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La minaccia di Trump alla Ue: “Dazi al 17 per cento sull’import alimentare”

(afp)

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In vista della scadenza del 9 luglio, il presidente Usa annuncia l’invio di decine di lettere a tutti i Paesi per informarli su quanto dovranno pagare per continuare a commerciare con gli Stati Uniti
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WASHINGTON – Le lettere stanno già partendo, lo ha rivelato il presidente Trump in persona. Informano ogni Paese della percentuale di dazi che dovrà pagare, se vorrà continuare ad avere accesso al mercato degli Stati Uniti. A cominciare da quelli dell’Unione Europea, se è vero che la missione a Washington del commissario al Commercio Maros Sefcovic non ha prodotto risultati concreti per sbloccare la trattativa ed evitare lo scontro. Anzi, gli Usa si preparano ad alzare al 17% le tariffe imposte sulle importazioni di prodotti alimentari dal Vecchio Continente, giusto per dimostrare che non hanno alcuna intenzione di fare passi indietro o concessioni.

Dazi, la strategia di Trump

Può darsi che si tratti solo di una tattica negoziale, come già …

WASHINGTON – Le lettere stanno già partendo, lo ha rivelato il presidente Trump in persona. Informano ogni Paese della percentuale di dazi che dovrà pagare, se vorrà continuare ad avere accesso al mercato degli Stati Uniti. A cominciare da quelli dell’Unione Europea, se è vero che la missione a Washington del commissario al Commercio Maros Sefcovic non ha prodotto risultati concreti per sbloccare la trattativa ed evitare lo scontro. Anzi, gli Usa si preparano ad alzare al 17% le tariffe imposte sulle importazioni di prodotti alimentari dal Vecchio Continente, giusto per dimostrare che non hanno alcuna intenzione di fare passi indietro o concessioni.

Dazi, la strategia di Trump

Può darsi che si tratti solo di una tattica negoziale, come già avvenuto in passato: minacciare il peggio, per spronare gli interlocutori a cedere. Il messaggio generale però resta che l’era dei liberi commerci, se non proprio l’intero fenomeno della globalizzazione, si sta chiudendo. Almeno fino a quando alla Casa Bianca ci sarà Trump, che oltretutto conta sui proventi dei dazi per coprire in parte i tagli alle tasse da 4.500 miliardi di dollari varati giovedì con l’approvazione del “Big Beautiful Bill”.

Il capo della Casa Bianca ha comunicato ai giornalisti l’accelerazione, mentre giovedì andava in Iowa a celebrare il passaggio della legge “finanziaria”, che ha firmato poi ieri, festa dell’Indipendenza americana. La seconda “indipendenza”, o “liberazione”, l’aveva proclamata il 2 aprile scorso, annunciando i dazi a tutto il mondo. Poi ha frenato, negoziato, accelerato, e infine rimandato l’entrata in vigore di alcune misure al 9 luglio, per dare agli interlocutori novanta giorni di tempo allo scopo di negoziare accordi. Cedere alle sue volontà, in altre parole.

Le lettere al posto dei negoziati

Ora però quella scadenza si sta avvicinando, le intese firmate sono poche, e la missione di Sefcovic non ha prodotto nemmeno il progetto quadro generale su cui poi intendersi nei dettagli. Quindi Trump ha spiegato di aver perso la pazienza: «La mia intenzione è quella di inviare una lettera a ciascun paese per dire quali dazi pagheranno. È molto più semplice». Poi ha aggiunto: «Invieremo alcune lettere ad iniziare da domani», ossia ieri. Ne partiranno una dozzina al giorno, con tariffe che «varieranno probabilmente in termini di valore tra il 60 o 70%, e il 10 o 20%». In questo modo, entro il 9 luglio «tutti i Paesi saranno pienamente coperti». Ossia ognuno saprà quanto dovrà pagare per continuare a commerciare con gli Usa. Se poi qualcuno avrà ancora voglia di negoziare una soluzione condivisa, sarà possibile farlo, ma non più necessario. La Ue è ora il primo obiettivo, dopo gli accordi più o meno raggiunti con Cina e Gran Bretagna.

Dazi mirati sull’import alimentare

Secondo il Financial Times durante la missione di giovedì Sefcovic si è visto presentare la minaccia di far salire al 17% i dazi sui prodotti alimentari importati dal Vecchio Continente, per un valore di 48 miliardi di euro l’anno scorso. Altro che esenzioni mirate: l’esatto contrario. Del resto se un’intesa non sarà concordata entro il 9 luglio, le tariffe saliranno al 20% su tutti i beni europei.

Trump punta sui dazi per riportare in America il settore manifatturiero, e i posti di lavoro trasferiti all’estero, ma anche per incassare abbastanza soldi da rimpiazzare l’intero sistema fiscale interno dell’Irs.

I numeri dicono che questo obiettivo è improbabile, ma intanto gli introiti sono saliti a 24,2 miliardi a maggio, metà dalla Cina e metà dal resto del mondo. Visto che inflazione e disoccupazione non salgono, il presidente non ha incentivi a fermarsi. Anzi, si convince sempre più dell’efficacia delle sue guerre commerciali.

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