Il documento. Un dossier sull’emergenza petrolio sul tavolo di Meloni: quanto è importante Hormuz
di Giuseppe ColomboROMA - Una fiammata dello spread. Su, fino a 172 punti base. Più di settanta gradini rispetto al livello registrato negli ultimi giorni. Il prezzo del petrolio in forte risalita: 127 dollari per un barile di Brent. Gas sotto stress: il metano toccherebbe quota 41 euro per megawattora sul mercato europeo del Ttf. Tutto in 48 ore. Ecco lo scenario che l’Italia si troverebbe davanti se le autorità iraniane chiudessero lo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo di circa 33 chilometri che collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman. Sono gli analisti dei Servizi e della Farnesina a mettere nero su bianco “l’impatto immediato sui mercati finanziari” del blocco, come si legge in un documento che Repubblica ha potuto consultare.
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ROMA - Una fiammata dello spread. Su, fino a 172 punti base. Più di settanta gradini rispetto al livello registrato negli ultimi giorni. Il prezzo del petrolio in forte risalita: 127 dollari per un barile di Brent. Gas sotto stress: il metano toccherebbe quota 41 euro per megawattora sul mercato europeo del Ttf. Tutto in 48 ore. Ecco lo scenario che l’Italia si troverebbe davanti se le autorità iraniane chiudessero lo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo di circa 33 chilometri che collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman. Sono gli analisti dei Servizi e della Farnesina a mettere nero su bianco “l’impatto immediato sui mercati finanziari” del blocco, come si legge in un documento che Repubblica ha potuto consultare.
Il testo, composto da tre pagine, è datato 22 giugno. È domenica. Dall’offensiva americana contro Teheran sono passate poche ore. Alla riunione in videoconferenza tra la premier Giorgia Meloni, i ministri interessati dal dossier e i vertici dell’intelligence si discute degli scenari più complessi.
Il paper fa da bussola. Ricorda innanzitutto perché i danni economici possono essere importanti. La ragione è il carattere strategico di quello che viene definito “il principale choke point (stretto ndr) energetico globale, con oltre 20 milioni di barili di greggio al giorno (circa il 25% delle esportazioni mondiali via mare) in transito”.
Lo scenario
Con la chiusura dello Stretto verrebbero a mancare quantità ingenti di petrolio. Meno offerta, prezzi in aumento. Tra gli effetti immediati figura anche un incremento vertiginoso delle assicurazioni navali: i premi nel Golfo crescerebbero del +350% sulla scia dei timori per una escalation militare. E poi, ancora, contraccolpi per il commercio: più di 200 cisterne bloccate e 14 miliardi di dollari di cargo fermi.
Nella sezione "Impatto macroeconomico per area geografica” (Stati Uniti, Unione europea, India e Cina) emergono altri elementi di vulnerabilità. Come le tensioni sul Gnl del Qatar. Un problema per l’Italia che da lì importa grandi quantità di gas liquefatto. Ecco perché fonti di governo spiegano che si sta già mettendo in conto di sostituirle.
Guardando al documento nel suo insieme, la paura di uno shock economico ha un nome: l’inflazione da costi energetici. Viene citata due volte. Anche nella sezione del documento intitolata “Punti di attenzione per gli stakeholders istituzionali”: l’escalation dei prezzi imporrebbe l’aggiornamento degli scenari macroeconomici di quest’anno. Non solo. Tra le indicazioni figurano “la verifica di contratti, coperture e rotte” della filiera assicurativa e di quella della logistica. Un altro tema sensibile è “l’esposizione di portafoglio”. Il suggerimento recita così: “Stress test sui settori energivori e titoli shipping (merci ndr)”.
I danni sarebbero rilevanti anche per gli Stati Uniti, che dovrebbero mettere in conto interventi di emergenza come l’apertura dei serbatoi della “Strategic Petroleum Reserve”, la più grande riserva mondiale di petrolio. Nel conto figura anche un’impennata dei prezzi dei carburanti e una più generale tensione inflattiva. Previsto anche un rafforzamento del dollaro come asset rifugio.
In Cina, invece, l’indice Hang Seng scenderebbe del 4,1%. Pechino dovrebbe avviare “acquisti record di emergenza dalla Russia via terra” e fronteggiare prezzi industriali in rialzo, oltre al rischio di uno stop del manifatturiero nella provincia di Guangdong.