Berlino chiude la porta alla scalata di Unicredit: “Rinunci a Commerz”
Giovanni PonsIl cancelliere tedesco Friedrich Merz e il ministro delle Finanze e vicecancelliere Lars Klingbeil si stringono la mano. (Foto Tobias SCHWARZ / AFP)
Milano – Il governo tedesco chiude la porta in faccia a Unicredit, come mai prima aveva fatto. «Ci aspettiamo che Unicredit rinunci al tentativo di acquisizione: noi puntiamo ancora ad una Commerzbank autonoma», ha detto Lars Klingbeil, ministro delle Finanze tedesco, all’agenzia di stampa Dpa. Il ministro ha anche aggiunto: «Commerzbank è una banca di importanza sistemica in Germania. Ha dimostrato di poter avere successo anche in modo indipendente».
Klingbeil ha poi ribadito che il procedimento di Unicredit è stato «non concordato e non amichevole» e ha sottolineato che il governo tedesco non rinuncerà alla sua partecipazione in Commerzbank, che è pari circa al 12%.
Difficile capire quale possa essere lo stato d’animo di Andrea Orcel in queste ore, che si trova la strada sbarrata dal potere politico sia in Germania sia in Italia, dove il golden power del governo Meloni gli impedisce di proseguire nell’Ops su Banco Bpm. Ma è evidente che la campagna di acquisizioni iniziata nel set…
Milano – Il governo tedesco chiude la porta in faccia a Unicredit, come mai prima aveva fatto. «Ci aspettiamo che Unicredit rinunci al tentativo di acquisizione: noi puntiamo ancora ad una Commerzbank autonoma», ha detto Lars Klingbeil, ministro delle Finanze tedesco, all’agenzia di stampa Dpa. Il ministro ha anche aggiunto: «Commerzbank è una banca di importanza sistemica in Germania. Ha dimostrato di poter avere successo anche in modo indipendente».
Klingbeil ha poi ribadito che il procedimento di Unicredit è stato «non concordato e non amichevole» e ha sottolineato che il governo tedesco non rinuncerà alla sua partecipazione in Commerzbank, che è pari circa al 12%.
Difficile capire quale possa essere lo stato d’animo di Andrea Orcel in queste ore, che si trova la strada sbarrata dal potere politico sia in Germania sia in Italia, dove il golden power del governo Meloni gli impedisce di proseguire nell’Ops su Banco Bpm. Ma è evidente che la campagna di acquisizioni iniziata nel settembre 2024 con l’acquisto di un 4,5% di Commerzbank, proprio su invito del governo tedesco che stava procedendo a un collocamento sul mercato, rischia di fermarsi su tutti e due i fronti.
È vero che in Germania Unicredit potrebbe salire ancora, fin quasi al 30%, avendo già acquistato prodotti derivati su azioni Commerzbank. E che non ha bisogno di ulteriori autorizzazioni da parte del governo, avendo già ricevuto il via libera da parte della Bce e dell’autorità antitrust per attestarsi fin sotto il 30%. Ma è anche vero che spingere l’acceleratore per conquistare una banca, che è un’attività regolata, in un paese dove il governo dice esplicitamente che il compratore non è gradito, sarebbe controproducente. E a poco serve constatare che i governi nazionali europei, in questa fase, si stanno comportando in maniera asincrona rispetto al governo comunitario di cui fanno parte.
È di soli due giorni fa l’ennesima dichiarazione del portavoce Ue Olof Gill: «Crediamo che il consolidamento del settore bancario attraverso fusioni nazionali e transfrontaliere potrebbe contribuire a migliorare l’efficienza e la redditività delle banche. Ne beneficerebbe l’economia europea nel suo complesso, in particolare i consumatori».
Un consolidamento che il potere politico non ha il potere di bloccare. «Nel mercato unico e, ancora di più, nell’Unione bancaria, non c’è alcuna base per bloccare un’operazione sulla base della decisione discrezionale del governo di uno Stato membro», ha aggiunto Gill.
Ma di fatto è proprio ciò che sta succedendo. Già oggi è possibile che arrivi il dispositivo del Tar del Lazio che si è riunito mercoledì 9 luglio per analizzare il ricorso di Unicredit contro il golden power emanato dal governo italiano lo scorso 18 aprile. E le previsioni degli addetti ai lavori sono per un respingimento del ricorso visto che il Dpcm è stato adottato seguendo le leggi italiane del 2020 e 2021 in materia di poteri speciali del governo. Solo la Commissione Ue potrebbe intervenire per chiedere una revoca o una modifica del golden power se questo esula dall’ambito della sicurezza nazionale. Ma la Commissione, che sta studiando il caso da diverso tempo, non ha ancora trovato la volontà politica di prendere un provvedimento in contrasto con il governo Meloni.
Tutto ciò sta portando Andrea Orcel a considerare un eventuale ritiro: con una sentenza negativa del Tar oggi potrebbe essere convocato a stretto giro un cda di Unicredit nel week end per prendere una decisione al riguardo.