Dazi, le 14 lettere americane: sfida a Giappone e Corea Trump: “Scattano dal primo agosto”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Dazi immediati del 25% contro Giappone, Corea del Sud e vari altri paesi; rinvio al primo agosto della scadenza per riscuoterli, e quindi anche per negoziare un accordo allo scopo di evitarli; minacce di duri provvedimenti contro i paesi membri del gruppo Brics, se continueranno a osteggiare Washington; nessun provvedimento contro l’Europa, almeno in queste prime ore di accelerazione delle guerre commerciali. A giudicare dalle mosse compiute ieri, uno spiraglio per trovare un’intesa con Bruxelles il presidente Trump vuole lasciarlo, magari ancora per un paio di giorni, con la possibilità di estendere i colloqui oltre la deadline iniziale del 9 luglio, fino all’inizio del prossimo mese. Però la linea generale sembra tracciata, nel senso che o si trova un accordo conveniente per tutti e condiviso, oppure gli Usa chiederanno di pagare a chiunque voglia continuare ad avere accesso al loro mercato.
NEW YORK – Dazi immediati del 25% contro Giappone, Corea del Sud e vari altri paesi; rinvio al primo agosto della scadenza per riscuoterli, e quindi anche per negoziare un accordo allo scopo di evitarli; minacce di duri provvedimenti contro i paesi membri del gruppo Brics, se continueranno a osteggiare Washington; nessun provvedimento contro l’Europa, almeno in queste prime ore di accelerazione delle guerre commerciali. A giudicare dalle mosse compiute ieri, uno spiraglio per trovare un’intesa con Bruxelles il presidente Trump vuole lasciarlo, magari ancora per un paio di giorni, con la possibilità di estendere i colloqui oltre la deadline iniziale del 9 luglio, fino all’inizio del prossimo mese. Però la linea generale sembra tracciata, nel senso che o si trova un accordo conveniente per tutti e condiviso, oppure gli Usa chiederanno di pagare a chiunque voglia continuare ad avere accesso al loro mercato.
Le lettere inviate ieri a Tokyo e Seul sembrano scritte con un tono di grande cortesia. Riconoscono la straordinaria importanza dei rapporti commerciali bilaterali con questi alleati storici, e puntano a perpetuarli per molti anni a venire. Nel frattempo però è diventato impellente ridurre i deficit di cui sono vittime gli Stati Uniti, imponendo dazi del 25%, che in realtà non coprono la differenza ma aiutano ad avviarsi verso un rapporto più giusto. A meno che Giappone e Corea non accettino di raggiungere un’intesa entro il primo agosto. Se invece risponderanno imponendo le loro tariffe, “qualunque percentuale stabilirete verrà sommata al nostro 25% in aggiunta”.
Poco dopo, sul social Truth, Trump ha annunciato l’invio di lettere anche a Kazakistan, Tunisia e Malesia per dazi del 25%; Sudafrica e Bosnia 30%; Indonesia 32%; Bangladesh e Serbia 35%; Cambogia e Thailandia 36%; Laos e Myanmar 40%. Giappone e Corea a parte, in questa prima fase l’attenzione si sta dunque concentrando su paesi non ai primi posti nella classifica degli scambi bilaterali con gli Usa.
Il capo della Casa Bianca però ha lanciato un segnale molto minaccioso ai Brics, riuniti a Rio de Janeiro, per avvertirli che subiranno tariffe aggiuntive del 10% rispetto a tutto quanto già imposto finora, se continueranno a perseguire “politiche antiamericane”. L’avviso riguarda in particolare Brasile, India e Sudafrica, ma anche Russia e Cina. Quindi i danni che Trump non è pronto ad infliggere a Putin per la sua aggressione dell’Ucraina, potrebbero invece materializzarsi a causa delle iniziative prese dai Brics per antagonizzare la leadership americana, ruolo dominante del dollaro incluso.
La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha annunciato però che il presidente firmerà un decreto per rinviare dal 9 luglio al primo agosto la scadenza per l’entrata in vigore dei dazi proclamati il 2 aprile, e poi sospesi per 90 giorni allo scopo di negoziare accordi commerciali. In realtà la riscossione delle tariffe era prevista fin dall’inizio a partire da quella data, ma ora la nuova deadline diventa ufficiale.
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L’Unione Europea non è stata inclusa nella prima ondata di lettere e le autorità di Bruxelles dicono di non aspettarsi comunicazioni immediate. Sembra di capire che in questo modo Trump abbia voluto lasciare un altro po’ di spazio per trattare, visto che negli ultimi giorni sono stati compiuti progressi verso la soluzione, o quanto meno un accordo quadro, che dovrebbe includere dazi del 10%, più altri elementi in discussione come la cancellazione delle tasse sui colossi digitali americani, l’esenzione di certi prodotti, l’impegno a considerare conclusa la vertenza con questa intesa. Bruxelles spera di chiudere entro la scadenza originaria, cioè domani.