Fini (Cia) “Quote corrette, il sistema va migliorato su tempi e burocrazia”
di Rosaria AmatoIl problema non sono i numeri, ma le tempistiche: quest’anno le richieste sono state fatte a febbraio, ma ad oggi abbiamo pochissime conferme». Cristiano Fini, presidente di Cia - Agricoltori Italiani, ritiene che sia questo il nodo principale del decreto flussi, in un settore dove emergono sempre di più «le carenze di manodopera specializzata», e che guarda con molta preoccupazione al futuro: «Abbiamo appena lanciato la campagna “Agricoltura sotto attacco”, per chiedere che i fondi della Pac (politica agricola comunitaria) non vengano decurtati nel prossimo bilancio Ue, e che non confluiscano in un fondo comune. Significherebbe minare le regole che sono alla base della Ue».
Le quote riservate all’agricoltura del prossimo decreto flussi sono adeguate?
«Si parla di circa 80 m…
Il problema non sono i numeri, ma le tempistiche: quest’anno le richieste sono state fatte a febbraio, ma ad oggi abbiamo pochissime conferme». Cristiano Fini, presidente di Cia - Agricoltori Italiani, ritiene che sia questo il nodo principale del decreto flussi, in un settore dove emergono sempre di più «le carenze di manodopera specializzata», e che guarda con molta preoccupazione al futuro: «Abbiamo appena lanciato la campagna “Agricoltura sotto attacco”, per chiedere che i fondi della Pac (politica agricola comunitaria) non vengano decurtati nel prossimo bilancio Ue, e che non confluiscano in un fondo comune. Significherebbe minare le regole che sono alla base della Ue».
Le quote riservate all’agricoltura del prossimo decreto flussi sono adeguate?
«Si parla di circa 80 mila lavoratori l’anno, una cifra che dovrebbe rispecchiare le richieste. Ma va migliorata la procedura, eccessivamente farraginosa, che ritarda notevolmente gli arrivi: se io richiedo uno stagionale ad aprile, non può arrivare a ottobre».
Come confederazioni agricole avete contestato anche le procedure Ue per la Pac, per la stessa ragione. La Commissione aveva promesso semplificazioni: sono arrivate?
«Finora la Commissione ha fatto pochissimo per intervenire su queste storture. E anche i tagli alla burocrazia annunciati, alla fine sono stati ampiamente insufficienti rispetto alle premesse».
Con il nuovo bilancio Ue e l’esigenza di reperire risorse per la difesa, la preoccupazione maggiore però ora sono i tagli.
«Sembra che l’obiettivo sia quello di tagliare circa 80 miliardi degli attuali 400. E quindi per l’Italia, a cui sono andati 38 miliardi, ne verrebbero tagliati quasi 8. Senza contare l’inflazione, che nel precedente bilancio ha pesato circa il 14%, e non è stata calcolata. Ma l’ipotesi del fondo unico è ancora più preoccupante».
Perché?
«Significa che ogni Stato può decidere come spendere queste risorse, per l’agricoltura ma anche per l’edilizia o per la difesa: così si creeranno distorsioni, la politica agricola Ue non può essere annacquata in questo modo».
La Pac, anche in passato, è stata criticata da chi ritiene sbagliato sovvenzionare l’agricoltura»
«Non si tratta di sovvenzionare l’agricoltura, ma di porre riparo alle distorsioni che si creano in un mercato che penalizza il primo e l’ultimo anello della filiera: gli agricoltori, che ottengono una remunerazione troppo bassa per il loro lavoro, spesso inferiore ai costi di produzione, è il caso di alcune filiere, come quella del grano, e i consumatori, che spesso si trovano a dover acquistare un prodotto con costi troppo elevati».