Eredi Del Vecchio, ipotesi di accordo sul futuro di Delfin
di Giovanni PonsMILANO – Negli ultimi giorni si è surriscaldato il clima intorno al possibile accordo sulla successione di Leonardo Del Vecchio, scomparso tre anni fa. Tutto ruota intorno a Delfin, la finanziaria di famiglia gestita a tempo indeterminato da Francesco Milleri, che possiede partecipazioni molto sensibili per il futuro assetto del sistema bancario e assicurativo. Nella pancia di Delfin ci sono il 9,8% di Monte dei Paschi di Siena, il 19,8% di Mediobanca, il 10% di Generali e il 2,5% di Unicredit. Ai valori di Borsa valgono quasi 11 miliardi, valore che potrebbe sgonfiarsi dopo che il riassetto bancario sarà concluso.
Ma è anche un patrimonio che, se distribuito tra gli otto componenti della famiglia, porterebbe in dote a ognuno di loro un tesoretto di 1,3 mili…
MILANO – Negli ultimi giorni si è surriscaldato il clima intorno al possibile accordo sulla successione di Leonardo Del Vecchio, scomparso tre anni fa. Tutto ruota intorno a Delfin, la finanziaria di famiglia gestita a tempo indeterminato da Francesco Milleri, che possiede partecipazioni molto sensibili per il futuro assetto del sistema bancario e assicurativo. Nella pancia di Delfin ci sono il 9,8% di Monte dei Paschi di Siena, il 19,8% di Mediobanca, il 10% di Generali e il 2,5% di Unicredit. Ai valori di Borsa valgono quasi 11 miliardi, valore che potrebbe sgonfiarsi dopo che il riassetto bancario sarà concluso.
Ma è anche un patrimonio che, se distribuito tra gli otto componenti della famiglia, porterebbe in dote a ognuno di loro un tesoretto di 1,3 miliardi circa, sufficiente a finanziare qualsiasi desiderio imprenditoriale o di investimento.
Ecco perché l’assemblea che si terrà il prossimo 31 luglio sarà un’occasione molto importante per mettere il punto su una discordia che dura da tre anni. Il potenziale accordo su cui stanno discutendo i legali delle diverse parti in gioco, cioè i figli di primo letto di Leonardo, Claudio, Marisa e Paola, i due figli Luca e Clemente avuti dalla compagna Sabina Grossi, il figlio Leonardo Maria avuto da Nicoletta Zampillo, sposata due volte, e Rocco Basilico, il primo figlio della Zampillo avuto con Paolo Basilico (fondatore di Kairos), ha degli aspetti nuovi rispetto al passato. Aspetti sorti dal forte malumore di tutti i famigliari per l’ultima operazione fatta in solitaria da Milleri (lo statuto della Delfin glielo permette), cioè l’acquisto del 9,8% di azioni Mps per partecipare da protagonista alla scalata su Mediobanca. I soci Delfin sono stati tenuti all’oscuro dell’operazione. E allora l’accordo in discussione vorrebbe assegnare un tempo definito, tre o quattro anni, al cda di Delfin, e quindi non più a vita come ha voluto il fondatore di Luxottica.
Poi si vorrebbe fissare una soglia oltre la quale i nuovi investimenti devono passare al vaglio della famiglia. Niente più casi Mps, tanto per intenderci. E poi, dulcis in fundo, sul tavolo c’è la distribuzione pro quota delle partecipazioni finanziarie ad esclusione di EssilorLuxottica, che permetterebbe ad ogni componente di mettere in piedi il proprio family office. Leonardo Maria è l’unico tra i sei figli del fondatore ad aver potuto creare un family office, LMDV Capital. Lo ha potuto fare - senza impegnare azioni Delfin che non sono pignorabili se non con l’autorizzazione di tutti gli altri soci - grazie a capitali presi a prestito personalmente dalle due principali banche del paese, Intesa Sanpaolo e Unicredit.
Circa 300 milioni finora, con ulteriori linee di credito aperte, in virtù del fatto che è l’unico figlio impiegato in azienda (chief strategy officer di Essilux e presidente di Ray Ban) e del fatto che gode della tutela di Milleri che in diverse occasioni lo ha aiutato a risolvere questioni personali e di lavoro molto delicate.
Considerando che per arrivare a un accordo occorre l’unanimità tra gli otto soci che hanno il 12,5% a testa, le probabilità che la situazione si sblocchi non sono altissime. È infatti molto difficile che Milleri e il cda rinuncino al mandato a vita, basta che un componente della famiglia non sia d’accordo per far saltare la modifica. Tuttavia da parte di Milleri potrebbe esserci apertura sugli altri due fronti, la soglia da fissare per gli investimenti concordati e la distribuzione delle partecipate bancarie. Modifiche che potrebbero anche non necessitare di una modifica statutaria. Mosse che nel mezzo delle battaglie bancarie, con un’Ops di Mps su Mediobanca in partenza a luglio, potrebbe avere un effetto decisivo sugli assetti futuri delle partecipate. Se non si arriverà a un accordo, anche al ribasso, i soci hanno già detto che ci riproveranno in autunno e, se non ci saranno almeno sei favorevoli su otto, si dovranno accontentare, per statuto, del solo 10% dell’utile 2024 di Delfin che dovrebbe sfiorare il miliardo di euro.