Arriva il tanto atteso giudizio della Commissione Ue sul golden power applicato dal governo italiano all’operazione Unicredit-Banco Bpm. Secondo indiscrezioni filtrate ieri da Bruxelles, l’autorità per la concorrenza europea (DgComp) ha deciso di inviare una lettera all’esecutivo e a Unicredit.
La missiva rientra nella procedura prevista dall’articolo 21.4 del regolamento sulle concentrazioni. In sostanza è una pre decisione che metterebbe in evidenza come alcune delle prescrizioni adottate con il Dpcm del 18 aprile scorso non sono conformi alle norme europee e non rientrano nel perimetro della sicurezza nazionale, il tema che il governo ha sollevato per attivare i poteri speciali nei confronti della banca di Piazza Gae Aulenti.
Nel mirino della Commissione europea sarebbero finite, in particolare, due delle quattro prescrizioni indicate nel provvedimento del governo: il mantenimento del rapporto depositi/impieghi e il divieto di vendere titoli del debito pubblico italiano. La let…
Arriva il tanto atteso giudizio della Commissione Ue sul golden power applicato dal governo italiano all’operazione Unicredit-Banco Bpm. Secondo indiscrezioni filtrate ieri da Bruxelles, l’autorità per la concorrenza europea (DgComp) ha deciso di inviare una lettera all’esecutivo e a Unicredit.
La missiva rientra nella procedura prevista dall’articolo 21.4 del regolamento sulle concentrazioni. In sostanza è una pre decisione che metterebbe in evidenza come alcune delle prescrizioni adottate con il Dpcm del 18 aprile scorso non sono conformi alle norme europee e non rientrano nel perimetro della sicurezza nazionale, il tema che il governo ha sollevato per attivare i poteri speciali nei confronti della banca di Piazza Gae Aulenti.
Nel mirino della Commissione europea sarebbero finite, in particolare, due delle quattro prescrizioni indicate nel provvedimento del governo: il mantenimento del rapporto depositi/impieghi e il divieto di vendere titoli del debito pubblico italiano. La lettera anticipa, dunque, una probabile decisione vincolante che potrebbe arrivare a breve, ma allo stesso tempo - spiegano le fonti di Bruxelles - si lascia spazio al governo italiano per correggere il provvedimento, anche dialogando con Unicredit. A disposizione ci sarebbero 10-15 giorni. Tra l’altro, la lettera arriva proprio a ridosso dell’udienza del Tar sul ricorso, in calendario oggi, che la banca ha presentato per fare chiarezza sulle norme contenute nel Dpcm. Senza delucidazioni, infatti, l’ad di Unicredit Andrea Orcel ha detto più volte che sarebbe costretto a non proseguire nell’Ops lanciata a novembre su Banco Bpm. È anche possibile, dunque, che alla luce della lettera dell’Ue ci possa essere un aggiornamento davanti al Tar, per vedere se l’aggiustamento del provvedimento avrà luogo.
Intanto la palla passa al governo. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha sempre tenuto il punto sul golden power, chiudendo la strada a una revisione. I tecnici del Mef non hanno mai intavolato una trattativa con i vertici di Unicredit, se non su questioni tecniche e secondarie. Ieri nessun commento ufficiale da via XX settembre. Bocche cucite anche a Palazzo Chigi. Fonti di governo parlano di «fastidio» e «irritazione» per l’intervento dell’Ue, ma non si sbilanciano sulla postura da assumere nei confronti di Bruxelles. Prima - spiegano le stesse fonti - si leggerà attentamente la lettera, attesa tra ieri sera e stamattina, e poi si valuterà quale posizione prendere. La strada della mediazione sembra difficile da evitare, se non a fronte del rischio di una bocciatura che in base all’articolo 21.4 sarebbe immediatamente esecutiva, anche se impugnabile di fronte alla Corte di Giustizia.
La Ue in pratica sta usando tutte le armi in suo possesso per evitare che i governi nazionali possano interferire sulle operazioni di concentrazione in ambito comunitario. Nel caso di Unicredit l’agenda dei prossimi giorni sarà determinante. L’Ops su Banco Bpm è in corso e scade il 23 luglio. Ma la tempistica potrebbe cambiare ancora in virtù della trattativa che potrebbe aprirsi nei prossimi giorni sulla spinta della Ue. Se poi Orcel e il cda di Unicredit decidessero di andare avanti ci sarà spazio per un rilancio sul prezzo e anche per un’estensione dei termini, fino a un massimo di 15 giorni.
Intanto la banca di Orcel comunica di aver convertito derivati in azioni Commerzbank e così sale al 20% della banca tedesca: in questo modo Unicredit diventa di fatto il primo azionista.