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Centrali a carbone dormienti per due anni. Il governo pronto a trattare con Enel

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Il piano allo studio del ministero dell’Ambiente prevede di mettere in stand-by gli impianti di Brindisi e Civitavecchia: la produzione ripartirà in caso di emergenza gas. Sul tavolo l’ipotesi della nazionalizzazione
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ROMA - Le centrali a carbone non saranno smantellate a dicembre. Resteranno dormienti per altri due anni. Pronte a bruciare ancora se l’Italia dovesse trovarsi a corto di gas. Uno scenario che implicherebbe il ricorso al fossile per assicurare l’energia elettrica a famiglie e imprese.

Ecco il piano del governo. L’obiettivo del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, è chiudere la road map entro l’estate, in tempo utile per rivedere le autorizzazioni integrate ambientali (Aia) degli impianti Enel di Brindisi e Civitavecchia che scadono a fine anno.

Cosa prevede il piano del governo sulle centrali a carbone

Sarà cancellata la prescrizione che impone lo stop alla produzione di carbone a partire dal 31 dicembre. In questo modo, infatti, le centrali potranno essere messe a riserva e riattivate a in caso di necessità. Era già successo subito dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, quando l’Italia si ritrovò alle prese con un ammanco di metano a causa della contrazione delle impor…

ROMA - Le centrali a carbone non saranno smantellate a dicembre. Resteranno dormienti per altri due anni. Pronte a bruciare ancora se l’Italia dovesse trovarsi a corto di gas. Uno scenario che implicherebbe il ricorso al fossile per assicurare l’energia elettrica a famiglie e imprese.

Ecco il piano del governo. L’obiettivo del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, è chiudere la road map entro l’estate, in tempo utile per rivedere le autorizzazioni integrate ambientali (Aia) degli impianti Enel di Brindisi e Civitavecchia che scadono a fine anno.

Cosa prevede il piano del governo sulle centrali a carbone

Sarà cancellata la prescrizione che impone lo stop alla produzione di carbone a partire dal 31 dicembre. In questo modo, infatti, le centrali potranno essere messe a riserva e riattivate a in caso di necessità. Era già successo subito dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, quando l’Italia si ritrovò alle prese con un ammanco di metano a causa della contrazione delle importazioni di metano dalla Russia.

Le centrali a carbone in Italia 

Ora la soluzione verrà riproposta sulla scia dell’incertezza generata dalle tensioni internazionali. Scongiurato, almeno per il momento, il blocco dello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo da cui transita il Gnl del Qatar, l’attenzione dell’esecutivo sulle forniture resta comunque alta.

Enel e governo, le opzioni per l’intesa

Definito l’obiettivo, ora il governo è pronto a sedersi al tavolo con Enel per arrivare a una soluzione condivisa. Le opzioni sul tavolo sono due. La prima è che sia il Gse, il Gestore dei servizi energetici, a coprire i costi di gestione degli impianti. Tra quest’ultimi figurano quelli per il personale dedicato alle attività necessaria a tenere le centrali in stand-by.

Un esempio: il carbone deve essere movimentato per evitare la combustione spontanea. La gestione è simile a quella di un’acciaieria: gli impianti non si possono spegnere e riaccendere. Fonti del ministero dell’Ambiente, però, bocciano l’idea: la misura - spiegano - è troppo onerosa per le casse della società partecipata al 100% dal ministero dell’Economia. I costi, tra l’altro, verrebbero scaricati in bolletta, aumentando quindi gli importi a carico di imprese e famiglie.

La seconda strada è l’acquisizione degli impianti Enel da parte dello Stato. Una nazionalizzazione, quindi. Le finanze pubbliche si ritroverebbero però a sostenere i costi delle bonifiche e dello smantellamento degli stabilimenti quando, tra due anni, saranno chiusi. La trattativa tra il governo e Enel parte con queste incognite.

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