Legge IA, meno sovranità nazionale e più poteri al governo. Nessuno schermo sui diritti d’autore
Alessandro LongoAddio alla regola, molto contestata dal mercato, che avrebbe obbligato a mettere datacenter sul territorio nazionale per i servizi di intelligenza artificiale destinati a uso pubblico. Spicca questa tra le novità introdotte dalla Camera al disegno di legge sull’intelligenza artificiale, approvato il 25 giugno e pubblicato il 27. La lettura del testo permette di evidenziare modifiche rilevanti, dal peso politico ed economico, rispetto alla versione che era uscita dal Senato. Tra l’altro, la Camera fissa un ruolo più forte di coordinamento alla Presidenza del consiglio su questa materia. Il testo ora torna al Senato e già l’inteso livello di ping ping tra i due rami – inusuale in questa legislatura – conferma quanto siano percepiti come delicati e strategici molti punti di questo disegno di legge, di iniziativa governativa (sotto il Governo Meloni).
Sovranità e diritto d’autore
Il testo disciplina l’impiego dell’intelligenza artificiale nei settori pubblici e privati, con ricadute su la…
Addio alla regola, molto contestata dal mercato, che avrebbe obbligato a mettere datacenter sul territorio nazionale per i servizi di intelligenza artificiale destinati a uso pubblico. Spicca questa tra le novità introdotte dalla Camera al disegno di legge sull’intelligenza artificiale, approvato il 25 giugno e pubblicato il 27. La lettura del testo permette di evidenziare modifiche rilevanti, dal peso politico ed economico, rispetto alla versione che era uscita dal Senato. Tra l’altro, la Camera fissa un ruolo più forte di coordinamento alla Presidenza del consiglio su questa materia. Il testo ora torna al Senato e già l’inteso livello di ping ping tra i due rami – inusuale in questa legislatura – conferma quanto siano percepiti come delicati e strategici molti punti di questo disegno di legge, di iniziativa governativa (sotto il Governo Meloni).
Sovranità e diritto d’autore
Il testo disciplina l’impiego dell’intelligenza artificiale nei settori pubblici e privati, con ricadute su lavoro, giustizia, pubblica amministrazione e tutela del diritto d’autore.
I punti critici principali riguardano la sovranità nazionale, il diritto d’autore e il ruolo del Governo.
Sul primo punto, la Camera ha eliminato il riferimento alla presenza del server nel territorio nazionale presente nel testo approvato dal Senato. Si leggeva che “i sistemi di intelligenza artificiale destinati all’uso in ambito pubblico, fatta eccezione per quelli impiegati all’estero nell’ambito di operazioni militari, devono essere installati su server ubicati nel territorio nazionale, al fine di garantire la sovranità e la sicurezza dei dati sensibili dei cittadini”.
Critica quindi la vicepresidente della Camera, Anna Ascani (Pd): il testo è “un’occasione mancata per affermare una vera sovranità tecnologica europea”. “Il provvedimento poteva essere lo strumento per combattere le nuove oligarchie dell’IA, promuovendo investimenti in tecnologie proprietarie europee e cloud sovrano. Invece – ha dichiarato – sono stati bocciati i nostri emendamenti su trasparenza algoritmica e addestramento dei modelli. Una scelta grave e inconcepibile. La tecnologia non è neutrale, e senza strumenti di democratizzazione, rischia di diventare un potente strumento di dominio”.
Critica anche la Rete per i Diritti Umani Digitali che denuncia l’assenza di contrappesi democratici e il potere eccessivo affidato al Governo.
A maggior ragione nel nuovo testo, dove è stato aggiunto: “il Presidente del Consiglio dei ministri promuove, d’intesa con i Ministri competenti, la definizione della strategia nazionale per l’intelligenza artificiale”. Il testo precedente era più dettagliato su quali ministeri e autorità partecipano alla definizione della strategia nazionale, mentre ora si dà un ruolo più ampio alla Presidenza di decidere.
Una modifica rilevante riguarda anche la delega. Ora si legge: “Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per definire una disciplina organica relativa all’utilizzo di dati, algoritmi e metodi matematici per l’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale senza obblighi ulteriori, negli ambiti soggetti al regolamento (UE) 2024/1689, rispetto a quanto già ivi stabilito”. La novità è il riferimento più forte al regolamento europeo sull’IA, per evitare sovrapposizioni rispetto alla legge nazionale; rischio già in passato evidenziato da molti esperti.
Le contestazioni sul diritto d’autore
Non ci sono novità nell’ambito diritto d’autore ma proprio per questo motivo resta uno dei punti più contestati.
“Valgono le stesse critiche che abbiamo posto l’anno scorso, sul testo. Nulla è cambiato, purtroppo”, spiega Enzo Mazza, presidente della Fimi (Federazione industria musicale italiana). Molti titolari di diritto d’autore notano che il testo non introduce tutele contro lo sfruttamento delle loro opere da parte dell’IA.
Ciò che allarma di più è l’assenza nel testo di norme che obblighino le aziende a dichiarare chiaramente quali dati hanno usato per addestrare i modelli. In questo modo, chi produce contenuti culturali non ha strumenti per sapere se e come le proprie opere siano state usate. La legge inoltre non prevede un sistema di remunerazione, lasciando i creativi tagliati fuori da un mercato che sfrutta il loro lavoro per generare profitti.
Il timore è che, in nome dell’innovazione, si stia costruendo un ecosistema digitale dove il diritto d’autore viene di fatto aggirato.
Soddisfatto invece il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, che ha definito l’approvazione “un passaggio fondamentale per l’Italia”, aggiungendo: “Auspico una veloce terza lettura al Senato che ci porterà ad essere ufficialmente il primo Paese europeo a dotarsi di una legge nazionale dedicata. Un risultato per nulla scontato, dovuto alla forte volontà del Governo e al lavoro condiviso con tutti i gruppi parlamentari. Dopo aver guidato la stesura dell’AI Act europeo e i principi internazionali G7, completiamo ora il quadro nazionale, potenziando sicurezza, innovazione e tutela dei diritti”.