I fondi europei preferiscono viaggiare verso gli Usa
di Adriano BonafedeBisognerebbe dire a Trump che gli europei già aiutano l’America con ingenti investimenti a Wall Street di famiglie e investitori istituzionali. Gli Stati Uniti rappresentano infatti il principale Paese su cui puntano i fondi azionari europei. Ben il 51% del totale delle loro risorse finisce, dati 2024, nella Borsa americana, rispetto al 26% del 2014. In quell’anno quei soldi finivano per il 49% in Europa (oggi soltanto per un 30). Questa è soltanto una delle tante sorprese che emergono dalla “radiografia” dei fondi d’investimento realizzata dall’Efama, la federazione dei gestori europei e pubblicata nel “Fact Book 2025”.
fondi europei, asset allocation geografica...
... e settoriale
L’Unione europea ha già preso atto con preoccupazione che l’Europa in questi anni è stata sfavorita dagli stessi asset manager europei come piazza su cui investire. Questo h…
Bisognerebbe dire a Trump che gli europei già aiutano l’America con ingenti investimenti a Wall Street di famiglie e investitori istituzionali. Gli Stati Uniti rappresentano infatti il principale Paese su cui puntano i fondi azionari europei. Ben il 51% del totale delle loro risorse finisce, dati 2024, nella Borsa americana, rispetto al 26% del 2014. In quell’anno quei soldi finivano per il 49% in Europa (oggi soltanto per un 30). Questa è soltanto una delle tante sorprese che emergono dalla “radiografia” dei fondi d’investimento realizzata dall’Efama, la federazione dei gestori europei e pubblicata nel “Fact Book 2025”.
fondi europei, asset allocation geografica...
... e settoriale
L’Unione europea ha già preso atto con preoccupazione che l’Europa in questi anni è stata sfavorita dagli stessi asset manager europei come piazza su cui investire. Questo ha danneggiato tutte le imprese europee, favorendo invece quelle americane. Per questo motivo la Commissione europea ha predisposto pochi mesi fa un piano di lungo termine per convogliare la ricchezza e i risparmi verso la crescita economica e la competitività del continente. Si chiama “Unione del risparmio e degli investimenti” (Savings and Investments Union) e si propone di attuare una serie di iniziative nei prossimi mesi e anni rivolte ai cittadini e al loro risparmio, agli investitori e al finanziamento nei settori critici. L’Europa ha una grande potenzialità: qui sono domiciliati ben 23 mila miliardi in fondi d’investimento, anche se al primo posto restano gli Stati Uniti, con 41 mila miliardi. Restano lontani l’Asia e l’Oceania con 10 mila miliardi e le Americhe (esclusi gli Usa), con 5.000 miliardi.
Il mondo degli investimenti è già cambiato radicalmente in questi ultimi dieci anni. Gli asset del risparmio gestito, secondo il Fact Book di Efama, sono complessivamente quasi raddoppiati tra il 2014 e il 2024 (grazie a nuovi flussi per il 46% e all’apprezzamento del loro valore per il 54 per cento), passando da 12.000 a 23.400 miliardi. Di questi, 15.300 fanno capo ai fondi comuni d’investimento (cosiddetti Ucits) e 8.200 agli alternativi (cosiddetti Aif – alternative investment fund - dedicati agli investitori professionali).
l’equity vince ancora
Quanto alla categoria, a vincere su tutti sono i fondi azionari, con il 33% del totale, seguiti dagli obbligazionari (20), dai multi-asset (18) e dai monetari (9). Se si guarda ai settori su cui s’investe, la tecnologia rappresenta ben il 24 per cento del totale (e questo può spiegare in buona parte la predilezione dei fondi azionari europei per gli Stati Uniti, dove i settori tecnologici sono perlopiù concentrati), seguita dai servizi finanziari (16) e dagli industriali (13).
In questi ultimi anni c’è stata un’aspra battaglia tra il Lussemburgo e l’Irlanda su chi fosse in grado di attrarre maggiori investimenti come piazza per la domiciliazione dei fondi. Il Lussemburgo è stato la prima piazza per molti anni. Ma nel 2024 l’Irlanda, con il 29% del totale dei fondi azionari domiciliati, ha superato il Lussemburgo (27) e si avvicina allo stesso Lussemburgo per l’insieme dei fondi. A proposito di domiciliazione, gli asset manager italiani, come si sa, hanno investito la maggior parte delle loro risorse nelle due piazze appena citate per la creazione dei fondi che poi hanno venduto in Italia, lasciando in second’ordine il nostro Paese. Sono i cosiddetti fondi “esterovestiti”.
Tenendo conto di questi ultimi, e guardando quindi alla classifica dei fondi per “proprietà” e non per “domiciliazione”, si scopre che l’Italia è al quarto posto tra i Paesi dell’Unione europea con il 6,8% del totale Europa allargata, preceduta solo da Germania (19,8), Francia (10,9) e Lussemburgo (8). Precedono comunque l’Italia, nell’Europa allargata, anche Gran Bretagna (13,4) e Svizzera (10,1).
Il report dell’Efama registra, inoltre, la marcia inarrestabile dei fondi passivi, Etf in primo luogo. Rappresentavano soltanto l’11% del totale nel 2020 e oggi hanno raggiunto in soli quattro anni il 29 per cento, poco meno di un terzo del totale. A favorire la loro marcia è stato il basso costo: quello medio per il sottoscrittore di fondi passivi “di lungo termine” (sostanzialmente tutti quelli che non investono a breve come i monetari) è sceso fino allo 0,20 per cento (contro il precedente 0,22). Anche i fondi attivi di lungo termine hanno fatto qualche passo avanti per ridurre i costi, dall’1,11 per cento del 2020 all’1,02 del 2024, ma certamente appaiono ancora molto distanti dagli Etf.
Anche dalle parti del risparmio gestito europeo arriva il gigantismo: la quota di fondi con asset superiori al 10 miliardi è cresciuta tra il 2014 e il 2024 dal 12,5 al 25 per cento, con un incremento di oltre il 100 per cento. È aumentata anche la percentuale dei fondi mediani con asset tra 1 e 10 miliardi, passata dal 44,9 al 47,5 per cento. A rimetterci, chiaramente, i fondi più piccoli con asset compresi tra 100 milioni e 1 miliardo di euro, scesi in dieci anni dal 36,2 al 24,5 per cento. Insomma, vince chi è grande, perde chi è piccolo.
l’azionario rende di più
La radiografia dell’Efama conferma una volta di più che i fondi azionari rendono nel medio-lungo termine più di tutte le altre categorie. Nei cinque anni dal 2000 al 2024 il loro rendimento medio è stato dell’8,9 per cento, contro il 3,7 dei multi-asset (sostanzialmente quelli che in Italia chiamiamo bilanciati), il 2,4 dei monetari e l’1 degli obbligazionari. Negli anni passati si è tanto parlato di hedge fund e in genere di fondi alternativi (cosiddetti Aif). Tuttavia dal 2014 al 2024 i flussi netti hanno premiato i fondi d’investimento classici (Ucits): 4.055 miliardi di raccolta contro 1.209 degli Aif. È così cambiata la percentuale sul totale: gli Ucits rappresentavano il 60% del totale un decennio fa, ora invece il 65.
Chi detiene i fondi d’investimento e gli Aif? A vincere sono ancora Fondi pensione e assicurazioni, con 4.800 miliardi nel 2024 e una quota del 30,6% del totale. Al secondo posto troviamo le famiglie, che detengono direttamente ben 4.200 miliardi con una percentuale del 26,7% del totale; le famiglie hanno avuto l’incremento maggiore nell’ultimo decennio. Al terzo posto troviamo quelli che in Italia chiamiamo fondi di fondi, con 3.900 miliardi e una quota pari al 25 per cento.