STRASBURGO – Accordo nei prossimi giorni». La frase è ripetuta come un mantra da tutti gli esponenti Ue che stanno trattando sui dazi con gli Usa. Da von der Leyen a Sefcovic la parola d’ordine è ottimismo. Ma riservatamente i “negoziatori” ammettono che nonostante le tante concessioni fatte a Washington, in realtà gli europei «si muovono al buio».
Dall’automotive all’agricoltura, dalla farmaceutica all’acciaio, in concreto l’Unione europea non ha ancora capito quali siano le reali intenzioni di Donald Trump. «Vuole i soldi», si è lasciato scappare il commissario al Commercio rispondendo a un eurodeputato uscendo ieri dall’aula del Parlamento europeo. E in effetti i 300 miliardi di dollari preventivati dal Tesoro americano come provento dei nuovi dazi, sono considerati vitali per rigenerare il bilancio a stelle e strisce.
STRASBURGO – Accordo nei prossimi giorni». La frase è ripetuta come un mantra da tutti gli esponenti Ue che stanno trattando sui dazi con gli Usa. Da von der Leyen a Sefcovic la parola d’ordine è ottimismo. Ma riservatamente i “negoziatori” ammettono che nonostante le tante concessioni fatte a Washington, in realtà gli europei «si muovono al buio».
Dall’automotive all’agricoltura, dalla farmaceutica all’acciaio, in concreto l’Unione europea non ha ancora capito quali siano le reali intenzioni di Donald Trump. «Vuole i soldi», si è lasciato scappare il commissario al Commercio rispondendo a un eurodeputato uscendo ieri dall’aula del Parlamento europeo. E in effetti i 300 miliardi di dollari preventivati dal Tesoro americano come provento dei nuovi dazi, sono considerati vitali per rigenerare il bilancio a stelle e strisce.
E se nel frattempo il presidente americano ha mandato le lettere di “messa in mora” ad altri sette Paesi (stangata al 50% per il Brasile) il Vecchio Continente spera di poter chiudere comunque la partita. Anche se l’intesa fosse peggiore di quella siglata dagli States con il Regno Unito (le tariffe per Londra potrebbero essere più basse di quelle riservate a Bruxelles), nell’Unione sta prevalendo la linea tedesca secondo la quale è meglio un cattivo accordo che nessun accordo. Perché in assenza di un quadro stabile, la situazione è destinata a peggiorare. Soltanto se le condizioni imposte dal tycoon fossero davvero insopportabili – ad esempio tariffe superiori al 10 per cento sulle auto e sull’agricoltura – allora solo in quel caso l’Europa sarà costretta a dire no. Sapendo comunque che per diversi settori si supererà quella quota. Tra l’altro in maniera non esplicita stanno giungendo agli “emissari” comunitari anche dei sondaggi su come l’Europa possa partecipare all’acquisto del debito pubblico americano.
Ieri Sefcovic ha di nuovo sentito al telefono il rappresentante statunitense Greer per incanalare il dialogo e ottenere qualche dettaglio in più. Sapendo che ormai la data-limite è diventata il primo agosto e che per il momento Trump non intende spedire la sua missiva a Bruxelles.
«Da febbraio – ha ricordato ieri la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen - gli Stati Uniti hanno imposto dazi sul 70% del commercio totale dell’Ue con loro. Saremo fermi ma preferiamo una soluzione negoziata» e nello stesso tempo «ci prepariamo a tutti gli scenari». Il Commissario al commercio ritiene che «un certo grado di riequilibrio persisterà» e non sarà messo in discussione il quadro normativo europeo, ossia le leggi comunitarie non cambieranno su richiesta di Trump. Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha espresso un «cauto ottimismo» pur dilatando i tempi dell’accordo alla fine del mese: «Il nostro obiettivo è raggiungere un’intesa con i dazi più bassi possibili il più rapidamente possibile. Non è facile da raggiungere a causa delle attuali richieste del governo Usa». Che restano, appunto, piuttosto esigenti nonostante la “mediazione” del segretario americano al Tesoro che ha convinto il presidente a procrastinare l’entrata in vigore delle nuove tariffe al prossimo mese.
Tra le tante richieste già accolte dall’Ue e molto apprezzate da Washington anche la riforma delle “stablecoin”, le criptovalute che potrebbero avere una circolazione facilitata in Europa. Uno strumento su cui Trump ha investito e investirà molto nei prossimi anni. L’Europa è convinta di poter concedere molto all’alleato d’Oltreoceano perché dagli studi fatti in Commissione, almeno il 75% delle perdite in termini di export con gli Stati Uniti dovrebbero essere recuperate attraverso gli accordi commerciali con il Mercosur, l’India e la Cina. E infatti a fine mese una delegazione dell’Ue, guidata da von der Leyen e Costa, volerà a Pechino per incontrare Xi Jinping.