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Eni fa il pieno di gas liquido Usa. Maxi-accordo con Venture Global

Il ceo dell'Eni, Claudio Descalzi

 (ansa)

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Il gruppo guidato da Descalzi stipula un contratto da due milioni di tonnellate l’anno
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ROMA – Eni fa incetta di gas naturale statunitense. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha siglato un accordo con Venture Global per acquistare due milioni di tonnellate di Gnl all’anno (Mtpa) per un ventennio. Il metano in questione proviene dalla fase 1 del progetto di liquefazione Cp2 Lng, attualmente in via di sviluppo nei pressi di Cameron Parish, Louisiana. Le consegne dovrebbero partire entro il 2030.

È la prima volta che il colosso energetico italiano firma un accordo di lungo periodo sul Gnl con gli americani. E in un contesto geopolitico sempre più incerto, il contratto assume una duplice rilevanza. Per Eni, è un modo per ampliare e diversificare il proprio portafoglio di gas, affiancando i nuovi acquisti alle esplorazioni di pozzi per rispondere alla domanda crescente di metano.

Il contratto con Venture Global la proietta verso l’obiettivo di circa 20 Mtpa di volumi contrattualizzati entro il 2030, dai 15 attuali. Oggi il gruppo può contare su una rete di accordi per le f…

ROMA – Eni fa incetta di gas naturale statunitense. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha siglato un accordo con Venture Global per acquistare due milioni di tonnellate di Gnl all’anno (Mtpa) per un ventennio. Il metano in questione proviene dalla fase 1 del progetto di liquefazione Cp2 Lng, attualmente in via di sviluppo nei pressi di Cameron Parish, Louisiana. Le consegne dovrebbero partire entro il 2030.

È la prima volta che il colosso energetico italiano firma un accordo di lungo periodo sul Gnl con gli americani. E in un contesto geopolitico sempre più incerto, il contratto assume una duplice rilevanza. Per Eni, è un modo per ampliare e diversificare il proprio portafoglio di gas, affiancando i nuovi acquisti alle esplorazioni di pozzi per rispondere alla domanda crescente di metano.

Il contratto con Venture Global la proietta verso l’obiettivo di circa 20 Mtpa di volumi contrattualizzati entro il 2030, dai 15 attuali. Oggi il gruppo può contare su una rete di accordi per le forniture di Gnl che si estende dall’Angola al Congo, dal Mozambico alla Nigeria, dall’Egitto al Qatar e in parte all’Algeria, dove però prevale il rifornimento via gasdotto, come dalla Norvegia.

Per l’Europa – e per l’Italia – questa potrebbe essere l’occasione per assicurarsi nuovi carichi di gas in forma liquida, più flessibile di quello via tubo, e ridurre la propria dipendenza da pochi Paesi fornitori. Potrebbe perché a oggi non è ancora stato deciso in quali terminali arriveranno i carichi di Eni per essere rigassificati. Il Vecchio continente è un mercato fondamentale per il gruppo, così come l’Italia, suo Paese natale. Ma quando il nuovo gas americano entrerà in commercio, saranno le leggi di domanda e offerta a dirottarlo.

Prima del Cane a sei zampe, anche Edison lo scorso maggio aveva stretto un accordo di lungo periodo con Venture Global per portare in Italia il Gnl della Louisiana. Il rapporto tra le due non è sempre stato roseo: contro il produttore Usa, la multiutility italiana aveva aperto un arbitrato, contestando un ritardo nelle consegne relative a un contratto del 2017. La sentenza dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno.

Nell’attesa che entrino in vigore i nuovi contratti, i numeri già mostrano un crescita sostenuta del gas liquefatto. Secondo i dati raccolti da Snam, il Gnl è passato da pesare, nel 2021, l’11% sul totale degli approvvigionamenti di gas italiani al 18% nel 2022 e al 23-25% nel 2023 e 2024. A maggio e giugno di quest’anno è stato la prima fonte del Paese con una quota del 33% dei flussi in entrata, davanti al metano via tubo dall’Algeria, arrivato al 32%. Dietro al trend si cela un aumento delle importazioni che, pare, non è destinato a fermarsi.

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