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Dazi Usa al 30%, Ursula punta al dialogo: “Ma ci difenderemo”

URSULA VON DER LEYEN

 

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Sconcerto ma soprattutto paura per quello che può succedere sui mercati. L’Unione vuole ancora evitare lo scontro totale
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BRUXELLES – Sconcerto e paura». Quando venerdì notte la Commissione è stata avvertita dei contenuti della lettera che da lì poco sarebbe stata spedita da Donald Trump, la reazione è stata questa. I “negoziatori” europei e la stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, non credevano alle loro orecchie. Un brivido è corso lungo le loro schiene pensando a quel che accadrà da domani su tutti i mercati finanziari. E da quel momento hanno iniziato a studiare le possibili contromosse. Anche le più dure: una tassa sui servizi digitali e lo Strumento anticoercizione che può bloccare tutte le attività imprenditoriali americane in Europa.

La prima decisione da prendere, però, riguarda i controdazi da oltre 20 miliardi di euro che scattano domani. Oggi si riunirà d’urgenza il Coreper (il Comitato dei 27 ambasciatori) per valutare la situazione e adottare le prime decisioni. Per non spezzare definitivamente il filo del dialogo, l’idea è di sospendere questo primo pacchetto…

BRUXELLES – Sconcerto e paura». Quando venerdì notte la Commissione è stata avvertita dei contenuti della lettera che da lì poco sarebbe stata spedita da Donald Trump, la reazione è stata questa. I “negoziatori” europei e la stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, non credevano alle loro orecchie. Un brivido è corso lungo le loro schiene pensando a quel che accadrà da domani su tutti i mercati finanziari. E da quel momento hanno iniziato a studiare le possibili contromosse. Anche le più dure: una tassa sui servizi digitali e lo Strumento anticoercizione che può bloccare tutte le attività imprenditoriali americane in Europa.

La prima decisione da prendere, però, riguarda i controdazi da oltre 20 miliardi di euro che scattano domani. Oggi si riunirà d’urgenza il Coreper (il Comitato dei 27 ambasciatori) per valutare la situazione e adottare le prime decisioni. Per non spezzare definitivamente il filo del dialogo, l’idea è di sospendere questo primo pacchetto (un secondo da 70 miliardi può entrare in vigore a settembre) fino al primo agosto in maniera speculare rispetto alla missiva della Casa Bianca. In parte, infatti, l’esecutivo europeo e le diverse cancellerie sperano che questa sia la solita mossa del tycoon per alzare il prezzo e poi trattare. E quindi vogliono utilizzare i prossimi venti giorni per continuare a trovare una soluzione concordata.

“Imporre dazi del 30% sulle esportazioni dell’Ue – ha risposto von der Leyen - sconvolgerebbe le essenziali catene di approvvigionamento transatlantiche, a scapito di imprese e consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico”. La presidente della Commissione ha cercato di replicare punto per punto al leader statunitense rimarcando che “poche economie al mondo eguagliano il livello di apertura e di rispetto delle pratiche commerciali eque dell’Unione europea. L’Ue ha costantemente dato priorità a una soluzione negoziata con gli Stati Uniti”. Ma “nello stesso tempo, adotteremo tutte le misure necessarie per salvaguardare gli interessi dell’Ue, inclusa l’adozione di contromisure proporzionate”.

L’impresa più difficile per la Ue è contrastare la convinzione di Trump che le difficoltà strutturali del sistema industriale e commerciale Usa si possano superare con il ricatto delle tariffe. I tre settori su cui emergono le maggiori distanze – agroalimentare, automotive e farmaceutica – vedono gli States penalizzati non per la politica europea sull’export ma per l’incapacità Usa di produrre beni di qualità ed esportabili in Europa. E ogni volta che i “negoziatori” di Bruxelles hanno sottolineato questo aspetto, la risposta è stata nervosa. Di fronte, allora, alla volubilità e inaffidabilità di Trump, l’Ue sta cominciando a mettere nel conto l’inevitabilità di una vera e propria guerra commerciale: con dazi reciproci (dalla soia alle Harley Davidson, dal tacchino al ferro), lo Strumento anticoercizione che paralizza tutti gli investimenti Usa in Europa, la web tax e rapporti rinsaldati con Sud America, India, Cina e Giappone. Secondo le istituzioni comunitarie, le nuove alleanze sono in grado di contrastare l’isolazionismo trumpiano. Le intese con Mercosur e India potrebbero già colmare quasi il 75 per cento delle perdite derivanti dal mancato export negli Stati uniti provocato dai dazi. Considerando che con le tariffe al 30 per cento il prezzo da pagare salirebbe a oltre 115 miliardi di euro l’anno.

Ma un conflitto del genere avrebbe due controindicazioni. I tecnici Ue si aspettano infatti due reazioni nei mercati finanziari: una immediata ed una nel medio periodo ancora più pesante con un aumento dell’inflazione e una dinamica pericolosa sui titoli di debito americani. L’altra controindicazione riguarda l’Ucraina: Washington potrebbe per ritorsione lasciare del tutto la difesa di Kiev all’Ue. Un crinale scivolosissimo. Che l’Unione vuole evitare. Se possibile. Domani si riunirà anche il Consiglio dei ministri Ue del Commercio per studiare il da farsi ed evitare lo scontro totale. Sempre che Trump non abbia questo come obiettivo.

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