterminato resta invece in vigore l’esonero totale dei contributi previdenziali fino a 3mila euro annui: la decontribuzione andrà avanti fino al 31 dicembre 2026.
Lega insoddisfatta
Le modifiche al bonus mamma si inseriscono nella lunga lista delle micro-norme che compaiono nel decreto omnibus.
Dentro il provvedimento finisce il rinvio della sugar tax: la tassa sulle bibite zuccherate non scatterà più il primo luglio. Ma lo slittamento di sei mesi, al primo gennaio 2026, non soddisfa Lega e Forza Italia. "Ora al lavoro per cancellare una tassa ingiusta e dannosa, solo un governo ideologico come quello composto da Pd e 5 stelle poteva partorire una simile follia”, dicono fonti del Carroccio.
Nel pacchetto fiscale entra anche il taglio dell’Iva, dal 22% al 5%, sulle transazioni delle opere d’arte. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, festeggia: "Missione compiuta, è un risultato storico”.
Con il decreto arriva anche uno sconto all’esborso che le imprese dei dispositivi medici devono sostenere per lo sforamento dei tetti di spesa da parte delle Regioni. Lo Stato mette sul piatto 360 milioni, ma le aziende del settore non sono soddisfatte.
Il contributo delle Regioni
"Il decreto ignora il contributo economico delle Regioni, uniche vere responsabili dello sforamento, la rateizzazione del pagamento per le imprese e l’inserimento di una franchigia di 5 milioni a tutele delle pmi”, dichiara Sveva Belviso, presidente di Fifo-Confcommercio.
Alle province e alle Città metropolitane vengono restituiti i 350 milioni che erano stati spostati sul finanziamento di alcune opere ferroviarie del Pnrr. I fondi potranno essere utilizzati per la manutenzione delle strade e la messa in sicurezza di ponti, viadotti e gallerie. Le risorse saranno però soggette a controlli: il governo vuole monitorare l’avanzamento della spesa.