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Unicredit-Bpm i dubbi di Bruxelles sul golden power

ANDREA ORCEL UNICREDIT 

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Arrivata la lettera con cui la Commissione avverte che il decreto “potrebbe violare le norme comunitarie”
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Milano – La Commissione europea interviene nel risiko bancario italiano inviando una lettera al governo Meloni in cui ribadisce che la competenza per decidere sulle fusioni e acquisizioni è solo dell’Europa. «Il decreto golden power potrebbe costituire una violazione dell’articolo 21 del regolamento Ue sulle concentrazioni e di altre disposizioni del diritto dell’Ue», ha scritto la Commissione. Nel mirino c’è il decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) dello scorso 18 aprile con cui il governo italiano autorizzava l’acquisizione di Banco Bpm da parte di Unicredit ma con una serie di obblighi e prescrizioni molto invasive. Mentre invece il 19 giugno la Concorrenza europea (DgComp) autorizzava l’operazione di fusione a fronte dell’impegno a cedere 209 sportelli della nuova entità, senza altre condizioni. E questa decisione europea è più forte di quella nazionale perché «gli Stati membri possono adottare misure per tutelare interessi legittimi come la sicurezza pubblica, ma tali misur…

Milano – La Commissione europea interviene nel risiko bancario italiano inviando una lettera al governo Meloni in cui ribadisce che la competenza per decidere sulle fusioni e acquisizioni è solo dell’Europa. «Il decreto golden power potrebbe costituire una violazione dell’articolo 21 del regolamento Ue sulle concentrazioni e di altre disposizioni del diritto dell’Ue», ha scritto la Commissione. Nel mirino c’è il decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) dello scorso 18 aprile con cui il governo italiano autorizzava l’acquisizione di Banco Bpm da parte di Unicredit ma con una serie di obblighi e prescrizioni molto invasive. Mentre invece il 19 giugno la Concorrenza europea (DgComp) autorizzava l’operazione di fusione a fronte dell’impegno a cedere 209 sportelli della nuova entità, senza altre condizioni. E questa decisione europea è più forte di quella nazionale perché «gli Stati membri possono adottare misure per tutelare interessi legittimi come la sicurezza pubblica, ma tali misure devono essere proporzionate, motivate e compatibili con il diritto Ue».

Pronta la risposta del governo italiano che con un comunicato di Palazzo Chigi si è detto pronto a collaborare. Il fatto poi che la Ue abbia sottolineato che il decreto golden power doveva essere notificato a Bruxelles prima di essere emanato, significa che gli uffici della DgComp ritengono che quel decreto esuli dall’ambito della sicurezza nazionale nella quale gli stati membri devono mantenersi. Il carteggio era iniziato il 26 maggio quando la Commissione ha inviato una richiesta di informazioni all’Italia per capire meglio il decreto. L’Italia ha risposto l’11 giugno ma «dopo aver valutato attentamente la risposta dell’Italia, la Commissione ritiene in via preliminare che la giustificazione delle condizioni sia attualmente carente di motivazione e che la Commissione avrebbe probabilmente dovuto riesaminare il decreto prima dell’attuazione».

Quindi a questo punto i casi sono due: o il governo, informando preventivamente la Ue, scrive un nuovo decreto, che rientri questa volta nell’ambito della sicurezza nazionale. Oppure se risponde con un’altra lettera di controdeduzioni la Ue entro pochi giorni può emettere una decisione definitiva che ha il potere esecutivo di annullare completamente il golden power. Tra l’altro anche secondo la sentenza del Tar del Lazio emessa sabato scorso il Dpcm sarebbe in parte da riscrivere.

A questo punto bisogna cercare di capire cosa può succedere all’Offerta pubblica di scambio (Ops) lanciata da Unicredit su Banco Bpm che scade il prossimo 23 luglio. Qualcosa di più preciso si saprà domani quando dovrebbe tenersi un cda di Unicredit proprio per valutare la situazione. Per guadagnare una quindicina di giorni il cda potrebbe decidere per un rilancio sul prezzo visto che al momento l’offerta è ancora a sconto dell’8,2% (ieri Banco Bpm ha guadagnato il 5,19% in Borsa, Unicredit lo 0,52%) e quindi servono almeno 1,3 miliardi per riportarla in parità. Oppure Unicredit può scegliere di ritirarsi in buon ordine visto che aveva posto come condizione quella di avere un golden power senza prescrizioni.

Anche la Consob sta monitorando da vicino la situazione per assicurare che il mercato sia in possesso di tutte le informazioni necessarie a prendere una decisione sull’offerta. Già una volta Consob ha accolto la richiesta di Unicredit di sospendere l’offerta per un mese e chiarire i punti del golden power. Ora c’è stato l’intervento del Tar e l’ultima lettera della Ue cui potrebbe seguire a stretto giro una decisione definitiva.

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