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Dazi, scontro sul 10 per cento fra Usa e Ue. Mediatori europei irritati per le giravolte americane

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La Commissione punta alla proroga e nello stesso tempo si prepara al peggio. Per oggi è stato preallertato il Coreper (il Comitato che riunisce i 27 ambasciatori) nell’eventualità che tutto precipiti
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Il problema è che a Washington cambiano spesso posizione». Chi a Bruxelles riceve informazioni dai “negoziatori” sui dazi, ascolta sempre la stessa comunicazione. Gli interlocutori della Casa Bianca non sono del tutto coerenti. E ogni piccolo particolare deve essere ricondotto alla valutazione di Donald Trump. Mettendo così la trattativa in una costante linea di incertezza.

È successo anche durante i contatti che sono proseguiti nel weekend. E sebbene una soluzione non sia stata ancora trovata, gli emissari della Commissione Ue sono convinti che uno spazio per arrivare ad un’intesa ci sia ancora. Anzi, almeno su un punto hanno iniziato ad essere un po’ più ottimisti, vista la possibilità di prorogare l’attuale “pausa” dei dazi che scade mercoledì prossimo. Anche se la lettera del presidente statunitense, che oggi dovrebbe partire verso una dozzina di partner commerciali, prevedesse per l’Unione europea un ritorno alle “vecchie” tariffe, comunque il dialogo proseguirebbe. C’è un patt…

Il problema è che a Washington cambiano spesso posizione». Chi a Bruxelles riceve informazioni dai “negoziatori” sui dazi, ascolta sempre la stessa comunicazione. Gli interlocutori della Casa Bianca non sono del tutto coerenti. E ogni piccolo particolare deve essere ricondotto alla valutazione di Donald Trump. Mettendo così la trattativa in una costante linea di incertezza.

È successo anche durante i contatti che sono proseguiti nel weekend. E sebbene una soluzione non sia stata ancora trovata, gli emissari della Commissione Ue sono convinti che uno spazio per arrivare ad un’intesa ci sia ancora. Anzi, almeno su un punto hanno iniziato ad essere un po’ più ottimisti, vista la possibilità di prorogare l’attuale “pausa” dei dazi che scade mercoledì prossimo. Anche se la lettera del presidente statunitense, che oggi dovrebbe partire verso una dozzina di partner commerciali, prevedesse per l’Unione europea un ritorno alle “vecchie” tariffe, comunque il dialogo proseguirebbe. C’è un patto di base per prorogare almeno fino ad agosto la sospensione dei dazi americani. Nel peggiore dei casi, dunque, Bruxelles e Washington avrebbero almeno altre tre settimane per discutere e trattare per uscire dall’impasse che alla fine danneggia entrambe le parti.

Il nodo del 10 per cento

Il punto di maggiore attrito al momento è che gli States considerano la tassa del 10 per cento come un punto di partenza. E quindi per i prodotti che giudicano più svantaggiosi per il loro mercato chiedono di aumentare quella soglia. Senza alcuna compensazione. L’Europa al contrario vorrebbe interpretarla come la percentuale media. Dunque con tariffe più alte su alcuni beni e più basse su altri. E in aggiunta (o in alternativa) reclamano una compensazione su alcune importazioni dagli States.

Su questa linea, però, i due “contendenti” non riescono ancora a intendersi. In particolare i negoziatori europei lamentano un atteggiamento costantemente ondivago dalla sponda a “stelle e strisce”. Anche in questo fine settimana un passo avanti compiuto sabato, è stato accompagnato da uno indietro domenica. Il sospetto è che Trump inizi ad accogliere con soddisfazione i dati sulle entrate doganali: a maggio, ad esempio, si sono quasi moltiplicate per quattro raggiungendo il record di 24,2 miliardi di dollari. E alcune stime prevedono addirittura un introito maggiorato di oltre 500 miliardi di dollari in un anno. Una boccata di ossigeno per le casse pubbliche americane, almeno nel breve periodo. La Casa Bianca sente per questo di avere il coltello dalla parte del manico.

Coreper preallertato

La Commissione Ue allo stato punta quindi alla proroga e nello stesso tempo si prepara al peggio. Per oggi è stato preallertato il Coreper (il Comitato che riunisce i 27 ambasciatori) nell’eventualità che tutto precipiti. Quella sarebbe la sede per organizzare la prima risposta. Le contromisure saranno nel caso uguali e contrarie. Imporranno, insomma, gli stessi dazi. Sui servizi è in corso uno studio per capire come stabilire una tassazione senza colpire i clienti, ossia i cittadini.

Molto difficile il ricorso allo strumento anti Coercizione. Si tratta di una misura riservata ai “nemici”. E considerando che adesso il “tycoon” sta di nuovo cambiando idea sul sostegno all’Ucraina, ricorrere ad essa potrebbe compromettere l’azione congiunta a difesa di Kiev, cosa che Bruxelles vuole assolutamente scongiurare.

Ma, alla fine, a Palazzo Berlaymont sono rassegnati all’idea che ogni previsione è impossibile. E che tutto è nella mani di Trump.

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