Perché chiudere lo Stretto di Hormuz è un suicidio per l’Iran (c’entra anche la Cina)
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO – “La comunità internazionale faccia di più per impedire che l'instabilità regionale abbia un impatto più significativo sullo sviluppo economico mondiale”, dice la diplomazia a Pechino, sottolineando l'importanza del Golfo Persico e delle acque circostanti per il commercio internazionale. Tradotto: la Cina teme sempre più, di ora in ora, che Teheran possa bloccare lo Stretto di Hormuz, come ha già minacciato di fare. Sarebbe un grave colpo per l’approvvigionamento e la sicurezza energetica di Pechino. E pure del resto dell’Asia.
Il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane finisce a Pechino utilizzando stratagemmi per aggirare le sanzioni. Se quel petrolio non arrivasse più sarebbe un danno per la Cina, ma in qualche modo supera…
PECHINO – “La comunità internazionale faccia di più per impedire che l'instabilità regionale abbia un impatto più significativo sullo sviluppo economico mondiale”, dice la diplomazia a Pechino, sottolineando l'importanza del Golfo Persico e delle acque circostanti per il commercio internazionale. Tradotto: la Cina teme sempre più, di ora in ora, che Teheran possa bloccare lo Stretto di Hormuz, come ha già minacciato di fare. Sarebbe un grave colpo per l’approvvigionamento e la sicurezza energetica di Pechino. E pure del resto dell’Asia.
Il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane finisce a Pechino utilizzando stratagemmi per aggirare le sanzioni. Se quel petrolio non arrivasse più sarebbe un danno per la Cina, ma in qualche modo superabile, secondo gli analisti. Ma Pechino – maggior importatore mondiale di petrolio – non compra solamente dall’Iran (il 15% delle sue importazioni totali), ma lo fa, in maniera massiccia, da altri Paesi della regione come ad esempio l’Arabia Saudita, il più grande fornitore di greggio della Cina dopo la Russia, o l'Oman. Ogni anno centinaia di miliardi di dollari in petrolio e gas vengono trasportati attraverso lo Stretto verso la Cina dai Paesi del Golfo.
Secondo i dati della società Kpler, la Cina acquista un terzo di tutto il petrolio proveniente dal Golfo. Oltre il 25% delle importazioni di gas naturale liquefatto della Cina lo scorso anno proveniva dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti. Per questo un blocco di Hormuz sarebbe doloroso. La Us Energy Information Administration (Eia) ha stimato che nel 2024 l'84% del petrolio greggio e l'83% del gas naturale liquefatto transitati attraverso lo Stretto di Hormuz erano destinati ai mercati asiatici. Cina, India, Giappone e Corea del Sud le principali destinazioni.
Lo scorso anno la Cina ha importato complessivamente circa 11,1 milioni di barili di petrolio al giorno. E nel primo trimestre di quest’anno le importazioni cinesi attraverso lo Stretto di Hormuz sono state di 5,4 milioni di barili al giorno, mentre l'India e la Corea del Sud hanno importato rispettivamente 2,1 milioni e 1,7 milioni di barili al giorno, sempre secondo le stime dell'Eia. In confronto, nello stesso periodo, gli Stati Uniti e l'Europa hanno importato rispettivamente solo 400mila e 500mila barili al giorno. Da qui l’appello di Pechino circa “l'importanza del Golfo Persico e delle acque circostanti per il commercio internazionale”.
Pure il segretario di Stato Usa Marco Rubio, in un’intervista alla Fox, ha invitato la Cina a fare pressioni sull’Iran affinché Teheran non chiuda lo Stretto: “Esorto il governo cinese a contattarli al riguardo, perché dipendono fortemente dallo stretto di Hormuz per il loro petrolio”. Gli acquisti cinesi di greggio iraniano stavano diminuendo, in ogni caso, anche prima dell’ultimo conflitto. Nel settembre 2024 l'Iran ha esportato 2,4 milioni di barili di greggio al giorno, di cui 1,6 milioni destinati alla Cina. Ad aprile le spedizioni iraniane erano scese a 2,1 milioni di barili al giorno, di cui 740.000 destinati alla Cina.
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Secondo Bloomberg, alcuni economisti hanno però "ampiamente minimizzato le ripercussioni economiche immediate per la Cina derivanti dall'aumento dei prezzi del greggio, visto l'impegno decennale di Pechino nel settore delle energie rinnovabili, le sue riserve strategiche di petrolio e la possibilità di rifornirsi da venditori come la Russia".