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Mediobanca boccia Mps “Offerta opaca e ostile il prezzo è inadeguato”

MEDIOBANCA SEDE PIAZZETTA CUCCIA (SALMOIRAGO FOTOGRAMMA/Fotogramma, MILANO - 2019-11-12) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate (fotogramma)

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Il cda di piazzetta Cuccia attacca l’istituto senese sulla lunga storia di aiuti pubblici e sul ruolo dei soci Delfin e Caltagirone
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Milano – Il cda di Mediobanca boccia per l’ennesima volta l’offerta di scambio proposta dal Monte dei Paschi di Siena (Mps). Ribadendo le argomentazioni già espresse in passato e aggiungendo nuovi elementi relativi al prezzo offerto e ai dubbi sul futuro controllo del gruppo. Il cda «ritiene l’offerta Mps ostile e non concordata con l’emittente, priva di razionale industriale e di convenienza per gli azionisti Mediobanca. Il cda ritiene altresì che il corrispettivo offerto da Mps sia non congruo e del tutto inadeguato».

Innanzitutto il prezzo, lo sconto calcolato dai tre advisor di Mediobanca, cioé Centerview, Equita e Goldman Sachs, è pari al 32%, molto più alto del 3,9% indicato dagli ultimi prezzi di mercato. E questo perché è calcolato su una media storica individuata dal…

Milano – Il cda di Mediobanca boccia per l’ennesima volta l’offerta di scambio proposta dal Monte dei Paschi di Siena (Mps). Ribadendo le argomentazioni già espresse in passato e aggiungendo nuovi elementi relativi al prezzo offerto e ai dubbi sul futuro controllo del gruppo. Il cda «ritiene l’offerta Mps ostile e non concordata con l’emittente, priva di razionale industriale e di convenienza per gli azionisti Mediobanca. Il cda ritiene altresì che il corrispettivo offerto da Mps sia non congruo e del tutto inadeguato».

Innanzitutto il prezzo, lo sconto calcolato dai tre advisor di Mediobanca, cioé Centerview, Equita e Goldman Sachs, è pari al 32%, molto più alto del 3,9% indicato dagli ultimi prezzi di mercato. E questo perché è calcolato su una media storica individuata dallo stesso cda, che porta a dire che il rapporto di concambio giusto sarebbe 3,71 invece che il 2,533 proposto da Mps.

Mediobanca continua a essere convinta che non sia conveniente mischiare il suo modello di business iper specializzato e di successo con quello della tradizionale banca commerciale, molto dipendente dall’andamento dei tassi di interesse. L’arrivo di Mps come azionista di maggioranza, quindi, farebbe scappare talenti e clienti e così l’attività verrebbe depauperata rispetto a una situazione “in solitaria”. «L’aggregazione proposta da Mps distruggerebbe valore rispetto al valore conseguibile dagli azionisti di Mediobanca se quest’ultima rimanesse una entità indipendente e potesse realizzare il Piano “One Brand-One Culture” (come esteso al 2028)». Inoltre, se Mediobanca rimanesse da sola, potrebbe cercare di finalizzare l’acquisizione di Banca Generali, che è stata proposta il 28 aprile scorso ma non ha fatto passi in avanti visto che l’assemblea che doveva autorizzarla è stata rinviata all’ultimo momento.

L’Ops di Mps su Mediobanca non convince i destinatari anche perché chi la lancia viene da una lunga storia di ristrutturazioni e ricapitalizzazioni (25 miliardi in 20 anni, soldi prevalentemente pubblici) e la qualità del suo bilancio a oggi non è delle migliori. «La qualità degli attivi di Mps rimane inferiore rispetto ai principali concorrenti (Npe ratio più elevato tra le banche italiane, 4,4% rispetto a una media del sistema del 2,5%), tasso di copertura delle sofferenze (Npl) tra i più bassi del sistema (pari a circa il 66% contro una media del 73% delle banche italiane). Dipendenza della raccolta di fondi dalla Bce e redditività fortemente influenzata da fattori esogeni (tassi di interesse) o straordinari (Dta, benefici fiscali su perdite pregresse)».

In questo quadro un’integrazione tra Mps e Mediobanca, secondo il cda di quest’ultima, sarebbe deleterio per gli azionisti di Piazzetta Cuccia. «Le rilevanti dissinergie, stimate dal cda di Mediobanca ammontano a circa 460 milioni in caso di fusione tra le due entità bancarie e fino a 665 milioni in assenza di fusione». E le dissinergie andrebbero ad annullare la crescita dell’utile prevista da Mps che faceva conto per l’85% proprio sul contributo di Mediobanca.

Infine nel comunicato dell’emittente si arriva a parlare degli azionisti e degli assetti di controllo post offerta. La presenza di Delfin e Caltagirone sia in Mps, sia in Mediobanca sia in Generali fa sì che ci sia un interesse a mandare in porto l’Ops di Mps anche se non è favorevole per gli investitori istituzionali. E il fatto di aver fissato una soglia minima al 35%, secondo il cda, «segnala la volontà di perfezionare l’operazione, anche dinanzi ai rilevanti rischi di dissinergie e di distruzione di valore che caratterizzano l’offerta». In ogni caso, se l’offerta raccogliesse solo il 35% (20% Delfin, 10% Caltagirone, 5% casse previdenziali) ciò non garantirebbe il controllo di fatto di Mps su Mediobanca visto che nell’assemblea dell’ottobre 2023 la partecipazione arrivò al 76,3%.

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