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L’ultimo passo di Kellogg, adesso la colazione americana è a marchio Ferrero

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La strategia del gruppo italiano si concentra sempre più sulle acquisizioni in terra Us
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ROMA – Senza scalate ostili o colpi di scena, Ferrero trova un accordo con il management per acquisire WK Kellogg, l’azienda che oggi comprende il ramo americano dello storico gruppo dei cereali. Il colosso guidato dalla terza generazione di imprenditori italiani ha messo sul piatto 3,1 miliardi, 23 dollari per azione, aggiudicandosi il sì unanime del consiglio della controparte e l’impegno di W. K. Kellogg Foundation e della famiglia Gund a consegnare il loro 21,7%. Una stretta di mano tra due colossi della prima colazione, fondati ai capi opposti dell’Atlantico ma simili in un aspetto: sono stati entrambi frutto di un’idea rivoluzionaria.

Due storie lontane, frutto di un’idea rivoluzionaria

La leggenda vuole che i corn flakes siano stati inventati sul finire del diciannovesimo secol…

ROMA – Senza scalate ostili o colpi di scena, Ferrero trova un accordo con il management per acquisire WK Kellogg, l’azienda che oggi comprende il ramo americano dello storico gruppo dei cereali. Il colosso guidato dalla terza generazione di imprenditori italiani ha messo sul piatto 3,1 miliardi, 23 dollari per azione, aggiudicandosi il sì unanime del consiglio della controparte e l’impegno di W. K. Kellogg Foundation e della famiglia Gund a consegnare il loro 21,7%. Una stretta di mano tra due colossi della prima colazione, fondati ai capi opposti dell’Atlantico ma simili in un aspetto: sono stati entrambi frutto di un’idea rivoluzionaria.

Due storie lontane, frutto di un’idea rivoluzionaria

La leggenda vuole che i corn flakes siano stati inventati sul finire del diciannovesimo secolo dal dottor John Harvey Kellogg, alla ricerca di un alimento che curasse i propri pazienti nel sanatorio di Battle Creek, in Michigan. Sarà il fratello Will Keith a raccogliere il prototipo e lanciarlo sul mercato.

Una cinquantina d’anni dopo, ad Alba, un’altra coppia di fratelli creano nel laboratorio di dolciumi di famiglia la Pasta Gianduja o Giandujot, un prodotto a base di nocciole che si presenta avvolto in carta stagnola, si può tagliare a fette e mettere sul pane. E soprattutto, è economico. Il successo non tarda ad arrivare, così il portafoglio si allarga a merendine, cioccolatini e molto altro ancora. Nel 1964 viene alla luce il prodotto forse più iconico, la Nutella.

Con l’avvento della seconda generazione il gruppo punta sull’espansione internazionale e, con la terza, sulle grandi acquisizioni, come le attività dolciarie di Nestlé negli Stati Uniti per 2,8 miliardi di dollari e alcuni brand di biscotti e snack della stessa Kellogg’s.

L’avventura americana di Ferrero

In questo scenario, l’ingresso nel mercato americano dei cereali è una naturale evoluzione per consolidare la ormai collaudata strategia di acquisire e far crescere marchi iconici della regione. In Nord America, Ferrero e le sue affiliate contano attualmente più di 14.000 dipendenti in 22 stabilimenti e 11 uffici.

«Questa è più di una semplice acquisizione: rappresenta l’unione di due aziende, ciascuna con un’eredità orgogliosa e generazioni di consumatori fedeli», ha commentato il presidente esecutivo, Giovanni Ferrero. «Una pietra miliare in questo percorso, che ci dà fiducia nelle opportunità future».

Così cambia la storia del gruppo di Battle Creek

Se l’operazione sarà approvata dai soci, WK Kellogg’s lascerà Wall Street per diventare una controllata del gruppo. In dote porta vendite nette tra i 610 e i 615 milioni di dollari nel secondo trimestre 2025 e un Ebitda rettificato tra i 43 e i 48 milioni di dollari. Il ceo e presidente, Gary Pilnick, sostiene a gran voce l’operazione. Con il favore del cda e dei grandi soci della loro preda, i Ferrero quindi sembrano avere pochi ostacoli davanti a sé. Nulla in confronto a quello che sta affrontando Mars nella maxi acquisizione da 36 miliardi di Kellanova, l’altro ramo di quello che fu il gruppo di Battle Creek.

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