Milano – A tre anni dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio (27 giugno 2022) gli otto eredi/legatari non hanno ancora trovato un accordo per la successione. E hanno fatto slittare al 31 luglio l’assemblea per l’approvazione del bilancio 2024 e degli eventuali dividendi che possono essere distribuiti. Un paio di mesi in più che servono a capire se si riesce a trovare un qualche accordo tra le parti riguardante lo statuto e le cedole. Circa un anno fa, infatti, all’assemblea Delfin fu approvato il bilancio ma non la distribuzione dei dividendi poiché ad opporsi furono tre famigliari, i figli più giovani Luca e Clemente, e la figlia Paola.
Poiché lo statuto prevede una maggioranza di 6 su 8, la delibera non passò e gli eredi nel 2024 rimasero a secco. L’ultimo dividendo pagato risale al novembre 2023 quando il cda di sua sponte distribuì un ammontare superiore al 10% (dell’utile) minimo previsto dallo statuto.
Milano – A tre anni dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio (27 giugno 2022) gli otto eredi/legatari non hanno ancora trovato un accordo per la successione. E hanno fatto slittare al 31 luglio l’assemblea per l’approvazione del bilancio 2024 e degli eventuali dividendi che possono essere distribuiti. Un paio di mesi in più che servono a capire se si riesce a trovare un qualche accordo tra le parti riguardante lo statuto e le cedole. Circa un anno fa, infatti, all’assemblea Delfin fu approvato il bilancio ma non la distribuzione dei dividendi poiché ad opporsi furono tre famigliari, i figli più giovani Luca e Clemente, e la figlia Paola.
Poiché lo statuto prevede una maggioranza di 6 su 8, la delibera non passò e gli eredi nel 2024 rimasero a secco. L’ultimo dividendo pagato risale al novembre 2023 quando il cda di sua sponte distribuì un ammontare superiore al 10% (dell’utile) minimo previsto dallo statuto.
E ora la questione liquidità sta diventando centrale un po’ per tutti gli eredi e si vuole evitare un’altra spaccatura. Alcuni di loro hanno in carico ville o barche frutto dell’eredità che hanno costi di mantenimento alti. Leonardo Maria Del Vecchio, invece, con il suo family office LMDV Capital in tre anni ha fatto molti investimenti (Billionaire, Twiga, Fiuggi, Leone Film Group) sfruttando la leva finanziaria (a fine 2024 il valore delle partecipazioni era di 400 milioni a fronte di un finanziamento soci di 282 milioni e a debiti con le banche di 50 milioni). Al suo attivo Leonardo Maria ha il 12,5% di Delfin che ai valori di Borsa delle partecipate vale più di 6 miliardi. E così cresce la voglia degli eredi di arrivare al 31 luglio almeno con un accordo sul dividendo. La Delfin per il 2024 aveva previsto circa 1 miliardo di utile netto (erano stati 900 nel 2023) e dunque la capienza per una distribuzione c’è tutta. Ma bisogna essere d’accordo almeno in 6. E gli eredi Luca, Clemente, Paola e Claudio finora hanno usato l’arma del blocco della liquidità per cercare di ottenere dagli altri un accordo sul cambio di statuto, in particolare sulla governance di Delfin.
Alcuni eredi vorrebbero infatti modificare lo schema, adottato dal padre Leonardo, che prevede la nomina a tempo indeterminato del cda (Francesco Milleri, Mario Notari e Romolo Bardin) escludendo qualsiasi membro della famiglia. Vorrebbero un consiglio con una scadenza di tre o quattro anni. Da tempo, inoltre, qualcuno dei figli ha messo sul piatto la distribuzione ai soci delle partecipazioni extra EssilorLuxottica, come Mediobanca, Generali, Mps. Una prospettiva che potrebbe anche cambiare i futuri assetti azionari delle banche e delle assicurazioni del Paese. Ma per arrivare a questo risultato occorre essere tutti d’accordo, 8 su 8, e finora è sempre stata fumata nera.