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Moody’s e Fitch bocciano i dazi. Bruxelles cerca l’intesa sul 10%

Maros Sefcovic è commissario europeo al Commercio e capo della delegazione che tratta sui dazi

 

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Le due agenzie di rating tagliano le stime sul Pil globale: frenata più lunga rispetto al Covid. Ora il vertice Sefcovic-Greer, mentre la Casa Bianca sigla un accordo con il Vietnam
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WASHINGTON – Aspettando di vedere se la visita di oggi a Washington del commissario europeo al Commercio Maroš Šefcovic riuscirà a produrre almeno l’impianto generale per un accordo con gli Usa sui dazi, le agenzie di rating Moody’s e Fitch ritoccano al ribasso le loro previsioni, in gran parte per l’incertezza provocata dalle guerre commerciali.

Moody’s ha cambiato da stabile a negativo l’outlook sui rating sovrani globali, notando che a causa dei dazi e delle tensioni in Medio Oriente «i rischi geopolitici continueranno a influenzare le condizioni del credito sovrano, con la possibilità di volatilità e improvvise turbolenze».

Le stime di crescita per il 2025 sono state ridotte «in tutte le regioni», con un taglio dello 0,3% per l’Europa Occidentale, considerata una delle aree «meno vulnerabili alle incertezze sul commercio», ma dell’1% per l’America settentrionale.

Investimenti limitati

«Sebbene le nostre previsioni per il 2025 - ha scritto l’agenzia - presupponessero in precedenza …

WASHINGTON – Aspettando di vedere se la visita di oggi a Washington del commissario europeo al Commercio Maroš Šefcovic riuscirà a produrre almeno l’impianto generale per un accordo con gli Usa sui dazi, le agenzie di rating Moody’s e Fitch ritoccano al ribasso le loro previsioni, in gran parte per l’incertezza provocata dalle guerre commerciali.

Moody’s ha cambiato da stabile a negativo l’outlook sui rating sovrani globali, notando che a causa dei dazi e delle tensioni in Medio Oriente «i rischi geopolitici continueranno a influenzare le condizioni del credito sovrano, con la possibilità di volatilità e improvvise turbolenze».

Le stime di crescita per il 2025 sono state ridotte «in tutte le regioni», con un taglio dello 0,3% per l’Europa Occidentale, considerata una delle aree «meno vulnerabili alle incertezze sul commercio», ma dell’1% per l’America settentrionale.

Investimenti limitati

«Sebbene le nostre previsioni per il 2025 - ha scritto l’agenzia - presupponessero in precedenza una graduale normalizzazione macroeconomica e una svolta verso riforme a lungo termine, l’incertezza politica distoglierà l’attenzione verso misure di sostegno a breve termine. Ciò rallenterà il consolidamento fiscale e limiterà gli investimenti a sostegno della produttività. I negoziati commerciali bloccati o prolungati e il rischio di un disaccoppiamento strutturale stanno causando un riallineamento delle catene di approvvigionamento e ridefinendo le relazioni commerciali a lungo termine».

Il pericolo che si corre è «un rallentamento più moderato ma più prolungato» del Covid.

Secondo Fitch la crescita del Pil reale globale rallenterà al 2,2% nel 2025, in calo rispetto al 2,9% del 2024. «Il rischio di rating deve ancora concretizzarsi, nonostante il deterioramento delle nostre previsioni settoriali di base. Non si è verificata alcuna migrazione significativa dei rating né un aumento significativo delle prospettive di rating negative, a indicare una maggiore probabilità di declassamenti».

Il rischio geopolitico

Però le prospettive «sono peggiorate nel corso del primo semestre del 2025», a causa dei dazi e il rischio geopolitico.

Sulla scia di queste preoccupazioni, Šefcovic è arrivato a Washington, dove oggi incontrerà i suoi interlocutori Howard Lutnick e Jamieson Greer. La speranza è che possa ripartire quanto meno con un impianto generale per l’accordo, evitando il ritorno in vigore dei dazi sospesi da Trump fino al 9 luglio per consentire il negoziato.

L’idea base è quella di dazi intorno al 10%, ma Washington resiste alle garanzie chieste da Bruxelles, preferisce un processo dilazionato nel tempo e vuole la cancellazione delle tasse per i colossi digitali americani, come ha fatto il Canada.

Ieri Trump ha annunciato l’accordo col Vietnam, che pagherà tariffe del 20% sulle sue esportazioni verso l’America, senza imporne sulle importazioni. Ma per quanto sia una notizia incoraggiante, siamo ancora lontani dalla soluzione generale di lungo termine auspicata dai mercati.

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