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Vertice Nato, così la spesa per la difesa italiana ritorna al 1954

(afp)

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Si passa da una spesa attuale di circa 32 miliardi a oltre 76 miliardi: un aumento che corrisponde al 57% della spesa pubblica per l’istruzione
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L’autore della nota è Alessandro Valfrè

Al vertice Nato dell’Aia del 24-25 giugno, i rappresentanti dei 32 Paesi membri hanno deciso di aumentare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2035, di cui almeno un 3,5% per spese per la difesa nell’attuale definizione (riassunta con il termine “core military spending”), soglia molto più alta del 2% fissata nelle precedenti linee guida Nato, e fino all’ 1,5% per “defence and security-related spending”.

La definizione specifica di queste non è chiarita se non dicendo che si tratterà di spese per, inter alia, “proteggere le nostre infrastrutture critiche, difendere le nostre reti, garantire la nostra preparazione e resilienza civile, liberare l'innovazione e rafforzare la nostra base industriale di difesa”. Visto che la definizione delle spese rientranti nell’1,5% non è ancora chiara, nel seguito ci concentriamo sulla spesa “core”.

L’autore della nota è Alessandro Valfrè

Al vertice Nato dell’Aia del 24-25 giugno, i rappresentanti dei 32 Paesi membri hanno deciso di aumentare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2035, di cui almeno un 3,5% per spese per la difesa nell’attuale definizione (riassunta con il termine “core military spending”), soglia molto più alta del 2% fissata nelle precedenti linee guida Nato, e fino all’ 1,5% per “defence and security-related spending”.

La definizione specifica di queste non è chiarita se non dicendo che si tratterà di spese per, inter alia, “proteggere le nostre infrastrutture critiche, difendere le nostre reti, garantire la nostra preparazione e resilienza civile, liberare l'innovazione e rafforzare la nostra base industriale di difesa”. Visto che la definizione delle spese rientranti nell’1,5% non è ancora chiara, nel seguito ci concentriamo sulla spesa “core”.

Il nuovo obiettivo del 3,5% rappresenta una svolta storica per l’Italia: la nostra spesa per la difesa è stata per gran parte del dopoguerra molto più bassa. La serie storica della nostra spesa per la difesa, nella definizione Nato, è riportata nella Fig.1, per riferimento, insieme a quella pubblicata dal Sipri (Stockholm Institute Peace Research Institute), cui molti fanno riferimento, ma da cui differisce per la definizione di cosa costituisce spesa per la difesa e per i valori del Pil in alcuni anni.

Dal 1949 (anno del Trattato di Washington che fondò la Nato), la spesa italiana è scesa tendenzialmente. Il valore massimo fu raggiunto nel 1952 (4,1% del Pil). L’ultimo anno con una spesa di almeno il 3,5% fu il 1954 (3,6%).

Sopra il 2% fino al crollo del Muro

Dagli anni ‘60, il rapporto non ha mai superato il 3%, continuando il trend decrescente iniziato dai primi anni ’50. Si resta però sopra al 2% fino al 1989, anno del crollo del Muro di Berlino. Durante questo trentennio, il rapporto è aumentato solo in pochi anni (1966, 1972, 1987).

Dal 1990 in poi, il calo continua, fino a raggiungere un minimo nel 2015 (1,06%), per poi aumentare dopo il vertice NATO di Cardiff del 2014, dove venne ribadito, con maggiore enfasi alla luce dell’invasione della Crimea, il rispetto della soglia del 2% di spese militari, già fissato precedentemente. Nel 2020 il rapporto raggiunge l’1,6%, non per un aumento della spesa, ma per la caduta del Pil dovuta alla pandemia Covid. Nel 2024, la spesa militare su Pil ha raggiunto l’1,5% (più precisamente l’1,46% del Pil).

Cosa sappiamo sul 2025? Lo scorso novembre, in un’audizione parlamentare, il ministro Crosetto ha indicato che, grazie ai nuovi stanziamenti nella legge di bilancio, la spesa per la difesa sarebbe cresciuta all’1,6% del Pil per il triennio 2025-27.4 Tuttavia, più di recente Crosetto ha indicato quanto segue, presumibilmente come conseguenze di una reinterpretazione di come vadano classificate certe nostre spese militari secondo la definizione Nato: “Abbiamo trasmesso oggi i nostri dati di bilancio alla Nato, certificando questo raggiungimento (del 2%, ndr). Sappiamo benissimo che le richieste che ci saranno al vertice di giugno rendono questo un punto di partenza”. Occorrerà verificare se questa riclassificazione di certe spese come spese per la difesa sarà accettata dalla Nato.

In conclusione, il livello della spesa militare italiana negli ultimi settant’anni è distante rispetto ai nuovi obiettivi fissati in sede Nato. Mentre l’Italia ha oscillato negli anni attorno all’1,5% del Pil, il nuovo obiettivo del 3,5% rappresenta un salto sostanziale, con implicazioni finanziarie rilevanti. Tradotto in cifre, e considerando il Pil del 2024, significherebbe passare da una spesa attuale di circa 32 miliardi di euro secondo stime Nato a oltre 76 miliardi: questo aumento di 44 miliardi corrisponde, per dare un termine di paragone concreto, al 57% della spesa pubblica per l’istruzione. A queste spese si devono aggiungere quelle, presumibilmente almeno in parte aggiuntive, per arrivare all’1,5% di “defence-and-security related spending”.

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