ROMA – I mercati sia europei che americani hanno dato prova, almeno nel primo giorno, di una sorprendente capacità di tenuta rispetto a quello che ci si attendeva: però temo che ci attenda un’estate di fuoco». Kenneth Rogoff, prestigioso economista di Harvard, già capo della ricerca all’Fmi e membro del board della Fed, è stato un giocatore di scacchi così appassionato da sospendere per tre anni i suoi studi sull’economia prima di riprenderli con il PhD al Mit: conosce le strategie per condurre alla vittoria un incontro cruciale.
I mercati hanno scelto di attendere gli eventi, ma nel frattempo chi ha fatto le mosse migliori fra Ue e Usa?
«Diciamo che i leader europei sarebbero ingenui nel soccombere ai ricatti di Trump. Con lui non c’è nessun accordo fermo e duraturo: tutt’al più si può arrivare a un cessate il fuoco, mai a una pace vera. L’Europa ha sbagliato nel comunicare subito che le contromisure sono sospese. Visto che di “armi” ce ne sono, la partita va giocata con scaltrezza e assertività. L’Ue ha già ceduto fin troppo. La difesa, la minimum tax, il gas, perfino quel 10% visto come “accettabile”: tutte richieste accolte senza un minimo di rilancio».
Sefcovic parla di “big gap” da colmare: c’è qualche speranza?
«Non si può andare avanti così, è una never ending story. Anche se l’Europa farà ancora concessioni e raggiungerà un accordo, deve star certa che Trump gli si rivolterà contro e domanderà di più. Chiedete a Canada e Messico: il Trump I negoziò la revisione del North American free trade agreement. E il Trump II vuole stracciare la nuova intesa e sostituirla con qualcosa di completamente diverso: se l’Europa mostra debolezza, alla fine Trump farà lo stesso con qualsiasi accordo che abbia firmato. Oltretutto usa i dazi come una clava da brandire per ogni controversia di qualsiasi natura».
Mancano due settimane alla scadenza del 1° agosto, i negoziati procedono senza sosta e la mappa degli obiettivi per “far male” è pronta. Perché non dare una chance alla diplomazia?
«È una strada piena di rischi. Del resto è la sua strategia, l’art of deal: fare grosse domande e spaventose minacce, e poi lucrare sulle concessioni che alla fine inevitabilmente porta a casa, pur inferiori al previsto. La differenza con i deal cui era abituato Trump è che nell’immobiliare poteva negoziare insieme 50 proprietà e poi essere contento di portarsene a casa due, stavolta deve concludere accordi con quasi tutti i Paesi del mondo a partire dall’Ue».
Insomma non bisogna cadere nelle trappole?
«Sennò Trump si spingerà sempre più in là. L’Europa ha in sé una rilevanza di cui non sembra rendersi conto. Prova ne sia che il ruolo dell’euro sta crescendo, pur con i ritardi nel mercato unico dei capitali».
Invece è scattata la corsa a chi è più accondiscendente?
«Non comprendo come si possa ancora dire “evitiamo una guerra commerciale”. Guardate che la guerra è già in corso. L’aggressore è Trump, ma l’Europa deve combattere con grinta la sua resistenza».??