MILANO – La possibilità di dazi al 30% per l’Europa, messa nero su bianco sabato nella lettera di Donald Trump, alimenta i timori di un “lunedì nero” per le Borse. Già venerdì, sull’attesa della missiva, i mercati finanziari europei avevano mostrato un certo nervosismo. Il listino milanese era stato il peggiore, con l’indice Ftse Mib trascinato al ribasso dell’1,11% soprattutto dai settori bancario e automobilistico. Eppure, dal Liberation day di inizio aprile, quando per la prima volta Trump aveva alzato il velo sui dazi innescando il crollo dei listini, i mercati azionari europei non solo avevano recuperato le perdite ma si erano persino portati sopra i livelli precedenti.
Il Ftse Mib italiano, che poco più di tre mesi fa era sceso fino a ridosso dei 32mila punti, venerdì ha terminato in area 40mi…
MILANO – La possibilità di dazi al 30% per l’Europa, messa nero su bianco sabato nella lettera di Donald Trump, alimenta i timori di un “lunedì nero” per le Borse. Già venerdì, sull’attesa della missiva, i mercati finanziari europei avevano mostrato un certo nervosismo. Il listino milanese era stato il peggiore, con l’indice Ftse Mib trascinato al ribasso dell’1,11% soprattutto dai settori bancario e automobilistico. Eppure, dal Liberation day di inizio aprile, quando per la prima volta Trump aveva alzato il velo sui dazi innescando il crollo dei listini, i mercati azionari europei non solo avevano recuperato le perdite ma si erano persino portati sopra i livelli precedenti.
Il Ftse Mib italiano, che poco più di tre mesi fa era sceso fino a ridosso dei 32mila punti, venerdì ha terminato in area 40mila punti, dopo che il 9 luglio aveva toccato il record dal 2008 sopra quota 40.800. Discorso analogo per l’indice europeo Eurostoxx: se all’inizio di aprile era scivolato intorno ai 482 punti, l’11 luglio ha archiviato la seduta in discesa dello 0,86% a quasi 568,55 punti, con recenti massimi sopra 570.
Insomma, dopo una fase di iniziale spavento per le politiche commerciali del presidente statunitense, le Borse, e quelle europee più di altre, avevano ridimensionato la paura. Merito di dichiarazioni e mosse spesso ondivaghe, se non contraddittorie, da parte dello stesso Trump, che in molti casi hanno lasciato spazio a trattative in grado di ribaltare le ipotesi iniziali. Anche per questo fino alla settimana scorsa si ipotizzava che l’Ue riuscisse a negoziare dazi al 10% con gli Stati Uniti. La lettera di sabato getta ombre lunghe su questa possibilità.
C’è, però, chi aveva sospettato che l’entusiasmo dei mercati fosse eccessivo. È il caso degli esperti di Bofa, che in uno studio dell’11 luglio si chiedevano: «Il mercato è forse troppo ottimista circa il rischio legato alle tariffe di Trump?». Quanto più la risposta a questa domanda dovesse rivelarsi affermativa, tanto più potrebbe essere rovinosa la caduta di oggi.
«Continuiamo ad aspettarci – scrivono gli esperti di Bank of America – una decelerazione della crescita globale guidata dagli Usa». Da qui l’aspettativa di una discesa del 10% dei settori ciclici europei, più legati all’andamento dell’economia. «L’incertezza dei dazi commerciali, continuamente introdotti e poi revocati a livelli variabili, rischia di incidere sulla fiducia delle imprese e dei consumatori», sostiene l’esperto di T. Rowe Price, David Eiswert. Come dire: anche se dovesse esserci una trattativa, l’incertezza serpeggiante danneggia comunque l’economia. E quindi i mercati.