Il bilancio di von der Leyen: duemila miliardi e nuove tasse europee
dal nostro inviato Filippo SantelliBRUXELLES – “L’ambizione” di Ursula von der Leyen, parola che ripete molte volte, è in quella cifra tonda: 2mila miliardi. «Un budget per una nuova era, all’altezza delle sfide dell’Europa e che rafforza la sua indipendenza», dice la presidente della Commissione, presentando la proposta di bilancio per gli anni dal 2028 al 2034 che dopo lunghe e tesissime discussioni il suo esecutivo ha varato, e che ora andrà negoziato con i 27 Paesi e con l’Europarlamento. In valore assoluto l’incremento rispetto all’attuale bilancio settennale, 1.200 miliardi, è considerevole. Meno quando lo si rapporta al reddito lordo del blocco: si sale dall’1,13% all’1,26%. Ancora meno - l’1,15% e 1.816 miliardi - se si sottraggono le spese che dal 2028 l’Europa dovrà sostenere per rimborsare i prestiti del NextGenerationEu.
BRUXELLES – “L’ambizione” di Ursula von der Leyen, parola che ripete molte volte, è in quella cifra tonda: 2mila miliardi. «Un budget per una nuova era, all’altezza delle sfide dell’Europa e che rafforza la sua indipendenza», dice la presidente della Commissione, presentando la proposta di bilancio per gli anni dal 2028 al 2034 che dopo lunghe e tesissime discussioni il suo esecutivo ha varato, e che ora andrà negoziato con i 27 Paesi e con l’Europarlamento. In valore assoluto l’incremento rispetto all’attuale bilancio settennale, 1.200 miliardi, è considerevole. Meno quando lo si rapporta al reddito lordo del blocco: si sale dall’1,13% all’1,26%. Ancora meno - l’1,15% e 1.816 miliardi - se si sottraggono le spese che dal 2028 l’Europa dovrà sostenere per rimborsare i prestiti del NextGenerationEu.
I piani nazionali
La novità più consistente allora, e da più parti contestata, riguarda la distribuzione e la gestione delle risorse. «Più semplici, più flessibili e più focalizzate», secondo Von der Leyen. Dal lato della spesa ci sono tre grandi pilastri. Il primo, chiamato “Persone, stati e regioni”, vale 865 miliardi e per garantire un migliore allineamento con gli obiettivi europei funzionerà con dei piani di partenariato nazionali e regionali che gli Stati dovranno attuare, condizionati come il Pnrr al raggiungimento di obiettivi o al varo di riforme. Qui confluiscono vari programmi, tra cui la Politica agricola comune e i fondi di coesione, che oggi costituiscono ciascuno circa un terzo del bilancio Ue. Un ridimensionamento, anche se rispetto alle prime ipotesi vengono garantiti 302 miliardi per contributi diretti ai contadini e 218 miliardi per le regioni meno sviluppate, una modifica rivendicata dal Commissario Raffaele Fitto.
Le tecnologie di domani
L’obiettivo di Von der Leyen però è spostare l’asse verso un secondo pilastro, quello della competitività, sfida chiave dell’Europa. Nasce quindi un fondo da 410 miliardi per investire nelle «tecnologie di domani», dalla ricerca (con un raddoppio del programma Horizon), alla produzione. Ci saranno cinque volte più risorse per il digitale e sei più per le tecnologie verdi, 130 miliardi (cinque volte di più) sono riservati a spazio e difesa, altrettanti per infrastrutture di trasporto ed energetiche. È un cambio di paradigma, ma si tratta comunque di una cifra inferiore alle esigenze indicate da Mario Draghi nel suo rapporto.
Completa il quadro un terzo pilastro per le politiche di vicinato e allargamento da 200 miliardi, metà dei quali in un fondo per l’Ucraina. La Commissione propone anche di creare un nuovo meccanismo di risposta alle crisi impreviste, che possa raccogliere fondi comuni fino a 400 miliardi e prestarli agli Stati.
Nuove tasse per pagare il conto
Chi paga tutto ciò? Il contributo degli Stati, ha spiegato Von der Leyen, resta uguale. Per finanziarie l’allargamento del budget la Commissione propone di introdurre una serie di nuove entrate “proprie” che nelle sue stime valgono 58 miliardi l’anno: un aumento dei proventi dai certificati di emissione (già previsto), nuove tasse sui rifiuti elettronici non riciclati e il tabacco, un contributo a carico delle imprese che fatturano più di 100 milioni di euro.
Inizia ora un processo negoziale che durerà quasi due anni. Alla fine il budget dovrà essere approvato dal Parlamento e all’unanimità dai 27 Paesi.