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Il Canada non colpirà Big Tech: “Serve per l’accordo con gli Usa”

Mark Carney (reuters)

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Ottawa rinuncia a un gettito potenziale da 2,7 miliardi di dollari. Anche Bruxelles potrebbe dover fare la stessa scelta
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Washington – Il Canada si piega a Trump sulla tassa imposta ai colossi digitali americani, e il negoziato per un accordo commerciale con Washington riprende. Così, secondo fonti vicine all’amministrazione come Grover Norquist, Ottawa «indica anche la strada che potrebbe percorrere Bruxelles», per cercare di mettere fine alla guerra dei dazi con gli Stati Uniti.

L’anno scorso il Canada, guidato allora dal premier Trudeau, aveva varato un provvedimento per imporre una tassa del 3% alle aziende americane che forniscono servizi ai propri cittadini. L’iniziativa era retroattiva e la riscossione doveva cominciare ieri, costringendo le compagnie a pagare arretrati per 2,7 miliardi di dollari. «L’amministrazione - ha spiegato a Repubblica Grover Norquist, presidente dell’organizzazione American for Tax Reform - aveva detto al premier Carney che eliminare questa tassa era la condizione irrinunciabile per proseguire il negoziato commerciale». Il 19 giugno scorso, nonostante l’opposizione amer…

Washington – Il Canada si piega a Trump sulla tassa imposta ai colossi digitali americani, e il negoziato per un accordo commerciale con Washington riprende. Così, secondo fonti vicine all’amministrazione come Grover Norquist, Ottawa «indica anche la strada che potrebbe percorrere Bruxelles», per cercare di mettere fine alla guerra dei dazi con gli Stati Uniti.

L’anno scorso il Canada, guidato allora dal premier Trudeau, aveva varato un provvedimento per imporre una tassa del 3% alle aziende americane che forniscono servizi ai propri cittadini. L’iniziativa era retroattiva e la riscossione doveva cominciare ieri, costringendo le compagnie a pagare arretrati per 2,7 miliardi di dollari. «L’amministrazione - ha spiegato a Repubblica Grover Norquist, presidente dell’organizzazione American for Tax Reform - aveva detto al premier Carney che eliminare questa tassa era la condizione irrinunciabile per proseguire il negoziato commerciale». Il 19 giugno scorso, nonostante l’opposizione americana, il ministro delle Finanze Francois Philippe Champagne, aveva confermato che la Digital-service tax sarebbe rimasta in vigore e riscossa a partire dal 30 giugno. Trump si era infuriato e venerdì, senza dare alcun avvertimento al nuovo premier Carney, aveva pubblicato un messaggio sui social: «In base a questa tassa oltraggiosa, terminiamo tutte le discussioni commerciali con il Canada, con effetto immediato». Ottawa è il secondo partner di Washington per gli scambi, da cui dipende circa un quinto della sua economia. Trump ha imposto dazi del 25% su quasi tutti i prodotti importati dal paese , oltre al 50% su acciaio e alluminio. Perciò domenica Carney ha avuto un colloquio con il capo della Casa Bianca, in cui ha promesso di bloccare la riscossione della tassa, in attesa che il Parlamento la cancelli. Quindi il governo ha annunciato lo stop, «in previsione di un accordo commerciale complessivo con gli Stati Uniti reciprocamente vantaggioso». La tassazione digitale verrà rimandata alle discussioni bilaterali o multilaterali, ma nel frattempo il negoziato tra Washington e Ottawa è ripreso, con l’obiettivo di arrivare ad un accordo entro il 21 luglio.

La questione riguarda il Canada, ma non solo, come spiega Norquist: «L’obiettivo di questa amministrazione è ridurre le tasse, in particolare facendo scendere quelle per le aziende al 15%, e quindi non può permettere che i provvedimenti di altri Paesi blocchino i suoi programmi, esportando nel nostro territorio le loro imposte». Questo vale anche per l’Europa: «Il primo passo fondamentale che Bruxelles dovrebbe compiere per arrivare ad un accordo commerciale con gli Usa sarebbe seguire l’esempio del Canada e rinunciare a queste tasse». L’intesa potrebbe essere raggiunta sulla base di dazi del 10%, ma è difficile che avvenga senza la soluzione di questa disputa.

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