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Dazi Usa-Ue. L’ora del pessimismo a Bruxelles si preparano al mancato accordo

(agf)

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I negoziatori non vedono un punto di caduta, anzi non sanno neanche se l’Europa finirà nella lista dei Paesi con le tariffe più alte
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BRUXELLES – La fumata è ancora nera, se non nerissima. A quattro giorni dalla scadenza della sospensione dei dazi concessa da Donald Trump, l’accordo tra Usa e Ue sui dazi è molto lontano.

L’incontro che si è svolto l’altro ieri a Washington tra il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, e due rappresentanti americani, Lutnick e Greer, non ha fatto passi avanti. Anzi, la posizione statunitense si è confermata molto rigida. Al punto che adesso nell’Unione sta crescendo l’allarme.

Tariffe Usa e contromisure Ue

Il timore è che il presidente statunitense dalla prossima settimana faccia scattare di nuovo le tariffe del 20 per cento al Vecchio Continente. Costringendolo ad adottare suo malgrado le contromisure che trasformerebbero il fragile armistizio in una guerra commerciale davvero guerreggiata. Assestando così un colpo alla crescita economica e alla serenità dei mercati finanziari.

BRUXELLES – La fumata è ancora nera, se non nerissima. A quattro giorni dalla scadenza della sospensione dei dazi concessa da Donald Trump, l’accordo tra Usa e Ue sui dazi è molto lontano.

L’incontro che si è svolto l’altro ieri a Washington tra il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, e due rappresentanti americani, Lutnick e Greer, non ha fatto passi avanti. Anzi, la posizione statunitense si è confermata molto rigida. Al punto che adesso nell’Unione sta crescendo l’allarme.

Tariffe Usa e contromisure Ue

Il timore è che il presidente statunitense dalla prossima settimana faccia scattare di nuovo le tariffe del 20 per cento al Vecchio Continente. Costringendolo ad adottare suo malgrado le contromisure che trasformerebbero il fragile armistizio in una guerra commerciale davvero guerreggiata. Assestando così un colpo alla crescita economica e alla serenità dei mercati finanziari.

E allora mentre il tycoon annuncia la spedizione delle ennesime lettere “tariffarie” a diversi partner, a Bruxelles sale la tensione. Ben espressa nell’incontro svoltosi ieri pomeriggio tra Bjoern Seibert, il capo di gabinetto della presidente della Commissione, e gli ambasciatori dei 27 Stati membri. Un incontro in cui non solo è stato descritto con pessimismo lo stallo ed è stato raccontato che gli “amici” di Washington restano molto anelastici, ma è anche emersa una certa confusione determinata dall’incertezza. Ossia nessuno ha capito se esista un ragionevole punto di caduta. Nonostante i colloqui telefonici di ieri mattina fra Trump e il presidente francese, Emmanuel Macron, allargati al Cancelliere tedesco, Friedrich Merz.

L’Ue divisa ai negoziati

Per di più restano le divisioni all’interno dell’Ue: con Germania e Italia più disponibili a cedere, Francia e Spagna molto meno. Eppure, stavolta quella che un ambasciatore ha chiamato «arroganza americana», ha generato un fattore comune: l’esigenza di avere almeno un quadro chiaro di cosa sarebbe l’accordo. Ma al momento questa chiarezza è più paragonabile ad una nebbia impenetrabile. La Commissione ha quindi cercato in pubblico di ridimensionare lo scontro. Per Sefcovic, «la settimana è stata produttiva, il nostro obiettivo rimane un accordo commerciale transatlantico valido e ambizioso».

E Palazzo Berlaymont ha sintetizzato cosi lo stato dell’arte: «Siamo favorevoli a una soluzione negoziata. Sono stati compiuti progressi verso un accordo di massima durante l’ultimo ciclo di negoziati svoltosi questa settimana. Dopo aver discusso lo stato di avanzamento della questione con i nostri Stati membri, la Commissione si impegnerà nuovamente con gli Stati Uniti sul merito nel fine settimana. Al tempo stesso, ci stiamo preparando all’eventualità che non si raggiunga un accordo soddisfacente». La verità è che adesso l’ultimo punto, ossia le possibili contromosse, si sta trasformando nel cuore delle riflessioni. Perché il resoconto fatto riservatamente dal Commissario al Commercio e dal capo di gabinetto di von der Leyen ai 27 Rappresentanti permanenti è stato quasi drammatico.

Nuovi dazi in arrivo senza accordo

Non solo perché gli Usa hanno minacciato di porre una tassazione del 17 per cento sui prodotti alimentari europei (una misura che colpirebbe l’Italia e la Francia in maniera molto severa), ma perché lo spettro dei “vecchi” dazi – almeno del 20 per cento - si è rimaterializzato con forza. L’analisi dell’esecutivo comunitario, infatti, prevede che gli Stati Uniti si rivolgeranno ai partner commerciali in base a 3 categorie: l’attuale “pausa” tariffaria reciproca rimane per i partner con cui è stato raggiunto un accordo di principio, con possibili ulteriori agevolazioni tariffarie in una fase successiva.

La seconda prevede che il precedente dazio specifico per Paese venga ripristinato se i negoziati sono in corso ma non è stato ancora raggiunto un accordo di principio (il che significherebbe appunto il 20% per l’Ue fino alla conclusione dell’accordo). Infine il ripristino o la maggiorazione della precedente tariffa specifica per Paese fino a nuovo avviso per i partner con cui i negoziati stanno andando male. Il guaio è che l’Europa non ha capito a quale categoria Trump intenda ascrivere l’Ue.

Per questo la paura e i tentennamenti stanno ormai scalando tutti i picchi. Nella consapevolezza, emersa con nettezza nel corso nella riunione del Coreper (il Comitato che riunisce i 27 ambasciatori), che in tutti gli scenari descritti lo squilibrio tra Unione e Stati Uniti è a dir poco marcato. E infatti diversi rappresentanti permanenti più che chiedere come raggiungere l’intesa, hanno domandato come ci si prepara ad affrontare tale squilibrio. Tra l’altro non è stata nemmeno menzionata l’ipotesi di prorogare l’attuale “pausa” tariffaria per scavallare il 9 luglio. Le onde sulle due sponde dell’Atlantico si stanno quindi ingrossando. Bisognerà capire dove si abbatteranno.

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