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Dazi, ancora 72 ore per trattare: l’Europa non viene colpita ma l’accordo resta lontano

 Valdis Dombrovskis

 

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Una proroga “ad Europam”. Nella delicatissima partita a scacchi con Washington, l’Ue tira un brevissimo sospiro di sollievo
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STRASBURGO – Una proroga “ad Europam”. Altri tre-quattro giorni per trattare ancora. Nella delicatissima partita a scacchi con Washington, l’Ue tira un brevissimo sospiro di sollievo. Perchè Donald Trump ha comunicato di non voler spedire subito a Bruxelles la lettera con i nuovi dazi. Rimarrà nel cassetto della Casa Bianca ancora per almeno 72 ore. Una “eccezione” concessa al Vecchio Continente per negoziare. A meno che il presidente americano non cambi di nuovo idea. Possibilità che gli emissari non escludono mai con il tycoon le cui mosse sono considerate «imprevedibili».

Sta di fatto che fino a ieri sera quando si è riunito il Coreper (il Comitato che riunisce i 27 ambasciatori permanenti) la missiva non era arrivata…

STRASBURGO – Una proroga “ad Europam”. Altri tre-quattro giorni per trattare ancora. Nella delicatissima partita a scacchi con Washington, l’Ue tira un brevissimo sospiro di sollievo. Perchè Donald Trump ha comunicato di non voler spedire subito a Bruxelles la lettera con i nuovi dazi. Rimarrà nel cassetto della Casa Bianca ancora per almeno 72 ore. Una “eccezione” concessa al Vecchio Continente per negoziare. A meno che il presidente americano non cambi di nuovo idea. Possibilità che gli emissari non escludono mai con il tycoon le cui mosse sono considerate «imprevedibili».

Sta di fatto che fino a ieri sera quando si è riunito il Coreper (il Comitato che riunisce i 27 ambasciatori permanenti) la missiva non era arrivata. Un segnale – in associazione con la decisione di far scattare comunque le tariffe dal primo agosto – considerato, appunto, positivo. «In questa fase – ha detto ieri il Commissario agli Affari economici, Valdis Dombrovskis, al termine dell’Eurogruppo - non sono a conoscenza che la Commissione abbia ricevuto qualche lettera».

Nel merito, però, l’intesa è ancora lontana. Non tanto per la percentuale da applicare ai dazi, quanto per la richiesta americana di avere sostanzialmente mani libere nel presente e nel futuro. La trattativa infatti si sta concentrando su una tariffa base del 10 per cento. Il Tycoon però pretende alcune eccezioni al rialzo - quindi superiori al 10 - per diversi settori tra cui l’aeronautica, l’automotive, l’agroalimentare, gli alcolici e la farmaceutica. Beni non secondari nell’export europeo.

Le perplessità emerse nell’incontro d’emergenza svoltosi ieri pomeriggio con il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, riguardano poi una certa volatilità delle richieste statunitensi. Dinanzi, infatti, alla richiesta europea di introdurre il principio della simmetria nelle relazioni commerciali (quindi una sorta di reciprocità), Trump – cui spetta sempre l’ultima decisione – risponde mettendo sul tavolo il concetto della imprevedibilità. Ossia la posizione del presidente Usa è: se volete la simmetria, dovete accettare l’imprevedibilità. La possibilità che gli States decidano di aumentare i dazi in maniera non concordata. Non solo. Lo stesso Sefcovic ha ammesso che Washington in ogni caso non presta alcuna garanzia sulle tariffe future.

L’Europa si trova dunque davanti a un bivio: chiudere la partita accettando una disparità di trattamento che la esporrà ad una debolezza di lungo periodo nell’export o ammettere di avere un interlocutore che può cambiare idea in ogni momento senza dare così stabilità al mercato. Per di più in questo quadro stanno emergendo maggiormente le differenze tra i partner dell’Unione. Ognuno spinge per tutelare le proprie industrie. Anche se ormai la trasversalità della tassazione immaginata dagli americani rischia di indebolire un po’ tutti.

Ieri ci sono stati diversi contatti tra i capi di Stato e di Governo per concordare una risposta. È stata ribadita la necessità che sia in primo luogo Ursula von der Leyen a trattare direttamente con Trump. È in programma un’altra telefonata con la Casa Bianca entro domani. E in agenda c’è anche un volo lampo verso Washington. «Quando la Commissione si siederà con gli Stati Uniti per negoziare su commercio e tariffe – ha detto ieri la leader dell’esecutivo comunitario -, l’Europa dovrà mostrare forza». «La posizione dell’Ue – le ha fatto eco Dombrovskis – è stata chiara fin dall’inizio. Il nostro obiettivo è trovare un accordo prima del 9 luglio». Lo spiraglio ieri si è aperto, ma nessuno riesce a scommettere che sia sufficiente.

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