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Enzo Cheli: “Dopo Bologna, il dissenso è criminalizzato. Parola alla Consulta sulla sicurezza”

Enzo Cheli, ex giudice costituzionale 
Parla il costituzionalista, ex presidente dell’Agcom: “In occasione della manifestazione dei metalmeccanici, sboccia il primo frutto avvelenato delle nuove norme sull’ordine pubblico. La legge è incostituzionale, ora la Corte deve pronunciarsi”
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A BOLOGNA – dice Enzo Cheli, ex giudice costituzionale ed ex presidente dell’Agcom - «è sbocciato il primo frutto avvelenato del decreto Sicurezza, ora convertito nella legge 80».

Perché, presidente?
«Siamo alle prove tecniche di un proposito molto grave, come è la criminalizzazione del dissenso».

Una novità assoluta.
«In 80 anni di vita repubblicana, il dissenso si è manifestato in forme libere quando si è tenuto dentro i confini della non violenza. Ora la nuova legge stravolge finanche la lettura della occupazione abusiva».

Detto in parole semplici?
«Prima l’occupazione abusiva era una violazione amministrativa. Ora è classificata come un reato grave, punibile fino a 2 anni di reclusione. Ne sono sconvolto».

Identificazioni degli operai? Confido nella ragionevolezza degli agenti e dei magistrati

Le forze dell’ordine potrebbero identificare i manifestanti che hanno invaso la Tangenziale.
«In queste ore, in assenza di incidenti a Bologna, dobbiamo confidare nella ragionevolezza degli …

A BOLOGNA – dice Enzo Cheli, ex giudice costituzionale ed ex presidente dell’Agcom - «è sbocciato il primo frutto avvelenato del decreto Sicurezza, ora convertito nella legge 80».

Perché, presidente?
«Siamo alle prove tecniche di un proposito molto grave, come è la criminalizzazione del dissenso».

Una novità assoluta.
«In 80 anni di vita repubblicana, il dissenso si è manifestato in forme libere quando si è tenuto dentro i confini della non violenza. Ora la nuova legge stravolge finanche la lettura della occupazione abusiva».

Detto in parole semplici?
«Prima l’occupazione abusiva era una violazione amministrativa. Ora è classificata come un reato grave, punibile fino a 2 anni di reclusione. Ne sono sconvolto».

Identificazioni degli operai? Confido nella ragionevolezza degli agenti e dei magistrati

Le forze dell’ordine potrebbero identificare i manifestanti che hanno invaso la Tangenziale.
«In queste ore, in assenza di incidenti a Bologna, dobbiamo confidare nella ragionevolezza degli agenti e dei magistrati».

Ne invoca la clemenza?
«Le nuove norme, peraltro incostituzionali a mio parere, sono applicate per la prima volta. Non è saggio forzarne i termini. Poi i manifestanti erano 10.000».

Tanti.
«Saranno identificati tutti e 10.000? Soltanto alcuni? I metalmeccanici hanno tenuto una condotta pacifica. Non c’è ragione di comprimere il loro diritto al dissenso e allo sciopero».

Le riunioni pacifiche possono creare un disagio. Ma un ingorgo del traffico non costituisce una violazione dell’ordine pubblico

Il ministro Salvini spiega che non è in discussione il diritto al dissenso. Chi però invade una Tangenziale o una ferrovia commette un reato.
«Le riunioni pacifiche possono creare un disagio. Questo, per certi versi, è inevitabile. Ma ritardi o ingorghi del traffico non costituiscono una violazione dell’ordine pubblico. Proprio no».

Galeazzo Bignami, presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, dice che le forze dell’ordine non sono intervenute per bloccare lo sconfinamento nella Tangenziale.
«Parole benevole, corrette. La manifestazione non ha forzato un cordone. Dunque si è mossa - dice Bignami - con il tacito consenso degli agenti».

Le norme sono incostituzionali, lei osserva. Si augura un rapido intervento della Consulta?
«Sì. La Costituzione, articolo 17, dice che i cittadini hanno diritto a riunirsi pacificamente e senza armi. La Corte dovrà dirci ora se questo diritto è compresso in nome di una idea malsana di sicurezza».

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