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Dal Reddito di cittadinanza all’Assegno di inclusione: dimezzati gli aiuti

ROBERTO GHISELLI PRESIDENTE CIV INPS 

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Il Civ dell’Inps: migliorano i conti con un avanzo di 15 miliardi. Ma è allarme crediti contributivi. Le sanatorie della Lega hanno prodotto un “buco” da 6,6 miliardi
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ROMA – Ora è ufficiale: il governo Meloni ha dimezzato il Reddito di cittadinanza. L’hanno scorso sono stati spesi 4,4 miliardi per l’Assegno di inclusione (Adi), l’erede meloniano del sussidio voluto dal governo M5S-Lega nel 2019. Una cifra che vale giusto la metà degli 8,8 miliardi erogati nel 2021, anno di picco del Reddito. Lo stesso governo Meloni ipotizzava di spendere un po’ di più per Adi avendo trasferito a Inps 5,4 miliardi: ne è avanzato uno. L’altro sostegno, il Supporto per la formazione e il lavoro, certifica la sua inefficacia per rilanciare le politiche attive: appena 260 milioni distribuiti come una tantum agli “occupabili” per seguire corsi di formazione.

Conti in equilibrio

L’abolizione del Reddito e la stretta sui requisiti per Adi, v…

ROMA – Ora è ufficiale: il governo Meloni ha dimezzato il Reddito di cittadinanza. L’hanno scorso sono stati spesi 4,4 miliardi per l’Assegno di inclusione (Adi), l’erede meloniano del sussidio voluto dal governo M5S-Lega nel 2019. Una cifra che vale giusto la metà degli 8,8 miliardi erogati nel 2021, anno di picco del Reddito. Lo stesso governo Meloni ipotizzava di spendere un po’ di più per Adi avendo trasferito a Inps 5,4 miliardi: ne è avanzato uno. L’altro sostegno, il Supporto per la formazione e il lavoro, certifica la sua inefficacia per rilanciare le politiche attive: appena 260 milioni distribuiti come una tantum agli “occupabili” per seguire corsi di formazione.

Conti in equilibrio

L’abolizione del Reddito e la stretta sui requisiti per Adi, voluti dal governo Meloni, dunque funzionano. Lo confermano appunto i dati del Rendiconto generale 2024 del Civ Inps, presentato ieri. Per il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto di previdenza – formato dalle parti sociali: imprese e sindacati – «il sistema previdenziale è in equilibrio, i conti sono in ordine». Lo dice sia il presidente del Civ Roberto Ghiselli che quello dell’Inps Gabriele Fava. Il 2024 si è chiuso con un saldo positivo di 15 miliardi: 573 miliardi di entrate e 558 di uscite. Ma è altrettanto evidente un cambio di pelle del bilancio Inps con la spesa sociale che cresce più di quella previdenziale. E una massa di crediti contributivi enorme: 119 miliardi. Contributi non pagati da imprese e lavoratori, in parte inesigibili.

Il nodo dei crediti contributivi

Qui il Civ torna su un tema che a metà aprile aveva suscitato un vespaio di polemiche politiche. Allorquando l’organismo di controllo con una delibera ha cancellato “residui attivi” per oltre 16 miliardi di cui 15 derivati da tre edizioni della sanatoria leghista del “saldo e stralcio”. Miliardi che secondo la Lega nessun datore avrebbe più ripagato. Ma che all’Inps hanno creato un “buco”, un ammanco da 6,6 miliardi che lo Stato deve ripianare, visto che i buchi vanno riempiti per legge così da garantire la pensione ai lavoratori dipendenti.

Il Civ torna dunque ad alzare l’allarme. «I valori alti e tendenzialmente in crescita dei crediti pongono il tema di una più incisiva azione di contrasto all’evasione e all’elusione, un maggiore tempestività nel recupero, una revisione dei criteri di cancellazione», dice Ghiselli. Meno condoni, più recupero.

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