Metalmeccanici in sciopero. La questura: rischio denuncia penale
di Giuseppe Baldessarro , Valentina ConteROMA – Un milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori metalmeccanici senza contratto da oltre un anno. Quaranta ore di sciopero da inizio vertenza. Ieri nuovo stop di otto ore in tutta Italia. Ma la notizia diventa all’improvviso un’altra. Gli scioperanti di Bologna rischiano la denuncia penale per blocco stradale. Sarebbe la prima applicazione del nuovo decreto Sicurezza del governo Meloni.
Le voci dal corteo
«Ci denunciano? Pazienza, abbiamo dei bravi legali», dice Primo Sacchetti, segretario organizzativo della Fiom Emilia-Romagna, che ha guidato il corteo con megafono in mano, aprendo la manifestazione. Diecimila metalmeccanici arrivati da tutta la Regione hanno sfilato pacificamente, «nel segno della collaborazione», sottolineano Cgil, Cisl e Uil. Nessuna tensione, nessun disordine. Solo il passaggio sulla tangenziale non previsto formalmente. «Mi denunciassero pure. Ne valeva comunque la pena», chiude Sacchetti.
ROMA – Un milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori metalmeccanici senza contratto da oltre un anno. Quaranta ore di sciopero da inizio vertenza. Ieri nuovo stop di otto ore in tutta Italia. Ma la notizia diventa all’improvviso un’altra. Gli scioperanti di Bologna rischiano la denuncia penale per blocco stradale. Sarebbe la prima applicazione del nuovo decreto Sicurezza del governo Meloni.
Le voci dal corteo
«Ci denunciano? Pazienza, abbiamo dei bravi legali», dice Primo Sacchetti, segretario organizzativo della Fiom Emilia-Romagna, che ha guidato il corteo con megafono in mano, aprendo la manifestazione. Diecimila metalmeccanici arrivati da tutta la Regione hanno sfilato pacificamente, «nel segno della collaborazione», sottolineano Cgil, Cisl e Uil. Nessuna tensione, nessun disordine. Solo il passaggio sulla tangenziale non previsto formalmente. «Mi denunciassero pure. Ne valeva comunque la pena», chiude Sacchetti.
La tangenziale occupata
La manifestazione parte poco dopo le 9.30. La direzione è chiara fin da subito: ingresso di San Lazzaro. La Digos si oppone, i sindacati insistono. Dopo mezz’ora di trattativa lungo via Stalingrado, arriva il via libera di fatto: «Noi non interveniamo, ma state commettendo un reato. Avete 45 minuti di tempo, da uscita a uscita».
Il corteo parte, ordinato, senza fumogeni. All’uscita dalla tangenziale arriva la prima nota della Questura, quella con la minaccia di denuncia. Scoppia il caos. Dopo due ore nuovo comunicato, quasi una retromarcia: «I comportamenti saranno riferiti all’autorità giudiziaria per le valutazioni di legge». Nessuna denuncia personale, per ora. Troppi da identificare.
Il caso politico
La protesta sindacale si trasforma però in caso politico. La segretaria del Pd Elly Schlein accusa il governo di voler «silenziare il grido dei lavoratori». Angelo Bonelli (Avs) parla di «criminalizzazione del dissenso». Il Movimento 5 Stelle denuncia un «colpo durissimo alla democrazia». Nicola Fratoianni (Avs) attacca: «Si vuole sbattere in carcere chi manifesta pacificamente. Gli operai sono i veri patrioti».
Duro anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: «Siamo davvero in un Paese che va all’indietro. Si vogliono processare uomini e donne che lavorano, pagano le tasse e tengono in piedi il Paese. Anziché la riapertura delle trattative, la notizia sono le denunce».
La vertenza aperta da un anno
Il contratto dei metalmeccanici è scaduto da oltre un anno. Federmeccanica e le altre controparti industriali si sono progressivamente allontanate dal tavolo. Da qui la mobilitazione di Fim, Fiom e Uilm: otto ore di sciopero generale, cortei e presidi a Napoli, Torino, Genova, Marghera e in decine di altre città.
«Il Paese si è fermato», scrivono in una nota le segreterie unitarie guidate da Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella. Adesione media al 70%, con punte del 90-100% in molte fabbriche: Fincantieri, Electrolux, Leonardo, Moto Guzzi, Bosch, Tenaris, Nuovo Pignone. Ma per Federmeccanica e Assistal «adesione solo al 20%».
Le richieste dei sindacati e il no dei datori
Obiettivo: ottenere aumenti salariali (280 euro lordi sui minimi), ridurre l’orario, rafforzare salute, sicurezza e formazione, stabilizzare i precari. «Come è avvenuto per le cooperative metalmeccaniche, dove il contratto è stato già rinnovato». Ma il punto è proprio qui: «Serve volontà negoziale. Da Federmeccanica non è arrivata».
Rispondono gli industriali: «Trattative interrotte dai sindacati il 12 novembre: hanno scelto la strada del conflitto. I dipendenti intanto a giugno riceveranno gli adeguamenti all’inflazione e 200 euro di benefit netti». Oggi le parti si incontreranno al ministero del Lavoro, dove la ministra del Lavoro Marina Calderone ha convocato un tavolo per far ripartire i negoziati.