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Galli: “Sui dazi c’è poco da esultare, Italia penalizzata con le tariffe al 10%”

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Intervista all’economista della Cattolica: “Si ridimensionerà il Pil e aumenterà l’inflazione. Di fronte a un bullo come il presidente Usa non bisogna battersela con la coda fra le gambe”
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ROMA – Non capisco l’entusiasmo della premier Meloni e dei ministri Giorgetti e ora anche Urso, per l’accordo sui dazi al 10%: è dieci volte il livello di oggi». Giampaolo Galli, direttore scientifico dell’Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica, è perplesso per l’atteggiamento arrendevole di fronte all’assertività di Trump: «Nel 2024 gli esportatori americani in Europa hanno pagato, come media di tutti i dazi, l’1% secondo la Banca Mondiale. Chi invece ha esportato in America il 2%. Comunque una bella differenza con il 10%».

Rispetto ai livelli minacciati però c’è un abisso. E il commissario Sefcovic è stato istruito alla partenza da Bruxelles di tenere la schiena dritta.

«Va bene che è il presidente degli Stati Uniti, ma nei manuali di pedagogia c’è scritto che di fronte a un bullo non bisogna subito battersela con la coda fra le gambe. La penalizzazione c’è e anche pesante, come provano le simulazioni dei think-tank. L’Ispi calcola che con i dazi al 10% l’Italia perderà …

ROMA – Non capisco l’entusiasmo della premier Meloni e dei ministri Giorgetti e ora anche Urso, per l’accordo sui dazi al 10%: è dieci volte il livello di oggi». Giampaolo Galli, direttore scientifico dell’Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica, è perplesso per l’atteggiamento arrendevole di fronte all’assertività di Trump: «Nel 2024 gli esportatori americani in Europa hanno pagato, come media di tutti i dazi, l’1% secondo la Banca Mondiale. Chi invece ha esportato in America il 2%. Comunque una bella differenza con il 10%».

Rispetto ai livelli minacciati però c’è un abisso. E il commissario Sefcovic è stato istruito alla partenza da Bruxelles di tenere la schiena dritta.

«Va bene che è il presidente degli Stati Uniti, ma nei manuali di pedagogia c’è scritto che di fronte a un bullo non bisogna subito battersela con la coda fra le gambe. La penalizzazione c’è e anche pesante, come provano le simulazioni dei think-tank. L’Ispi calcola che con i dazi al 10% l’Italia perderà lo 0,1% di Pil, e parliamo di un Paese che crescerà, dice l’Istat, dello 0,6%. Certo, i dazi al 50% spazzerebbero via l’intera crescita, e di grandezze simili si parla anche per l’Ue».

E l’inflazione?

«Basta la matematica. Le esportazioni europee in America secondo Eurostat sono pari a 500 miliardi di dollari, il 2% del Pil Usa. La nuova tassa (i dazi), se pagata dai consumatori americani com’è certo, aumenta del 10% questo 2%. Ciò significa un aggravio dei costi al consumo, l’inflazione, dello 0,2%. È la differenza fra un ribasso o no della Fed. Quanto all’Italia, è istruttivo lo scenario del Centro studi economia reale. Considera, è vero, i dazi al 20% ma dà un’idea delle dimensioni del problema: nel biennio 2025-26 sono due punti in più».

Perché è sicuro che le conseguenze le pagheranno i consumatori Usa?

«L’alternativa è che quel 10% se lo accollino le aziende esportatrici. Ma così non è per il semplice motivo che l’avrebbero già fatto. Il mercato americano è ipercompetitivo: chi vi si affaccia tira all’osso i prezzi. Gli esportatori hanno già esaurito i margini di ribasso. Il guaio è che ora - per questo i dazi abbassano il Pil italiano - i consumatori Usa ridurranno gli acquisti».

Chi ne sarà più colpito?

«L’alta gamma resiste perché chi compra una Ferrari, se è aumentata del 10%, neanche se ne accorge. Ma la gran parte dell’export è fatta di imprese meccaniche, farmaceutiche, tessili, e queste eccome se soffriranno per i dazi anche del 10%. E con Trump non si è mai sicuri. I suoi consulenti lo portano a compiere errori marchiani».

Ultimo esempio?

«Prendiamo acciaio e alluminio. Gli americani ne esportano in gran quantità, e sono sicure le ritorsioni: Larry Summers ha dimostrato che saranno penalizzate le industrie Usa nel mondo. I lavoratori colpiti saranno 60 volte superiori a quelli che restano in patria e Trump vuole proteggere».

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