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Veloci, anonime, stabili: ecco perché al riciclaggio piacciono le stablecoin

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L’alert sulle cripto ancorate al dollaro nel documento della Uif di Bankitalia
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Architrave del futuro dominio mondiale del dollaro, a sentire il Bitcomandante Trump e il suo entourage, a quanto pare le stablecoin piacciono molto anche a chi si occupa di attività molto meno nobili di guidare gli Stati Uniti: il riciclaggio.

L’analisi arriva da una pubblicazione della Uif, l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia che raccoglie le segnalazioni di operazioni sospette che gli intermediari sono tenuti a inviare quando sentono odore di riciclaggio, finanziamento del terrorismo, attività illecite e via dicendo.

Nel focus pubblicato ieri, la Uif si è concentrata sulla crescita delle segnalazioni legate alle criptoattività: nel 2024 ne sono arrivate oltre 6mila, in crescita del 25% sul 2023. E in questo ambito pare si stiano conqu…

Architrave del futuro dominio mondiale del dollaro, a sentire il Bitcomandante Trump e il suo entourage, a quanto pare le stablecoin piacciono molto anche a chi si occupa di attività molto meno nobili di guidare gli Stati Uniti: il riciclaggio.

L’analisi arriva da una pubblicazione della Uif, l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia che raccoglie le segnalazioni di operazioni sospette che gli intermediari sono tenuti a inviare quando sentono odore di riciclaggio, finanziamento del terrorismo, attività illecite e via dicendo.

Nel focus pubblicato ieri, la Uif si è concentrata sulla crescita delle segnalazioni legate alle criptoattività: nel 2024 ne sono arrivate oltre 6mila, in crescita del 25% sul 2023. E in questo ambito pare si stiano conquistando una posto al sole proprio le criptoattività il cui valore si mantiene stabile, facendo riferimento a valute ufficiali o asset tradizionali: un mondo che secondo la Bri è arrivato a valere oltre 260 miliardi di dollari.

"Sempre più frequentemente” le segnalazioni “riferiscono di operatività compiute con ricorso a stablecoin, spesso ancorate al valore del dollaro americano”, al posto delle criptoattività più tradizionali di tipo “unbacked”, ovvero che non hanno un collaterale di riferimento, come il Bitcoin. “Tali strumenti, tra l’altro disponibili in alcune applicazioni di messaggistica di ampia diffusione, consentono, in ragione della loro maggiore stabilità, di perfezionare trasferimenti di valore con tempi di validazione generalmente più contenuti dei bonifici e di più elevati livelli di anonimato mediante l’impiego di wallet unhosted”, ossia non gestiti da alcun fornitore di servizi di pagamento o custodia di cripto.

Con il pregio della stabilità (come il denaro “normale” e a differenza di altre cripto come il Bitcoin), la rapidità data dall’infrastruttura tecnologica e l’anonimato che ricorda il contante, ecco che “le stablecoin, utilizzate come forme “alternative” di pagamento, possono infatti concorrere ad alterare i “tradizionali” schemi di riciclaggio” tramite cripto asset, “riducendo o in certi casi addirittura potenzialmente eliminando l’esigenza di convertire i flussi di origine criminale in valute ufficiali”. A leggere la Uif, sembra che i soldi frutto di illeciti abbiano trovato un nuovo porto sicuro.

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