Dal garante della Privacy l’avviso sugli algoritmi: “Un potere da arginare
di Aldo FontanarosaROMA – A mani nude - con un «contingente di personale qualificato, ma ristretto» - il nostro Garante della Privacy affronta tre sfide grandi nel 2024. Si batte contro lo strapotere dell’intelligenza artificiale che toglie il sonno finanche a Papa Leone XIV. Prova a imbavagliare le telefonate continue che bersagliano i più deboli (i nostri anziani) pur di vendere loro qualcosa. Infine il Garante argina le intrusioni continue nella nostra riservatezza, a tutela anche di donne e bambini.
Nella sua Relazione annuale al Parlamento, il Garante della Privacy mette in guardia soprattutto dal potere degli algoritmi. Nell’era dell’algocrazia, l’intelligenza artificiale stila già una classifica dei vincenti e perdenti, anche negli affari.
I trilioni di dollari
Il settore promette ricavi per 4,8 trilioni di dollari, pareggiando così le dimensioni dell’economia tedesca. Ma danno le carte - più di noi europei - gli americani e i cinesi. Ha il passaporto di Pechino e Washington la gran parte delle 1…
ROMA – A mani nude - con un «contingente di personale qualificato, ma ristretto» - il nostro Garante della Privacy affronta tre sfide grandi nel 2024. Si batte contro lo strapotere dell’intelligenza artificiale che toglie il sonno finanche a Papa Leone XIV. Prova a imbavagliare le telefonate continue che bersagliano i più deboli (i nostri anziani) pur di vendere loro qualcosa. Infine il Garante argina le intrusioni continue nella nostra riservatezza, a tutela anche di donne e bambini.
Nella sua Relazione annuale al Parlamento, il Garante della Privacy mette in guardia soprattutto dal potere degli algoritmi. Nell’era dell’algocrazia, l’intelligenza artificiale stila già una classifica dei vincenti e perdenti, anche negli affari.
I trilioni di dollari
Il settore promette ricavi per 4,8 trilioni di dollari, pareggiando così le dimensioni dell’economia tedesca. Ma danno le carte - più di noi europei - gli americani e i cinesi. Ha il passaporto di Pechino e Washington la gran parte delle 100 aziende pilota, che «partecipano al 40% della spesa globale in ricerca e sviluppo».
Rivoli di questa ricchezza ricadono anche sull’Italia, dove il mercato dell’IA è cresciuto del 52% nel 2024. Eppure tante persone comuni - prive di formazione - usano gli algoritmi con ingenuità e temerarietà, qui da noi. Il 75% degli studenti se ne serve per i compiti ma - sembra di capire - senza una vigilanza di genitori e insegnanti. Un giovane su due neanche sospetta che un video, generato ad arte dalle piattaforme intelligenti, sia falso.
Anche il 66% dei lavoratori dipendenti considera le risposte dell’intelligenza artificiale - spesso affette da allucinazioni e sbagliate - vere e inattaccabili. Un bel problema per i loro datori di lavoro.
Ingenua e inconsapevole, l’Italia non riesce a proteggere i dati anche privatissimi degli italiani. Il Paese è ormai il secondo in Europa per gli attacchi dei “ricattatori” del web. Sono i pirati che prendono il possesso del nostro pc chiedendo soldi, per liberarlo.
Le intrusioni
Le intrusioni illegali nelle reti degli uffici pubblici - che prima erano l’1% - sono ora il 42% del totale. I furti di informazioni dalle banche dati (pubbliche e private) raggiungono quota 2.204. Questo, solo l’anno scorso.
Non sorprendiamoci, allora, se i nostri numeri di telefono finiscono nelle mani di chiunque. Sono quasi 90.000 le persone che si rivolgono al Garante, nei dodici mesi, per denunciare forma aggressive di vendita commerciale.
A questa pratica invadente il Garante oppone due scudi. Le sue sanzioni (la più forte da 6 milioni); e un Codice di condotta che i call center hanno contribuito a scrivere. Sono i call center onesti e perbene, mentre quelli illegali continuano a fare come credono.
I profeti della perversione
Se gli anziani restano le vittime privilegiate del telemarketing, le donne subiscono violazioni tra le più odiose. Nel 2024, il Garante si è mosso 823 volte per bloccare due pratiche illegalissime: la pubblicazione di contenuti intimi (come foto e video); e la richiesta di denaro dietro la minaccia di diffonderne in Internet.
Sotto ricatto sono anche i minori, che cedono immagini ai pedofili algoritmici. Profeti della perversione che se ne servono come base per generare infinite altre foto proibite, grazie all’intelligenza (chiamiamola ancora così) artificiale.