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“Dazi insopportabili”: agricoltori all’attacco, governo in imbarazzo

Da sinistra, il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti con il ministro Francesco Lollobrigida 

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Confagricoltura respinge l’ipotesi della tassa al 10% ma Lollobrigida frena: “Evitare il protezionismo è molto difficile”
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Anche se si fermassero al 10 per cento i nuovi dazi americani «non sarebbero assolutamente sopportabili per alcuni settori dell’economia agricola». Tanto più che all’orizzonte degli agricoltori si profila una minaccia anche peggiore, questa volta in arrivo da Bruxelles: «Se l’Europa taglierà i fondi all’agricoltura farà un danno irreparabile», afferma il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, durante l’Assemblea estiva dell’organizzazione, all’Università Bocconi di Milano.

Ma dai successivi interventi del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e del vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto emerge quanto lontana sia ormai l’ipotesi dazi zero. Premettendo che è «di interesse reciproco che la partita sui dazi finisca bene», Fitto ammette che «non sarà a impatto zero», anche se ci sono segni positivi di un «avanzamento di dialogo». Altrettanto scettico Lollobrigida: «Credo che evitare i dazi, portandoli a zero, sia un’operazione molto difficile, che i …

Anche se si fermassero al 10 per cento i nuovi dazi americani «non sarebbero assolutamente sopportabili per alcuni settori dell’economia agricola». Tanto più che all’orizzonte degli agricoltori si profila una minaccia anche peggiore, questa volta in arrivo da Bruxelles: «Se l’Europa taglierà i fondi all’agricoltura farà un danno irreparabile», afferma il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, durante l’Assemblea estiva dell’organizzazione, all’Università Bocconi di Milano.

Ma dai successivi interventi del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e del vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto emerge quanto lontana sia ormai l’ipotesi dazi zero. Premettendo che è «di interesse reciproco che la partita sui dazi finisca bene», Fitto ammette che «non sarà a impatto zero», anche se ci sono segni positivi di un «avanzamento di dialogo». Altrettanto scettico Lollobrigida: «Credo che evitare i dazi, portandoli a zero, sia un’operazione molto difficile, che i commissari europei difficilmente riusciranno a ottenere. Quindi bisogna verificare se invece il risultato di dazi assorbibili sia raggiungibile».

L’“assorbibilità” dei dazi però è un’ipotesi abbastanza lontana per la gran parte dei prodotti agroalimentari italiani: «Il corretto rapporto qualità-prezzo è un elemento centrale nell’export di vino italiano verso gli Stati Uniti», sottolinea in una nota l’Unione Italiana Vini, spiegando come la categoria più venduta sia quella a prezzi “popolari” (prezzo allo scaffale intorno ai 13 euro a bottiglia). Tra i prodotti più esposti ai dazi, perché in testa all’export agroalimentare italiano negli Stati Uniti, anche ortaggi e frutta, cereali e derivati, come la pasta, formaggi e latticini, olio d’oliva.

Inoltre i dazi «non sono solo una misura protezionistica», mette in guardia Giansanti: «Sono un tentativo, neppure troppo velato, di scardinare il modello europeo, a partire dalle sue barriere non tariffarie: ovvero tutte quelle regole che abbiamo costruito per garantire ai cittadini europei cibo sano, tracciabile, prodotto secondo standard elevati di sicurezza, sostenibilità e benessere animale». Lollobrigida gli dà ragione: «In Europa abbiamo forme di protezione che riguardano il nostro benessere che gli Stati Uniti invece interpretano in maniera diversa. Su quello siamo molto più rigidi», assicura, aggiungendo che, oltre alle norme a tutela della salute dei consumatori, neanche le indicazioni geografiche «sono sacrificabili e non sono, lo abbiamo spiegato agli amici statunitensi, una forma di protezionismo, ma di protezione di un modello economico che valorizza piccole aree di produzione che non potrebbero sopravvivere con i livelli di qualità così elevati».

Se Lollobrigida si schiera con decisione con gli agricoltori anche sul no ai tagli alla Pac e sul suo assorbimento in un fondo unico di coesione nel prossimo bilancio Ue («continuiamo a lavorare costantemente per tentare di evitare che l’Europa faccia una scelta folle», assicura il ministro), invece Fitto è molto cauto su questo tema: «La discussione sul bilancio è molto articolata, complessa. C’è un confronto in atto sul ruolo delle regioni che, per quanto mi riguarda, va tutelato, ma c’è anche la necessità di costruire un bilancio che sia più moderno, le cui parole chiave sono semplificazione e flessibilità», premette. Aggiungendo che quindi «l’idea è quella di evitare di avere un bilancio rigido per il quale una scelta fatta il primo anno debba rimanere valida per sette anni. Questo non consentirebbe all’Europa di affrontare al meglio le sfide che ci si pongono davanti».

Ma gli agricoltori hanno una visione diversa: «Senza un sistema di regole che possa garantire la stabilità del mercato europeo - rileva Giansanti - come possiamo pensare di garantire la continuità produttiva delle tante agricolture che oggi compongono l’Unione europea?».

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