Ecco i settori più colpiti dai dazi
di Rosaria Amato , e Carlotta ScozzariFormaggi: per un chilo di Grana Padano si spenderanno anche 50 dollari
Sommando i dazi già imposti al 30% aggiuntivo appena annunciato dal presidente Trump «il prezzo al consumo del Grana Padano supererà ampiamente i 50 dollari al chilogrammo». Per Stefano Berni, direttore generale del Consorzio di tutela Grana Padano, la decisione dell’amministrazione Usa «equivale ad una vera dichiarazione di guerra economica». I dazi in arrivo, spiega Berni, si sommerebbero a quelli in vigore, e cioè «un dazio storico che era del 15% nelle esportazioni verso gli Stati Uniti, e che dopo i primi mesi di presidenza Trump, è salita al 25% che quindi oggi incide per quasi 6 dollari al kg». Nella stessa situazione tutti i formaggi italiani d’esportazione: i dazi nuovi sommati ai vecchi portano la somma al 45%: si tratta della tariffa più alta dell’agroalimentare. «Con un tale dazio saranno ovviamente ridotti i consumi negli Stati Uniti - conclude Berni - Un drammatico errore che sarà anche un danno per i…
Formaggi: per un chilo di Grana Padano si spenderanno anche 50 dollari
Sommando i dazi già imposti al 30% aggiuntivo appena annunciato dal presidente Trump «il prezzo al consumo del Grana Padano supererà ampiamente i 50 dollari al chilogrammo». Per Stefano Berni, direttore generale del Consorzio di tutela Grana Padano, la decisione dell’amministrazione Usa «equivale ad una vera dichiarazione di guerra economica». I dazi in arrivo, spiega Berni, si sommerebbero a quelli in vigore, e cioè «un dazio storico che era del 15% nelle esportazioni verso gli Stati Uniti, e che dopo i primi mesi di presidenza Trump, è salita al 25% che quindi oggi incide per quasi 6 dollari al kg». Nella stessa situazione tutti i formaggi italiani d’esportazione: i dazi nuovi sommati ai vecchi portano la somma al 45%: si tratta della tariffa più alta dell’agroalimentare. «Con un tale dazio saranno ovviamente ridotti i consumi negli Stati Uniti - conclude Berni - Un drammatico errore che sarà anche un danno per il consumatore americano».
Vino: con un ricarico così alto, fuori gioco l’80% delle bottiglie
«In una lettera è stata scritta la pagina più nera dei rapporti tra due storici alleati dell’Occidente. Il 30% di dazio sarebbe quasi un embargo per l’80% del vino italiano». Il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, commenta la lettera di Trump senza giri di parole, tratteggiando un quadro decisamente pessimistico. «Il destino nostro - prosegue - e di centinaia di migliaia di posti di lavoro è vincolato ai tempi supplementari, fondamentali, perché è impensabile poter collocare altrove nel breve periodo questi volumi di vino. Contestualmente, servirà un intervento straordinario dell’Ue». Dello stesso tenore le dichiarazioni di Angelo Radica, presidente dell’Associazione nazionale città del vino, di cui fanno parte oltre 500 Comuni a vocazione vitivinicola. «È una situazione - dice - da allarme rosso, è chiaro che il 30% di dazio sul vino è un livello intollerabile. Va peraltro sommata anche la svalutazione del dollaro».
Farmaci: il conto per le imprese può superare i 4 miliardi
«L’export farmaceutico italiano negli Stati Uniti vale 10 miliardi di euro. E quindi i dazi al 30%, se si considera anche la svalutazione attuale del dollaro, potrebbero pesare per oltre 4 miliardi». Mentre fa i conti sull’impatto degli ultimi balzelli doganali minacciati dal presidente Trump, il presidente di Farmindustria Marcello Cattani rimane fiducioso: «Mi auguro che anche quest’ultima lettera rientri nella dinamica delle minacce che poi rientrano», ragiona, aggiungendo che la tensione di questi mesi «ha anche un effetto positivo per la Ue, per l’accelerazione delle politiche che mettono al centro l’industria e l’innovazione».
Del resto dazi così alti avrebbero un impatto negativo anche «sulla salute stessi consumatori americani», rileva Cattani, che «si ritroverebbero con potenziali carenze di forniture, e un incremento dei costi assicurativi». Inoltre i dazi potrebbero innescare «uno spostamento di risorse verso la Cina, che ha una strategia molto più attrattiva per gli investimenti e la ricerca, e una maggiore tutela della proprietà intellettuale».
Moda e meccanica: rischio blocco per la filiera
«I dazi imposti dagli Stati Uniti rappresentano una minaccia seria per l’industria italiana della moda, già colpita da tariffe elevate sui prodotti». Lo dice Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, ricordando che nel 2024 il settore del tessile e dell’abbigliamento ha esportato verso gli Usa beni per oltre 2,75 miliardi di euro. «È il terzo mercato di sbocco per l’export del comparto» ha aggiunto. Sburlati cerca anche il lato positivo: «Questa sfida può diventare un’opportunità per rafforzare filiere innovative e sostenibili e per avvicinarle». Allarme anche dall’industria manifatturiera e metalmeccanica. «C’è un effetto di seconda battuta - mette in guardia il presidente di Federmeccanica, Simone Bettini - perché non solo sarà difficile esportare in Usa, ma lo sarà anche in Francia o in Germania, perché i capifiliera che ci danno il lavoro a loro volta esportano negli Stati Uniti.E così i dazi non li subiremo solo in modo diretto ma anche di rimbalzo».