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Dazi Usa-Ue, trattativa a oltranza: obiettivo 10%. Bessent: “Decide Trump”

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Il commissario Ue Sefcovic a Washington propone un modello simile alla Gran Bretagna. Von der Leyen: “Se il negoziato fallirà siamo pronti a tutto”. Trump annuncia per oggi l’invio delle lettere informative ai partner commerciali
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WASHINGTON – Passi avanti nel negoziato, con la volontà di chiuderlo entro la scadenza del 9 luglio, ma l’accordo ancora non c’è. In breve sintesi, è il risultato della visita ieri a Washington del commissario al Commercio della Ue Maros Sefcovic, dove ha incontrato il segretario al Tesoro Scott Bessent, il suo omologo Howard Lutnick e l’ambasciatore Jamieson Greer.

In vista della missione, l’inviato di Bruxelles si era dato questo obiettivo: "Raggiungere il massimo possibile. Un accordo che sia equo per entrambe le parti, aiuti le aziende di entrambe le parti a ottenere maggiore prevedibilità, maggiore chiarezza su come pianificare le attività commerciali per il resto dell’anno e per il futuro”.

Questo “partendo dal presupposto che siamo i d…

WASHINGTON – Passi avanti nel negoziato, con la volontà di chiuderlo entro la scadenza del 9 luglio, ma l’accordo ancora non c’è. In breve sintesi, è il risultato della visita ieri a Washington del commissario al Commercio della Ue Maros Sefcovic, dove ha incontrato il segretario al Tesoro Scott Bessent, il suo omologo Howard Lutnick e l’ambasciatore Jamieson Greer.

In vista della missione, l’inviato di Bruxelles si era dato questo obiettivo: "Raggiungere il massimo possibile. Un accordo che sia equo per entrambe le parti, aiuti le aziende di entrambe le parti a ottenere maggiore prevedibilità, maggiore chiarezza su come pianificare le attività commerciali per il resto dell’anno e per il futuro”.

Questo “partendo dal presupposto che siamo i due alleati più stretti. È sempre un buon segno quando passiamo dallo scambio di opinioni al processo di stesura, ma bisogna restare molto concentrati sul raggiungimento dei risultati perché siamo due dei maggiori partner commerciali del pianeta”.

La nuova soglia dei dazi Usa-Ue

Significa che la Ue è disposta ad accettare dazi del 10% e acquistare più armi e altri beni americani come il gas, a patto che ci siano esenzioni o riduzioni delle tariffe per prodotti come l’alluminio, ora al 50%, le auto e la componentistica, al 25%. Gli Usa però chiedono anche l’eliminazione delle tasse sui colossi digitali americani.

Parlando ieri con la Cnbc, Bessent è stato prudente: “Ho visto la mia controparte europea. Nel negoziato ci sono molti elementi in gioco. Non posso precedere il presidente: la decisione è di Trump. Lavoreremo diligentemente tutto il fine settimana. Vedremo cosa si potrà fare”. Il segretario al Tesoro però, forte anche dei 147 mila posti di lavoro creati a giugno negli Usa, ha avvertito di essere pronto ad andare avanti: “Quello che abbiamo visto finora è che i dazi non hanno danneggiato la nostra economia”.

Difficile rispettare la scadenza del 9 luglio

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, parlando ad Aarhus in Danimarca, ha risposto così: “Quello a cui stiamo puntando è un accordo di principio”, sul modello della Gran Bretagna. “Come sempre nei negoziati - ha proseguito - non si sa mai quando vengono conclusi con successo. L’obiettivo è il 9 luglio. È un compito enorme perché Ue e Usa hanno il volume commerciale più grande a livello globale, 1.500 miliardi di euro”. Von der Leyen ha spiegato che “il flusso è molto complesso” e quindi è “impossibile” definire i dettagli in soli 90 giorni, come chiede Trump, che dal 9 luglio minaccia di far scattare i dazi più punitivi.

Poi ha aggiunto: “Siamo pronti per un accordo, vogliamo una soluzione negoziata. Ma allo stesso tempo ci stiamo preparando all’eventualità che non si raggiunga un’intesa soddisfacente. Per questo motivo abbiamo avviato la consultazione su una lista di riequilibrio e difenderemo gli interessi europei se necessario. In altre parole, tutti gli strumenti sono sul tavolo pronti per essere usati”.

L’Ue punta al modello Gran Bretagna

Da qui l’idea di seguire il modello già usato da Londra, per individuare un’intesa quadro generale che blocchi l’entrata in vigore delle tariffe, per poi definire i dettagli.

Però Bruxelles deve fare i conti con le sue divisioni interne, oltre che con Washington. Germania e Italia spingerebbero per una soluzione rapida, anche se al costo di concessioni, mentre Spagna e Francia frenano e chiedono di resistere con le contro misure.

Una posizione che il presidente Macron ha sintetizzato ieri così: “Un buon accordo è quello concluso il più rapidamente possibile, con i dazi più bassi possibili, e che sia giusto e deciso”.

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