Trump: sui dazi ci derubate. La Ue insiste nel trattare, Francia per la rappresaglia
dal nostro inviato Filippo Santelli , -La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen
BRUXELLES – «Credo ci sia ancora il potenziale per continuare il negoziato», dice il Commissario europeo al commercio Maros Sefcovic, dopo l’incontro con i ministri dei 27 Paesi. Pur con qualche distinguo, i governi hanno tutti avvallato la linea “morbida” adottata dalla Commissione di fronte al nuovo affondo di Trump: continuare a cercare un accordo entro il primo agosto, quando scatterebbero i dazi al 30%, e solo dopo varare ritorsioni. Così in serata il negoziatore Sefcovic ha sentito i suoi omologhi americani per iniziare a capire come riprendere il dialogo bruscamente interrotto dalla lettera del loro capo. «Ma - ha anche aggiunto - servono due mani per applaudire».
Non c’è dubbio che il colpo della Casa Bianca sia stato sentito a Bruxelles, dove nei giorni precedenti si riteneva un’intesa addirittura vicina. I dazi al 30% sono una prospettiva «inaccettabile» ha spiegato Sefcovic, che renderebbe «praticamente impossibile» continuare a commerciare tra le due sponde dell’Atlantic…
BRUXELLES – «Credo ci sia ancora il potenziale per continuare il negoziato», dice il Commissario europeo al commercio Maros Sefcovic, dopo l’incontro con i ministri dei 27 Paesi. Pur con qualche distinguo, i governi hanno tutti avvallato la linea “morbida” adottata dalla Commissione di fronte al nuovo affondo di Trump: continuare a cercare un accordo entro il primo agosto, quando scatterebbero i dazi al 30%, e solo dopo varare ritorsioni. Così in serata il negoziatore Sefcovic ha sentito i suoi omologhi americani per iniziare a capire come riprendere il dialogo bruscamente interrotto dalla lettera del loro capo. «Ma - ha anche aggiunto - servono due mani per applaudire».
Non c’è dubbio che il colpo della Casa Bianca sia stato sentito a Bruxelles, dove nei giorni precedenti si riteneva un’intesa addirittura vicina. I dazi al 30% sono una prospettiva «inaccettabile» ha spiegato Sefcovic, che renderebbe «praticamente impossibile» continuare a commerciare tra le due sponde dell’Atlantico. Un vero e proprio divorzio economico. Ma proprio per questo la lettura prevalente, nella Commissione e nelle cancellerie, è che si tratti di una delle tipiche sparate negoziali del presidente americano. E in fondo ieri questa lettura è stata avallata anche dai mercati finanziari, che sia in Europa che negli Stati Uniti si sono mossi sulla parità.
Lo stesso Trump nelle ultime ore è sembrato mandare messaggi ambivalenti. Se da un lato infatti è tornato a prendersela con i Paesi che «da anni derubano gli Stati Uniti», accusa spesso rivolta all’Europa, dall’altro ha aggiunto che se quei Paesi «vogliono parlare, noi siamo aperti».
Ma aperti a cosa? Per quanto voglia a tutti i costi evitare una guerra commerciale, l’Europa ha bisogno di un accordo equo. Nell’ipotesi tutt’altro che remota che non arrivi, Bruxelles lavora quindi al secondo binario, quello delle ritorsioni. A fianco al primo pacchetto di controdazi su 21 miliardi di beni americani, già approvato da mesi e ora rinviato fino al 6 agosto, ieri la Commissione ha presentato ai ministri la versione definitiva di un secondo pacchetto da 72 miliardi, per quanto la lista di merci che i governi dovranno approvare non sia ancora stata trasmessa.
«L’Europa resta unita - ha detto Sefcovic -: se non sarà possibile trovare un’intesa dobbiamo proteggere aziende e lavoratori, il messaggio dei ministri è il più forte che ho sentito finora». In realtà, nel gruppo dei 27, le distanze sulle eventuali ritorsioni emergono, almeno a parole: tra chi come l’Italia e la Germania vuole evitare a tutti i costi una escalation, e chi invece come la Francia e l’Austria chiede maggiore aggressività. Parigi vorrebbe che l’Europa minacciasse già da ora l’utilizzo della sua arma più potente, lo strumento contro la coercizione economica che permetterebbe di colpire le aziende americane e addirittura di escluderle dal mercato comune. «In questo rapporto di forza voluto dagli Usa l’Europa deve dimostrare la sua capacità di risposta», ha ribadito ieri il ministro per il Commercio estero Laurent Saint-Martin.
Per ora è una posizione minoritaria. Le divisioni però potrebbero esplodere se nelle prossime due settimane e mezzo la linea morbida non portasse ad alcuna intesa: «Tutto è sul tavolo», ha detto Sefcovic a domanda su questo bazooka, «ma procediamo passo per passo».