BRUXELLES – L’Europa prova a riannodare il filo della trattativa commerciale con gli Stati Uniti, bruscamente tagliato dalle ultime minacce di Donald Trump. Dopo la telefonata avuta lunedì con l’omologo americano Howard Lutnick, ieri sera il commissario europeo Maros Sefcovic ha sentito l’altro negoziatore americano, il rappresentante per il commercio Jamieson Greer. Nel frattempo una squadra di tecnici della Commissione è partita alla volta di Washington per capire cosa resta di una trattativa che — con troppo ottimismo — solo la settimana scorsa veniva giudicata non lontana da una conclusione positiva.
Il punto di caduta
«Un’intesa di principio entro il primo agosto è ancora possibile», è la linea ufficiale di Bruxelles, rib…
BRUXELLES – L’Europa prova a riannodare il filo della trattativa commerciale con gli Stati Uniti, bruscamente tagliato dalle ultime minacce di Donald Trump. Dopo la telefonata avuta lunedì con l’omologo americano Howard Lutnick, ieri sera il commissario europeo Maros Sefcovic ha sentito l’altro negoziatore americano, il rappresentante per il commercio Jamieson Greer. Nel frattempo una squadra di tecnici della Commissione è partita alla volta di Washington per capire cosa resta di una trattativa che — con troppo ottimismo — solo la settimana scorsa veniva giudicata non lontana da una conclusione positiva.
Il punto di caduta
«Un’intesa di principio entro il primo agosto è ancora possibile», è la linea ufficiale di Bruxelles, ribadita anche ieri da un portavoce della Commissione. Nelle due settimane che restano fino ad allora — quando scatterebbero le tariffe Usa al 30% su tutte le importazioni dall’Europa — si farà dunque tutto il possibile per raggiungerla. L’interpretazione dell’esecutivo comunitario, appoggiata dai 27 governi, è che la nuova bomba a orologeria innescata da Trump sia una delle sue tipiche mosse negoziali. Ma è evidente che possa rimettere in discussione molti dei punti del negoziato dati per acquisiti, a cominciare da una tariffa al 10% come punto di caduta doloroso ma accettabile dall’Europa. Alcuni governi, dicono delle fonti vicine al dossier, sarebbero disposti a tollerare anche condizioni più penalizzanti pur di arrivare a un accordo. Altri interpreterebbero ulteriori cedimento come una capitolazione. «Per la Ue le tariffe sono al 30% ma stiamo discutendo», ha detto ieri il presidente americano ai cronisti. «In passato ci ha trattato male ma ora ci sta trattando bene. Penso che tutta andrà bene con la Ue».
La prudenza europea
A specifiche domande su contenuto e tenore dei colloqui di queste ore la Commissione non ha voluto rispondere. Così come sulla effettiva rilevanza di quanto si discute e concorda ai tavoli tecnici, visto che Trump con la sua lettera di sabato scorso ha mostrato di poter in ogni momento far saltare il banco. È enorme la prudenza, anche nel maneggiare l’arma dei controdazi che alcuni Paesi vorrebbero usata con maggiore aggressività: più volte ieri è stato ribadito che l’Europa non intende varare ritorsioni prima del primo agosto. Al momento non sono previsti incontri a livello politico o telefonate tra Ursula von der Leyen e il presidente americano.
L’allarme della Bce
Dopo una prima giornata in cui hanno mantenuto il sangue freddo, avvalorando l’ipotesi di un accordo ancora possibile, ieri i mercati finanziari europei hanno chiuso in moderato ribasso (Milano — 0,5%), anche se ad appesantirli — più che le minacce di Trump e il rischio di una nuova pesantissima escalation tariffaria — è stato soprattutto l’aumento dell’inflazione negli Stati Uniti, che allontana un eventuale taglio dei tassi di interesse da parte della Fed.
Un nuovo allarme sull’impatto dei dazi arriva però dalla Banca centrale europea. «Se dovessero durare a lungo potrebbero concretizzarsi rischi per la stabilità finanziaria nell’Ue», si legge nel rapporto annuale dell’Esrb, il Comitato europeo per i rischi sistemici guidato dalla Bce. Il rapporto pone al primo posto tra i rischi per il settore finanziario quelli «geopolitici e macroeconomici», che da un lato potrebbero iniziare a pesare sui bilanci delle aziende, con i primi segnali già visibili, e dall’altro provocare una correzione disordinata dei mercati.
Gli stessi concetti sono stati ribaditi ieri in audizione al Parlamento europeo dalla presidente della vigilanza della Bce Claudia Buch, che ha anticipato come dal prossimo anno verranno effettuati degli stress test sulle banche europee per valutare la loro esposizione al rischio geopolitico, simulare l’impatto sui bilanci di scenari che alla luce di ciò che sta accadendo non paiono cosi lontani.