ROMA – I social sono pieni di personaggi che vogliono aprirci gli occhi, scuoterci, aiutarci. Questi professionisti - affermati e ammirati, almeno a sentir loro - promettono di insegnarci un lavoro (spesso comodo) che ci procurerà tanti soldi.
Nei loro video su Instagram, TikTok, YouTube, i “filantropi” descrivono dunque la strada per il paradiso, lastricata di guadagni importanti che sarebbero lì, a portata di mano.
Ora, l’altruismo non è un reato né una colpa. Eppure l’Antitrust, garante dei consumatori, si è chiesta due cose. Primo: se gli influencer della felicità professionale – mentre promettono di trasformarci da zimbelli in vincenti - si muovano con la necessaria lealtà e trasparenza. E secondo se i loro video sui social siano davvero così disinteressati.
Fare leva su frustrazione dipendenti
Di disinteressato e gratuito, in questa storia, sembra esserci ben poco. L’obiettivo di svariati influencer è vendere c…
ROMA – I social sono pieni di personaggi che vogliono aprirci gli occhi, scuoterci, aiutarci. Questi professionisti - affermati e ammirati, almeno a sentir loro - promettono di insegnarci un lavoro (spesso comodo) che ci procurerà tanti soldi.
Nei loro video su Instagram, TikTok, YouTube, i “filantropi” descrivono dunque la strada per il paradiso, lastricata di guadagni importanti che sarebbero lì, a portata di mano.
Ora, l’altruismo non è un reato né una colpa. Eppure l’Antitrust, garante dei consumatori, si è chiesta due cose. Primo: se gli influencer della felicità professionale – mentre promettono di trasformarci da zimbelli in vincenti - si muovano con la necessaria lealtà e trasparenza. E secondo se i loro video sui social siano davvero così disinteressati.
Fare leva su frustrazione dipendenti
Di disinteressato e gratuito, in questa storia, sembra esserci ben poco. L’obiettivo di svariati influencer è vendere corsi, biglietti per eventi o consulenze che permetterebbero di imparare la famosa formula del successo.
C’è anche chi si spinge a caldeggiare specifici investimenti finanziari, e qui la cosa si fa addirittura più delicata.
Gli stratagemmi
Le verifiche del garante Antitrust mettono a fuoco gli stratagemmi che alcuni influencer - sei tra i più attivi - usano via social. Atteggiamenti che certo dovrebbero insospettirci durante le nostre navigazioni della speranza in Rete.
Gli influencer (alcuni, non tutti) vantano risultati professionali importanti senza provarli né portare pezze d’appoggio. Le indagini Antitrust accertano che qualche influencer si è arricchito davvero, ma proprio attraverso l’attività di formatore. I soldi quindi sono arrivati solo con i corsi online e le conferenze, e non con un’iniziativa lavorativa diversa, come lascerebbero intendere.
Qualche professionista (non tutti) si attribuisce un altro merito. Sostiene che hanno acceso un faro sulla sua esperienza sia importanti giornalisti; sia aziende di fama, interessate a collaborazioni e alleanze. Ecco poi la gente comune.
Sono i “seguaci” che si proclamano entusiasti dei suggerimenti dei santoni del benessere economico. Queste testimonianze e recensioni - presentate da alcuni in forma scritta o in video - sono autentiche, credibili? E le recensioni negative e critiche trovano altrettanto spazio?
A proposito di “seguaci”, alcuni professionisti del successo vantano parecchi follower sui profili social, a certificare popolarità e attenzione.
Peccato che l’Antitrust abbia messo in campo dei software sentinella scoprendo (in alcuni casi) che una parte di questi follower è fasulla. Si tratta di persone non reali, di “seguaci” soltanto virtuali. Chiunque può comprarne in Internet nelle tante rivendite del falso. In un caso, la percentuale di follower fake raggiunge il 75%.
L’entrata extra
Alcuni influencer della felicità fanno leva sulle frustrazioni di noi tutti. Qualsiasi lavoratrice e lavoratore ha sognato almeno una volta nella vita di lasciare il lavoro come dipendente per darsi all’imprenditoria.
Ognuno di noi vorrebbe guadagnare di più sgobbando di meno; o magari aggiungere un’entrata extra a quella che riceve mensilmente a costo di importanti sacrifici anche personali.
Insomma: circolano in Rete influencer che promettono acqua fresca a chi ha sete, a chi è preda della voglia di riscatto professionale. E per risultare più credibili mostrano le immagini di loro stessi prima (quando erano poveri) e dopo, una volta diventati ricchi. È lecito l’accostamento o forse genera suggestioni che ci condizionano?
Alla fine gli influencer del successo non stanno raccontando un’esperienza di vita per mecenatismo. Fanno leva sui loro presunti successi professionali e sui nostri fallimenti per vendere corsi (anche a pacchetti) o biglietti per eventi, consulenze o dispense. I video, insomma, sono una formula di pubblicità.
La pubblicità non dichiarata
Questa - legge alla mano – andrebbe sempre presentata come tale (non tutti lo fanno). E ogni presentazione pubblicitaria dovrebbe precisare i servizi offerti.
Tanti acquirenti non ricordano peraltro i diritti del consumatore scritti nella pietra della legge italiana e comunitaria. Vige, primo fra tutti, il diritto al ripensamento. Prerogativa incrollabile ogni volta che compriamo qualcosa via web.
Il pressing dell’Antitrust
Il Garante Antitrust si è mosso per una ragione precisa. Migliaia e migliaia di persone hanno dato fiducia agli influencer dei guadagni facili. Dunque hanno pagato somme - a volte anche importanti - per seguirli nei corsi e negli eventi, per consulenze dirette.
C’è anche la prova che qualcuno di questi influencer ha portato a casa guadagni rilevanti: milionari.
La buona notizia è che il pressing del Garante Antitrust non è vano. La stragrande maggioranza degli influencer oggetto di contestazione ha assunto degli impegni formali di fronte al Garante stesso, per riportare l’attività nei confini della trasparenza.
In questo modo evita di ricevere - con una multa - un colpo alla propria credibilità sul mercato della formazione.