Ursula scontenta tutti, anche la Germania dice no all’aumento del bilancio Ue
dal nostro inviato Filippo SantelliLa presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen presenta la proposta per il nuovo budget europeo
BRUXELLES – Insufficiente e per nulla europeo, secondo i Parlamentari Ue. Troppo alto, secondo la frugali Olanda e Germania, primi Paesi a commentare. Un assalto all’agricoltura, gridano i contadini, già in piazza (per ora senza trattori e letame). Un colpo che spezza la colonna vertebrale delle politiche di coesione, secondo le Regioni. Tutto tasse, per le destre sovraniste.
Che il nuovo bilancio dalla Commissione già scontenti molti – quasi tutti – potrebbe anche essere un segnale positivo. Di certo è l’antipasto della furiosa battaglia di potere, interessi, lobby e consenso che si combatterà nei prossimi due anni attorno alle sue cifre, mettendo alla prova i fragili equilibri su cui si reggono l’Europa e la maggioranza von der Leyen.
BRUXELLES – Insufficiente e per nulla europeo, secondo i Parlamentari Ue. Troppo alto, secondo la frugali Olanda e Germania, primi Paesi a commentare. Un assalto all’agricoltura, gridano i contadini, già in piazza (per ora senza trattori e letame). Un colpo che spezza la colonna vertebrale delle politiche di coesione, secondo le Regioni. Tutto tasse, per le destre sovraniste.
Che il nuovo bilancio dalla Commissione già scontenti molti – quasi tutti – potrebbe anche essere un segnale positivo. Di certo è l’antipasto della furiosa battaglia di potere, interessi, lobby e consenso che si combatterà nei prossimi due anni attorno alle sue cifre, mettendo alla prova i fragili equilibri su cui si reggono l’Europa e la maggioranza von der Leyen.
La rivolta del Parlamento
Fa effetto, da questo punto di vista, vedere i due maggiori gruppi del Parlamento Ue, i popolari e i socialisti, criticarla con una voce sola. Ai primi preme soprattutto tutelare i fondi dell’agricoltura, ai secondi soprattutto quelli sociali e di coesione, le due storiche voci forti del bilancio comunitario ora raggruppate e ridotte. Ma quello che li unisce davvero è il timore rispetto al metodo in cui verranno erogati, i piani nazionali che la Commissione farà con Stati e regioni: dietro ai concetti di semplificazione e flessibilità temono si nasconda un accentramento del potere nel ramo esecutivo, e una limitazione di quello dell’Eurocamera.
Col trattore a protestare
Qualcosa otterranno, dice la logica politica. E la logica delle lobby suggerisce che si darà qualche miliardo in più in pasto agli agricoltori, visto il supporto trasversale di cui godono, il loro peso in Francia, Germania o Italia e la capacità di mobilitazione che hanno deciso di ricordare ieri a von der Leyen, sbandierandola sotto la finestra del suo ufficio (“l’Europa non è Von-der-land”, si leggeva sui cartelli). Meno certo è che il nuovo schema, se confermato, non penalizzi le Regioni più arretrate e le politiche sociali, visto che l’asse politico dell’Europa si è spostato verso le destre nazionaliste.
Olanda e Germania contro l’aumento
Non ci ha neppure provato von der Leyen a chiedere più risorse agli Stati, per quanto l’1% scarso del Pil che versano alla Ue sia una somma tutto sommato limitata (ci siamo appena impegnati a spendere il 5% in difesa, nota qualcuno). Nonostante questo, già costruisce le sue barricate il blocco dei frugali, contro quello strumento di emergenza finanziabile con debito comune che la Commissione ha previsto. «Per noi non è un’ipotesi sul tavolo», ha detto il ministro delle Finanze olandese Eelco Heinen. Aggiungendo che il budget è «troppo alto», di questi tempi non si può spendere di più. «Proposta Inaccettabile», sentenzia Berlino.
Tutti i governi proveranno a calcolare come cambia il loro saldo dare-avere con l’Europa, e cercheranno di migliorarlo. Ma pure sulle nuove fonti di finanziamento “proprie” si annuncia decisa opposizione politica, oltre a quella delle lobby. «Rischiano di tradursi in nuove tasse per cittadini e imprese», ha detto l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Fidanza.
Le linee rosse
In verità, se calcolato in rapporto al prodotto lordo (1,26%) il nuovo budget non aumenta poi di tanto. Una recente analisti del think tank Bruegel calcolava che, per assicurare davvero gli investimenti necessari in beni pubblici europei, quelli di cui parla Draghi, il valore sarebbe dovuto salire tra l’1,7 e il 2%. Tra tutte, difficile che questa critica europeista trovi spazio: la storia insegna che nel negoziato la cifra va giù, non su. «Per me non ci sono linee rosse», ha detto von der Leyen, consapevole che in questa lunga battaglia anche le ambizioni dovranno essere rivedute e corrette.