Agcom, italiani voltano le spalle a Tg. Meglio web e social: tv non è più primo mezzo d’informazione
di Aldo FontanarosaROMA – Cattive notizie per i telegiornali. A portarle, suo malgrado, è il Garante delle Comunicazioni, Giacomo Lasorella, che avverte: “La televisione non è più il principale mezzo d’informazione per gli italiani”.
Nella Relazione annuale al Parlamento, il Garante fornisce numeri inequivocabili: soltanto il 46,5% della popolazione adulta attinge ormai le notizie dalla tv (contro il 67,4% del 2019).
Mentre scappano dai tg, le persone trovano rifugio nei siti Internet dei quotidiani, nei social network e nei motori di ricerca. Certo, gli italiani approcciano i social con una sana diffidenza. Sanno che possono imbattersi in notizie false.
Giornalismo da tutelare
Dunque le persone riconoscono l’utilità sociale dei giornalisti professionisti che lavorano nelle testate più accreditate. Figure – dice il Garante – che vanno preservate.
Al riguardo, Il Garante ricorda le tutele che l’Europa garantisce ai cronisti, anche attraverso lo European Media Freedom Act (Emfa).
ROMA – Cattive notizie per i telegiornali. A portarle, suo malgrado, è il Garante delle Comunicazioni, Giacomo Lasorella, che avverte: “La televisione non è più il principale mezzo d’informazione per gli italiani”.
Nella Relazione annuale al Parlamento, il Garante fornisce numeri inequivocabili: soltanto il 46,5% della popolazione adulta attinge ormai le notizie dalla tv (contro il 67,4% del 2019).
Mentre scappano dai tg, le persone trovano rifugio nei siti Internet dei quotidiani, nei social network e nei motori di ricerca. Certo, gli italiani approcciano i social con una sana diffidenza. Sanno che possono imbattersi in notizie false.
Giornalismo da tutelare
Dunque le persone riconoscono l’utilità sociale dei giornalisti professionisti che lavorano nelle testate più accreditate. Figure – dice il Garante – che vanno preservate.
Al riguardo, Il Garante ricorda le tutele che l’Europa garantisce ai cronisti, anche attraverso lo European Media Freedom Act (Emfa).
L’atto dell’Ue, tra le altre cose, vieta di usare software per spiare i giornalisti (nervo sensibile per noi) e chiede una totale imparzialità del servizio pubblico televisivo (nervo sensibilissimo).
Utili impressionanti
In questo scenario in movimento, aziende come Facebook, Google – ma anche Amazon e Netflix – stanno macinando utili impressionanti. Le piattaforme digitali portano a 7 miliardi gli incassi pubblicitari (dato 2023) rispetto ai 2 miliardi del 2016.
I rapporti di forza tra le piattaforme digitali e i giganti storici del mercato nazionale (da Rai a Fininvest) ne escono modificati, se non stravolti.
La televisione a pagamento – che adesso ha anche gli spot, vedi Amazon e Netflix – cresce addirittura del 11,2%, raggiungendo ricavi per 3,9 miliardi.
Il Garante – attenzione – vuole salvaguardare anche la radio e il suo standard di trasmissione più avanzato (il DAB+). Per questo chiede al governo una norma per “garantire che su tutte le autovetture siano veicolate tutte le frequenze radio”.
Gli oneri su Tim
Novità strutturali si registrano anche nelle telecomunicazioni con
- la cessione della rete fissa di Tim a FiberCop;
- l’acquisto di Vodafone Italia per mano di Fastweb (Swisscom);
- l’arrivo di Poste in Tim come primo azionista al 24,81%.
In un simile quadro, il Garante ha alleggerito Tim di parte degli oneri regolamentari che sopportava come ex monopolista del settore mentre valuta se FiberCop sia un operatore che opera solo all’ingrosso.
L’Italia della banda larga intanto non è più una chimera, un sogno. Le connessioni davvero veloci, quelle che portano la fibra ottica direttamente dentro casa, raggiungono ormai il 70,7% delle famiglie.
Il 25,7% della copertura è stata centrata nel solo 2024. Certo, resistono differenze da regione italiana a regione. E il ritmo di diffusione della fibra (Ftth, quella che arriva fino a casa) resta più lento dei piani nelle aree popolate (dette grigie o nere).
I numeri fasulli
La difesa degli utenti – come della dignità delle persone e del pluralismo – resta una delle stelle polari del Garante. Tra i risultati raggiunti, ci sono le nuove barriere contro le chiamate fraudolente dall’estero, con il numero fasullo, mascherato.
Il settore postale conferma – altro elemento – una precisa tendenza, con l’addio degli italiani alla vecchia cara lettera su carta: gli invii segnano un meno 6,2% sul 2023 e un meno 18% rispetto al 2020.
I ricavi complessivi del mercato postale non ne risentono. Nel 2024 raggiungono gli 8,59 miliardi di euro, con un incremento di quasi 163 milioni (+1,9%) sull’anno prima. Merito dei pacchi, spediti e ricevuti copiosamente.
Il pezzotto
Ora lo scudo protegge anche contenuti dal vivo diversi dalle partite di calcio, di tipo artistico o culturale.