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Il mondo teme la chiusura dello stretto di Hormuz: “Petrolio verso quota 100”

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Rischio di shock in caso di stop alle navi. Se invece l’Iran si modera rialzi contenuti e gestibili da imprese e mercati
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L’attacco americano all’Iran annunciato sabato sera da Trump avrà un impatto anche sui mercati finanziari. In particolare sul prezzo del petrolio perché una delle risposte del regime di Khamenei potrebbe essere la chiusura dello stretto di Hormuz, tra Iran e Oman, attraverso cui transitano 20 milioni di barili di petrolio ogni giorno e il 20% delle forniture di gas liquefatto.

Al momento non ci sono segnali di una interruzione dei trasporti attraverso Hormuz, né di attacchi alle infrastrutture americane nel Golfo Perisco, ma tutti gli analisti prevedono che alla ripresa delle contrattazioni del petrolio il prezzo aprirà in rialzo di 3-5 punti percentuali.

L’ipotesi trattativa

Il prezzo del Brent è cresciuto del 18% dallo scorso 10 giugno rag…

L’attacco americano all’Iran annunciato sabato sera da Trump avrà un impatto anche sui mercati finanziari. In particolare sul prezzo del petrolio perché una delle risposte del regime di Khamenei potrebbe essere la chiusura dello stretto di Hormuz, tra Iran e Oman, attraverso cui transitano 20 milioni di barili di petrolio ogni giorno e il 20% delle forniture di gas liquefatto.

Al momento non ci sono segnali di una interruzione dei trasporti attraverso Hormuz, né di attacchi alle infrastrutture americane nel Golfo Perisco, ma tutti gli analisti prevedono che alla ripresa delle contrattazioni del petrolio il prezzo aprirà in rialzo di 3-5 punti percentuali.

L’ipotesi trattativa

Il prezzo del Brent è cresciuto del 18% dallo scorso 10 giugno raggiungendo 79,04 dollari lo scorso giovedì, il picco degli ultimi 5 mesi. Poi venerdì le quotazioni sono scese quando Trump ha detto che concedeva due settimane all’Iran per trattare.

«Molto dipende dalla risposta dell’Iran nelle prossime ore e giorni - ha detto Saul Kavonic, analista della Mst Marquee di Sydney - ma il rischio è di mettersi su un sentiero che porta il prezzo del petrolio verso i 100 dollari al barile». «Con una chiusura di Hormuz rischiamo una grave crisi: una tale situazione non si vedeva dagli anni ‘70, dalla Guerra del Kippur», dice Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli.

Se però la reazione dell’Iran non fosse così violenta il prezzo del petrolio, dopo una fiammata iniziale. potrebbe anche stabilizzarsi. Le riserve di greggio sono alte, oltre i 200 milioni di barili e potrebbero aumentare dopo che l’Opec+ ha deciso di incrementare la produzione.

ENERGIA. Fiammata per le bollette
e l’inflazione rialzerà la testa

E adesso le famiglie e le imprese tremano all’idea di una nuova fiammata per le bollette di luce e gas. L’ultimo choc risale a gennaio 2025 quando 15 miliardi di metri cubi di gas hanno smesso di viaggiare dalla Russia all’Europa, attraverso l’Ucraina. Il pronostico parlava di un aumento del 30% sia per il gas sia per il metano lungo l’anno. Ora si teme un nuovo impatto soprattutto se l’Iran bloccherà Hormuz. Al di là dell’incognita stretto, l’associazione Unimpresa prevede un aumento dell’0,8% nei prezzi qui in Italia qualora la guerra Israele-Iran si prolunghi altri tre mesi. Le famiglie pagheranno di più alla pompa di benzina, ma anche per i beni di prima necessità: gli autotrasportatori d’altra parte spenderanno tanto per trasportare gli alimentari (dal pane al latte). Infine un’azienda di piccole o medie dimensioni - «con consumi energetici e termici rilevanti» - riceverà bollette più pesanti («tra i 4.000 e i 6.000 euro al mese»). Alimentare, metallurgia, meccanica, ceramica i settori più esposti.

MERCATI. La Borsa di Tel Aviv festeggia
capitali verso oro e dollaro

Il primo impatto sui mercati finanziari dell’attacco di Trump contro l’Iran si è avuto sulla borsa israeliana e su quelle del Golfo Persico. Le azioni a Tel Aviv hanno toccato il massimo storico. L’indice TA-125 scambiava in rialzo dell’1,77% domenica sull’idea che l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto possa portare più velocemente a una soluzione abbassando il rischio nucleare legato a Teheran. E anche i listini dell’Arabia Saudita, del Qatar e del Bahrain sono cresciuti seppur marginalmente. Ma l’aumento dell’incertezza a livello globale potrebbe portare a un calo delle Borse lunedì alla riapertura e a una fuga di capitali verso i rifugi del dollaro e dell’oro. «Se i capitali vanno verso la sicurezza i rendimenti dei titoli di Stato dovrebbero scendere e il dollaro rafforzarsi», dice Steve Sosnick, strategist di Ibkr. Ma i tassi di interesse reagiranno anche alla possibilità che un rialzo del prezzo del petrolio possa riportare su l’inflazione ritardando il percorso di discesa recentemente indicato da Powell.

VIAGGI. Dubai, i voli tornano indietro
anche Siria e Iraq a rischio

Il volo della British Airways è partito da Londra Heathrow alle 21:53 di sabato, destinazione Dubai. Nove ore dopo i passeggeri si sono ritrovati a Zurigo. Quando era già entrato nei cieli dell’Arabia, il veivolo è tornato indietro. Stessa scelta per un altro aereo della British che ha provato a raggiungere Dubai via Egitto, prima di rientrare a Londra. In tempi di guerra, gli aeromobili partono, ma possono cambiare il piano di volo. È successo a British, come a Singapore. Altre destinazioni a rischio sono Doha (Qatar) e il Bahrain. Già dal 13, d’altra parte, gli spazi aerei di Iran e Iraq sono chiusi, quello siriano è giudicato a rischio. Gli aerei deviano verso Afghanistan (con i transiti aumentati del 500%) e Arabia (più 100%). Per volare da Dubai a Mosca, servono così 7 ore invece di 5. Infine gli armatori pregano perché l’Iran non chiuda Hormuz. Il blocco negherebbe alle navi di Msc (Aponte), Maesrk, Cma-Cmg gli approdi in Arabia, Emirati, Kuwait.

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