ROMA – Peggiora il deficit nel primo trimestre, all’8,5% del Pil rispetto all’8,2% dell’anno prima: le uscite sono cresciute più delle entrate, dice Istat. Ma il governo Meloni si consola con il rendiconto generale dello Stato, approvato ieri dal Consiglio dei ministri e parificato dalla Corte dei Conti il 26 giugno: tutti i saldi del 2024 sono migliori di quanto previsto. Bene anche l’assestamento di bilancio per il 2025: ci sono 500 milioni di deficit in meno. Guai però a parlare di tesoretto. I conti vanno un po’ meglio. Ma siamo ancora in procedura di deficit eccessivo, con un debito elevatissimo e pessime prospettive globali.
Famiglie e imprese in affanno
Anche le famiglie, a guardare i dati Istat, fanno fatica. Riparte il potere d’acquisto tra gennaio e marzo (…
ROMA – Peggiora il deficit nel primo trimestre, all’8,5% del Pil rispetto all’8,2% dell’anno prima: le uscite sono cresciute più delle entrate, dice Istat. Ma il governo Meloni si consola con il rendiconto generale dello Stato, approvato ieri dal Consiglio dei ministri e parificato dalla Corte dei Conti il 26 giugno: tutti i saldi del 2024 sono migliori di quanto previsto. Bene anche l’assestamento di bilancio per il 2025: ci sono 500 milioni di deficit in meno. Guai però a parlare di tesoretto. I conti vanno un po’ meglio. Ma siamo ancora in procedura di deficit eccessivo, con un debito elevatissimo e pessime prospettive globali.
Famiglie e imprese in affanno
Anche le famiglie, a guardare i dati Istat, fanno fatica. Riparte il potere d’acquisto tra gennaio e marzo (+0,9%), dopo un peggioramento nell’ultima parte dell’anno scorso. Il reddito disponibile sale dell’1,8%, ma i consumi meno (+1,2%). Di conseguenza, cresce la propensione al risparmio al 9,3% (+0,6): livello abbastanza alto rispetto alla media degli ultimi tre anni. Indice di sfiducia: meglio mettere da parte qualcosa. Anche perché si alza anche la pressione fiscale al 37,3% (+0,5). E le imprese sperimentano l’ennesima caduta dei profitti, dopo 7 trimestri di flessione consecutiva.
Risale l’inflazione
Il quadro da aprile d’altro canto si è involuto, tra guerre e dazi. L’inflazione ha rialzato la testa. La stima preliminare di giugno dell’Istat non pare consolante. Se l’indice generale sale solo dello 0,2% rispetto a maggio portandosi all’1,7%, preoccupano le tensioni registrate sui prezzi dei beni alimentari (+3,5% da +3 di maggio), sul “carrello della spesa” ovvero i prodotti più acquistati (+3,1% da +2,7) e sull’inflazione di fondo, quella depurata dalle componenti più volatili come energia e alimentari freschi (+2,1% da +1,9). Buone notizie solo dal comparto energetico: continua la flessione dei prezzi rispetto ad un anno fa (-2,5% da -2 di maggio).
Male l’export
Le tensioni internazionali poi si affacciano con sempre più prepotenza nei dati Istat sul commercio extra Ue di maggio. Giù le importazioni (-7,6% su aprile). E anche le esportazioni per il secondo mese consecutivo (-3,5% sul mese e -5,2% sull’anno). La flessione su base annua dell’export per oltre due terzi è dovuta alla contrazione delle vendite dirette verso Cina, Turchia e Regno Unito. Nei primi cinque mesi dell’anno la dinamica però è ancora positiva, sia per l’import (+8,4%) che per l’export (+0,5%). Vedremo quanto durerà.
Polemica politica
Divampa la polemica politica. La maggioranza esalta «le scelte prudenti del governo che portano risultati concreti» su conti, potere d’acquisto e risparmio. L’opposizione parla invece di «stangata» e di «più tasse per gli italiani, meno per Big Tech». Confesercenti e Confcommercio temono invece i consumi «ancora sotto le attese, manca fiducia, troppe tasse».