L’offerta di Bper sulla Popolare di Sondrio (Bps) taglia il traguardo con il successo dell’istituto di Modena. Che però non si accontenta di avere raggiunto il 58,5% del capitale del gruppo valtellinese e punta ad arrivare ancora più su. Si spiega così la decisione, annunciata venerdì sera, di riaprire il periodo di adesione dal 21 luglio e per altri cinque giorni di Borsa.
Ai soci di Bps verrà così data nuovamente l’opportunità di vendere le proprie azioni a Bper, dopo il recente rilancio che ha alzato il corrispettivo complessivo a 1,45 titoli modenesi di nuova emissione più un euro in contanti per ogni azione valtellinese. Una mossa che ha trasformato l’operazione da offerta pubblica di scambio (Ops) in offerta di acquisto e scambio (Opas). Unipol, grande socia con poco meno del 20% diretto in ciascuna delle due banche, ha già consegnato le sue azioni della Sondrio a Modena. Il gruppo assicurativo bolognese, del resto, fin da subito aveva mostrato apprezzamento per l’operazione, …
L’offerta di Bper sulla Popolare di Sondrio (Bps) taglia il traguardo con il successo dell’istituto di Modena. Che però non si accontenta di avere raggiunto il 58,5% del capitale del gruppo valtellinese e punta ad arrivare ancora più su. Si spiega così la decisione, annunciata venerdì sera, di riaprire il periodo di adesione dal 21 luglio e per altri cinque giorni di Borsa.
Ai soci di Bps verrà così data nuovamente l’opportunità di vendere le proprie azioni a Bper, dopo il recente rilancio che ha alzato il corrispettivo complessivo a 1,45 titoli modenesi di nuova emissione più un euro in contanti per ogni azione valtellinese. Una mossa che ha trasformato l’operazione da offerta pubblica di scambio (Ops) in offerta di acquisto e scambio (Opas). Unipol, grande socia con poco meno del 20% diretto in ciascuna delle due banche, ha già consegnato le sue azioni della Sondrio a Modena. Il gruppo assicurativo bolognese, del resto, fin da subito aveva mostrato apprezzamento per l’operazione, con il probabile disappunto dei vertici di Bps, che invece hanno sempre manifestato freddezza.
Un’offerta che da Ops è diventata Opas
Tra l’altro, nei giorni scorsi, proprio alcuni esponenti in posizioni apicali del gruppo Popolare di Sondrio hanno colto l’occasione della recente corsa dei titoli (+43% da inizio anno) per vendere piccoli pacchetti di azioni, preferendo così operare sul mercato che cederli a Bper. Per esempio, Mauro De Stefani, presidente della direzione generale di Bps Suisse, ha venduto 60mila titoli a 11,95 euro; Giorgio Marco Iacobone, presidente della controllata di Bps Rent2go srl, ne ha ceduti 1.475 a 12 euro l’uno; Luigino Negri, vicepresidente di un’altra società del gruppo, Bnt spa, si è liberato in più soluzioni di 10mila azioni a un prezzo tra 11,9 e 12,11 euro. Dal rilancio, l’offerta ha sempre presentato un leggero premio a Piazza Affari. Alla chiusura di venerdì, l’Opas valorizzava 11,7387 euro ciascun titolo Bps rispetto agli 11,645 euro di Borsa.
Pur avendo fissato come soglia minima il 35% più un’azione della Sondrio, Bper puntava in realtà ad arrivare sopra il 50% del capitale, con conseguente consolidamento a bilancio. Nei giorni scorsi, in più occasioni, l’amministratore delegato della banca modenese, Gianni Franco Papa, si era detto fiducioso di superare la metà del capitale della Sondrio. È vero, come si legge nel documento di offerta, che Bper riteneva che già una quota tra il 35 e il 50% le permettesse «di ottenere il controllo di fatto dell’emittente, esercitando un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria di Bp Sondrio e incidendo sul generale indirizzo della gestione».
Tuttavia, oltrepassare il 50% consente, in primo luogo, di ottenere più sinergie. Queste ultime, in caso di integrazione delle due banche che comporterebbe costi una tantum per 400 milioni (caricati per il 75% quest’anno e per il resto nel 2026), sono stimate a regime da Bper in 290 milioni annui prima delle imposte, suddivisi in 100 milioni in termini di ricavi e in 190 a livello di costi. Superando appena il 35% di Bps, Modena avrebbe raggiunto solo il 5% delle sinergie di costo ipotizzate a regime e il 50% di quelle sui ricavi, percentuali viste in aumento rispettivamente al 60 e al 75% ottenendo invece il 50% più un’azione.
Anche la fusione tra i due gruppi dipende dalla quota di Bps che ora Bper riuscirà a raggiungere: con il 66,67% del capitale e quindi con il controllo dei due terzi dell’assemblea, Modena potrà andare a nozze con Sondrio senza alcun problema; viceversa, celebrare il matrimonio sarà tanto più difficile quanto più la percentuale sarà inferiore. Nel documento di offerta, Bper precisa che, una volta terminata l’offerta, intende procedere «nel minor tempo possibile, previo ottenimento delle necessarie autorizzazioni, con la fusione», anche nel caso in cui non fosse prima riuscita a portare Bps fuori dalla Borsa con un delisting (che è uno degli obiettivi dell’Opas).
La Popolare di Sondrio, nei giorni scorsi, da una parte, ha mostrato apprezzamento per l’aumento del corrispettivo; dall’altro lato, ha ripetuto che a suo giudizio permangono diverse incertezze legate all’operazione. Nel comunicato dell’emittente, dove aveva bollato come “congruo” già il corrispettivo iniziale, Bps esprime dubbi sulle sinergie. Uno degli argomenti è che l’aumento dei possibili risparmi in base alla quota di capitale posseduta «limita significativamente la possibilità di una valutazione compiuta delle eventuali sinergie, determinando elementi di incertezza». Nello stesso documento, come fatto sin dall’annuncio dell’offerta, Bps esprime poi dubbi sui possibili impatti sul proprio organico e sulle filiali, «con ricadute negative per territori, clienti e dipendenti e in netta contrapposizione con la strategia di assunzioni annunciata da Bp Sondrio con il piano industriale».
Si tratta di preoccupazioni che Bper ha sempre giudicato infondate. In una intervista ad Affari&Finanza, Papa ha precisato: «Non abbiamo mai licenziato nessuno e non cominceremo a farlo ora. Con le nostre operazioni di m&a ci sono sempre e solo stati pensionamenti, prepensionamenti o uscite volontarie concordate con i sindacati. Abbiamo grande rispetto per la tradizione della banca, perciò vogliamo mantenere il brand Bps in Valtellina, dove è molto forte».
Quanto agli sportelli, il 2 luglio l’Antitrust ha detto “sì” all’acquisizione di Bps da parte di Bper, a condizione che vengano cedute sei filiali, cinque modenesi e una valtellinese, «a operatori bancari entro dieci mesi dalla data di autorizzazione dell’operazione». Non è detto, però, che nel bilancio finale degli sportelli Bper vada sotto. Nello stesso tempo, infatti, Papa non ha escluso un interesse per le filiali in vendita dopo le eventuali nozze tra Unicredit e Banco Bpm.