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Bpm, l’Ue contro il golden power rischio di revoca per il decreto

30/10/2024 Milano, BPM, Banco Popolare di Milano 
La lettera di Bruxelles boccia le prescrizioni che il governo ha imposto sull’operazione Unicredit-Banco. Giorgetti: “Questione di sicurezza nazionale, risponderemo con il Tar”
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Milano – La Commissione Ue boccia il golden power varato dal governo italiano. Lo si evince leggendo le 54 pagine della lettera inviata il 14 luglio – e di cui Repubblica è venuta in possesso – che contiene una valutazione preliminare ma che, «se fosse confermata», potrebbe portare la Commissione a «ordinare la revoca senza indugio del decreto». Non si è fatta attendere la replica del ministro Giancarlo Giorgetti: «Risponderemo alla Ue riprendendo la sentenza del Tar che ci soddisfa e riconosce un principio, che la sicurezza economica è parte della sicurezza nazionale».

Muro contro muro, insomma. La Ue dà 20 giorni lavorativi al governo per fornire ulteriori argomentazioni o per riscriverlo insieme alla stessa. Ma le differenze di vedute sul concetto di sicurezza nazionale sembrano difficili da colmare. Gli interessi che gli stati membri possono tutelare autonomamente, secondo la Ue, devono essere «interessi riconosciuti e chiaramente conformi ai principi di discrezionalità e non dis…

Milano – La Commissione Ue boccia il golden power varato dal governo italiano. Lo si evince leggendo le 54 pagine della lettera inviata il 14 luglio – e di cui Repubblica è venuta in possesso – che contiene una valutazione preliminare ma che, «se fosse confermata», potrebbe portare la Commissione a «ordinare la revoca senza indugio del decreto». Non si è fatta attendere la replica del ministro Giancarlo Giorgetti: «Risponderemo alla Ue riprendendo la sentenza del Tar che ci soddisfa e riconosce un principio, che la sicurezza economica è parte della sicurezza nazionale».

Muro contro muro, insomma. La Ue dà 20 giorni lavorativi al governo per fornire ulteriori argomentazioni o per riscriverlo insieme alla stessa. Ma le differenze di vedute sul concetto di sicurezza nazionale sembrano difficili da colmare. Gli interessi che gli stati membri possono tutelare autonomamente, secondo la Ue, devono essere «interessi riconosciuti e chiaramente conformi ai principi di discrezionalità e non discriminazione». La Commissione precisa che la nozione di pubblica sicurezza è un «concetto autonomo del diritto dell’Unione» e quindi deve essere interpretata solo alla luce degli organi giurisdizionali della Ue. Non del Tar del Lazio, quindi. La Corte di Giustizia ha già chiarito che «le esigenze di pubblica sicurezza devono essere interpretate restrittivamente», per evitare che gli stati ne abusino. E che la pubblica sicurezza «può essere invocata solo in caso di minaccia effettiva e sufficientemente grave a un interesse fondamentale della società».

Questi principi, secondo la Ue, non sono stati rispettati dal decreto Golden power, che ha associato impropriamente gli interessi di pubblica sicurezza a considerazioni puramente economiche. Il decreto, per la Commissione, non solo non rientra nella tutela della pubblica sicurezza, ma non è neanche compatibile con le leggi europee. La Commissione «ritiene che ciascuna delle prescrizioni contenute nel decreto sia incompatibile con i principi generali e le altre disposizioni del diritto Ue». Tutte le prescrizioni del decreto sono una restrizione alla libera circolazione dei capitali.A parere della Commissione, infatti, non si capisce perché l’acquisizione di Bpm da parte di Unicredit «costituirebbe una minaccia reale e sufficientemente grave per un interesse fondamentale della società».

L’azionariato delle due banche, infatti, è molto simile e caratterizzato da società e fondi internazionali come Blackrock o Crédit Agricole. Il governo, inoltre, ha appena approvato l’acquisizione di Mediobanca da parte di Mps «senza esprimere preoccupazioni in merito alla sicurezza pubblica». Le preoccupazioni su una riduzione dei prestiti in seguito alla fusione tra le due banche non trovano fondamento poiché sono già state esaminate dall’autorità per la Concorrenza che ha considerato che altre banche coprirebbero gli spazi lasciati eventualmente liberi da Unicredit. Stessa considerazione per Anima, che se dovesse ridurre i propri investimenti in titoli di emittenti italiani, «essi continuerebbero a beneficiare dell’accesso a un’ampia gamma di gestori di attivi alternativi consolidati». La prescrizione su Anima, inoltre, viola l’art.25 della direttiva Oicvm che obbliga le società di gestione a «investire esclusivamente nell’interesse degli investitori», e anche l’art. 24 della Mifid II poiché l’impresa non prenderebbe più «decisioni di investimento unicamente sulla base dell’interesse superiore del cliente, bensì nel rispetto di un obbligo che potrebbe non essere in linea con tali interessi». Per la prescrizione che obbliga Unicredit a uscire dalla Russia, infine, la Commissione nota che la Bce ha già approvato l’acquisizione di Bpm da un punto di vista prudenziale senza imporre condizioni.

Sul punto però Giorgetti non transige: «Osservo che proprio per garantire la sicurezza nazionale rispetto alla Russia abbiamo adottato 18 pacchetti di sanzioni, impedito l’esportazione del parmigiano reggiano, impedito ai calzaturieri di esportare per ragioni di sicurezza nazionale». Dopo la sentenza del Tar e la lettera Ue Unicredit dovrebbe convocare un cda per decidere il da farsi, ma a ieri sera non l’aveva ancora fatto.

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