Nella vertenza dello stabilimento Max Mara di Reggio Emilia, che vede contrapposte la protesta di una cinquantina di operaie e 68 loro colleghe che invece hanno scritto una lettera per difendere il datore di lavoro, scende direttamente in campo il proprietario del sito, Max Mara Fashion Group: “Da sempre - scrive la famiglia Maramotti in una nota - mettiamo al centro dell’attenzione l’impegno quotidiano, i nostri collaboratori, il rispetto delle regole e la qualità del prodotto, convinti che sia questo il modo più autentico per contribuire a dare valore al nostro territorio e al nostro Paese”.
La lettera del gruppo
"Oggi sentiamo il dovere di prendere parola a tutela delle persone che ogni giorno, da quasi 75 anni, lavorano per la reputazione ed il prestigio del gruppo. Intendiamo smentire che vi sia all’interno di Max Mara Fashion Group un clima lesivo della dignità delle persone”. E viene citata la lettera delle sarte che pochi giorni fa hanno preso pubblicamente “le distanze da alc…
Nella vertenza dello stabilimento Max Mara di Reggio Emilia, che vede contrapposte la protesta di una cinquantina di operaie e 68 loro colleghe che invece hanno scritto una lettera per difendere il datore di lavoro, scende direttamente in campo il proprietario del sito, Max Mara Fashion Group: “Da sempre - scrive la famiglia Maramotti in una nota - mettiamo al centro dell’attenzione l’impegno quotidiano, i nostri collaboratori, il rispetto delle regole e la qualità del prodotto, convinti che sia questo il modo più autentico per contribuire a dare valore al nostro territorio e al nostro Paese”.
La lettera del gruppo
"Oggi sentiamo il dovere di prendere parola a tutela delle persone che ogni giorno, da quasi 75 anni, lavorano per la reputazione ed il prestigio del gruppo. Intendiamo smentire che vi sia all’interno di Max Mara Fashion Group un clima lesivo della dignità delle persone”. E viene citata la lettera delle sarte che pochi giorni fa hanno preso pubblicamente “le distanze da alcune affermazioni e modalità che sono emerse durante la protesta”, quella delle 52 dipendenti in sciopero, “e che non rappresentano la totalità delle lavoratrici”.
Nelle ultime settimane alle Manifatture di San Maurizio, dove vengono prodotti 100 mila capi l’anno, le operaie in agitazione hanno lamentato turni gravosi, rigide pause e offese. La protesta si è sovrapposta con l’iter di approvazione del Polo della Moda che il Gruppo stava finalizzando con un investimento di 100 milioni di euro nell’area ex Fiere di Moncasale.
La lettera delle lavoratrici
Il 23 giugno il Comune ha votato il via libera al Piano urbanistico di iniziativa pubblica ma la discussione in aula si è spostata sulle segnalazioni riguardo alle condizioni di lavoro nello stabilimento. Intanto 68 sarte difendevano la dirigenza. Una rappresentazione “distorta”, quella emersa, e con toni e accuse “inaccettabili". Alle Manifatture l’ambiente di lavoro è “curato e sicuro, con attenzione al benessere delle lavoratrici”, scrivevano.
Una settimana più tardi, il gruppo annunciava di volersi ritirare dal progetto, per la sponda offerta dall’amministrazione alle proteste senza aver avuto un’interlocuzione con l’azienda e denunciando un “clima di divisione e strumentalizzazione”.